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Lo sai che? Buoni fruttiferi postali: come prelevare il denaro tra eredi.

Lo sai che? Pubblicato il 25 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 novembre 2017

Trenta anni fa mia madre fece dei buoni fruttiferi postali cointestati con mio padre, ora defunto, con clausola FPR. Le mie due sorelle se ne impossessarono e li bloccarono, nonostante mia madre fosse riuscita a riprenderseli. Il direttore della banca dice che bisogna fare tutta una serie di documenti di successione per poter prelevare i soldi dando la parte che spetta alle mie due sorelle. È legittimo che i buoni pur essendo FPR vengano bloccati solo da due firmatari? Se sono FPR il cointestato può prendere i soldi fregandosene del blocco? Esistono sentenze documentate da mostrare al direttore per poter prelevare le somme?

 

Sulla base delle informazioni fornite dal lettore, i buoni fruttiferi postali di cui si discute sono stati emessi prima dell’entrata in vigore della nuova normativa che oggi li disciplina (che è il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 dicembre 2000).

Questo decreto ministeriale del 19 dicembre 2000, all’articolo 9, comma 2, stabilisce che i buoni fruttiferi postali già emessi prima dell’entrata in vigore del decreto (il decreto fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2000), e tutte le operazioni relative a questi stessi buoni, restano regolati dalle disposizioni che erano in vigore precedentemente.

Tutto questo significa che i buoni fruttiferi postali sottoscritti trenta anni fa dai genitori del lettore sono ancora oggi disciplinati dalle vecchie norme (cioè quelle contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989) che prevedono tra l’altro:

1) che il pagamento dei crediti rappresentati dai buoni postali fruttiferi intestati a persona defunta oppure a due o più persone delle quali una sia deceduta, deve essere effettuato, previa estinzione dei titoli, in base ad autorizzazione dell’amministrazione (articoli 184, comma 1, e 203, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989);

2) che il rimborso a saldo del credito del buono cointestato anche con la clausola di pari facoltà a due o più persone, una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto (articoli 187, comma 1, e 203, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989).

Pertanto, sulla base di questa normativa anche alcune decisioni dell’Arbitro bancario finanziario (ad esempio, la n. 9.019 del 4 dicembre 2015 e la n. 6.658 dell’ 8 settembre 2015) hanno ritenuto corretto l’operato delle Poste nel momento in cui, senza il consenso di tutti gli eredi (senza la loro quietanza cioè), è stato disposto il “blocco” del credito esistente sul buono fruttifero emesso prima del dicembre 2000 (secondo l’Arbitro finanziario, cioè, la normativa speciale del decreto 256 prevale sulla clausola di pari rimborso e la annulla; nella parte finale di questa consulenza, invece, si evidenzierà che alcuni tribunali hanno un’opinione diversa rispetto all’Arbitro bancario).

Si è detto delle decisioni dell’Arbitro bancario finanziario perché il cittadino, in caso di controversia con le banche o le Poste, può decidere di non rivolgersi immediatamente al giudice, ma di fare ricorso appunto all’Arbitro bancario e finanziario (ricorso che va fatto contro la decisione delle Poste che rispondano al reclamo scritto presentato dal cittadino all’ufficio postale)

Lo stesso Arbitro ha chiarito anche che:

– la banca o le Poste, alla notizia del decesso di uno dei cointestatari, sono pure tenute ad acquisire prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione (o della dichiarazione negativa);

anche in assenza di questa documentazione le Poste correttamente possono rifiutare la liquidazione dell’intero saldo a chi lo richieda (così hanno chiarito le decisioni n. 82 del 13.01.2015 dell’Arbitro bancario e finanziario e la decisione del Collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario n. 5.305 del 2013).

Si aggiunge poi che la Corte di Cassazione (sentenza n. 27.809 del 2005) dichiarò che i buoni fruttiferi postali emessi prima del 27 dicembre 2000 e disciplinati dal Testo unico n., 156 del 1973 (e quindi anche i bpf relativi al caso specifico) non costituiscono titoli di credito, ma semplici titoli di legittimazione.

Questa sentenza della Cassazione, quindi, esclude che i buoni fruttiferi postali come quelli che interessano il lettore possano applicarsi le norme (ad esempio gli articoli 1992, 1993 e 2021 del Codice civile) relative ai titoli di credito ed è una sentenza che, perciò, per i buoni fruttiferi postali emessi prima del dicembre 2000, costituisce un ulteriore ostacolo all’applicazione della clausola del pari rimborso.

Fatte queste premesse, ciò che il lettore può attualmente fare è presentare reclamo scritto alle Poste (presso l’ufficio postale dove i buoni fruttiferi furono sottoscritti) e poi, se al reclamo fosse data risposta negativa, fare ricorso all’Arbitro bancario finanziario in alternativa al ricorso immediato al giudice (ricorso all’Arbitro che va fatto secondo le istruzioni che trova nel sito internet dell’Arbitro bancario e finanziario).

Chiaramente è altamente probabile che, ove il lettore decida di fare ricorso all’Arbitro bancario finanziario (contro la risposta negativa delle Poste al suo reclamo scritto), l’Arbitro stesso non gli darà ragione considerate le decisioni che esso ha già assunto in passato per casi simili al suo (decisioni sopra citate). A questo punto, però, è doveroso precisare che esistono sentenze che, sulla questione della possibilità del singolo intestatario di prelevare l’intero importo in presenza di clausola di pari rimborso, hanno un orientamento diverso da quello dell’Arbitro bancario e finanziario.

Il tribunale di Lecco (con sentenza del 20 febbraio 2015) ad esempio ha infatti rilevato che:

le norme degli articoli 183 e 187 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 256 del 1989 sono state cancellate dall’articolo 13 del Decreto Ministeriale del 6 giungo 2002, e perciò non è necessario: che il pagamento dei crediti rappresentati dai buoni postali fruttiferi intestati a persona defunta oppure a due o più persone delle quali una sia deceduta, debba essere effettuato, previa estinzione dei titoli, in base ad autorizzazione dell’amministrazione e non è nemmeno necessario:

che il rimborso a saldo del credito del buono cointestato anche con la clausola di pari facoltà a due o più persone, una delle quali sia deceduta, venga eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto.

Vi sono anche altre sentenze che hanno confermato questo punto (ad esempio tribunale di Cosenza del 31.01.2011, tribunale di Roma dell’8.7.2014 e tribunale di Novara del 5.4.2014).

Questo vuol dire che contro il rifiuto delle Poste di provvedere a liquidare al lettore l’intero importo (rifiuto che deve risultare dalla risposta scritta che Poste devono dare al suo reclamo), questi ha la possibilità di fare ricorso (in alternativa al ricorso all’Arbitro bancario e finanziario) ad un tribunale sapendo che:

1) i tribunali (quantomeno quelli citati nelle sentenze prima indicate), diversamente dall’Arbitro bancario finanziario, ritengono che in presenza di clausola di pari facoltà di rimborso, sia possibile con la semplice presentazione del titolo incassare l’importo esistente sullo stesso (fermo restando il diritto degli eredi di ottenere, se del caso, la ripetizione della propria quota di spettanza nei confronti del contitolare che abbia esercitato il diritto di riscossione del titolo);

2) le sentenze citate dei tribunali però non hanno affrontato e non hanno risolto l’altro problema che porta le Poste e le banche ad opporsi alla liquidazione e cioè l’assenza della prova, da parte di chi richiede il saldo del buono, dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione.

Dinanzi ad un tribunale, in conclusione, resterebbe da dimostrare che è illegittimo il rifiuto delle Poste a liquidare l’intero importo al singolo cointestatario in assenza della prova che sia stata presentata la dichiarazione di successione (mentre, invece, esistono sentenze favorevoli che hanno già ritenuto illegittimo il rifiuto delle Poste senza il consenso di tutti i cointestatari).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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