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Due multe lo stesso giorno sulla stessa strada vanno pagate?

25 Novembre 2017


Due multe lo stesso giorno sulla stessa strada vanno pagate?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2017



Lo stesso giorno sulla stessa tratta autostradale ho ricevuto 2 multe dai Tutor ma ci sono delle incongruenze sugli orari. Sono troppo ravvicinati per percorrere tale tratto (avrei dovuto percorrerlo a 250 kmh). Ho pagato la prima multa. Devo pagare anche la seconda che ho ricevuto in un secondo momento?

È bene specificare sin da subito che l’infrazione che è stata contestata al lettore può essere accertata due volte, come nel caso avvenuto, a fronte di due violazioni della medesima disposizione del codice della strada e cioè del comma 8, art. 142.

La circostanza che l’infrazione sia avvenuta lo stesso giorno sulla medesima autostrada infatti non rileva. A ben vedere, peraltro, si tratta di Tutor che invero interessano tratte diverse, sebbene contigue l’una all’altra.

Dunque, il fatto che sia stata contestata al lettore la medesima violazione per ben due volte, in situazioni simili, non è motivo che, di per sé, renda illegittima la seconda multa. Interessante è, invece, l’altra circostanza dallo stesso riferita afferente il fatto che, per percorrere il tratto così individuato negli orari indicati, avrebbe dovuto portare una velocità molto più elevata di quella che poi di fatto viene contestata.

Deve infatti dirsi che, ove la seconda multa si ritenesse illegittima, il lettore dovrebbe procedere con la proposizione di un ricorso. Non sarebbe sufficiente non pagarla, in quanto, con lo scadere dei termini in difetto di pagamento, la stessa diverrebbe titolo esecutivo e non sarebbe più contestabile.

Deve dirsi ancora che il pagamento della multa impedisce di poter proporre ricorso.

Questo significa che, avendo pagato solo la prima, residua la possibilità di fare il ricorso solo per la seconda.

Il ricorso può essere presentato entro 60 giorni dalla ricezione della multa al Prefetto del luogo di commissione dell’infrazione (il Prefetto competente è indicato sul verbale di accertamento della multa stessa).

Il ricorso al Prefetto è strumento semplice, ma normalmente utile per macroscopici vizi di forma, che tuttavia non sembrano ricorrere nel quesito in esame.

Il Prefetto decide con ordinanza entro 120 giorni dal ricevimento del ricorso. Se il ricorso viene rigettato, il cittadino è tenuto a pagare la multa con importo raddoppiato (circostanza che, invece, non scatta nel caso di ricorso al giudice di pace).

Per tale ultima ragione, normalmente si sconsiglia questo tipo di ricorso in assenza di motivi di nullità evidenti.

In ogni caso, contro l’ordinanza adottata dal Prefetto è sempre concesso il ricorso al giudice di pace nei successivi 30 giorni.

La legge (ed in particolare il comma 1 bis dell’art. 204 del codice della strada) prevede altresì che se il Prefetto non risponde nel termine previsto, il ricorso si considera accolto e la multa viene annullata. Si sottolinea anche che spesso si ricorre al Prefetto solo perché, confidando nell’inefficienza amministrativa, si spera che l’ufficio non riesca a lavorare la pratica in tempo. Discorso che viene meno in presenza di amministrazioni ben organizzate.

In alternativa al ricorso al Prefetto, entro 30 giorni dalla notifica del verbale di accertamento, è possibile proporre ricorso al giudice di pace competente, il quale ultimo può essere chiamato a valutare ogni tipo di vizio della multa (ed, anche in questo caso, l’ufficio competente è indicato sul verbale).

In quanto organo terzo, il giudice di pace assicura valutazioni più imparziali ed il suo intervento è consigliabile quando, in casi come questo, la questione da risolvere impone valutazioni più accurate.

Venendo più nello specifico al quesito posto, il fatto che le due multe presentino incongruenze (in quanto, sulla scorta di ciò che riferisce il lettore, per percorrere il tratto così individuato negli orari indicati, questi avrebbe dovuto portare una velocità molto elevata) è forse l’indizio della mancata taratura e omologazione del sistema tutor e mostra l’evidenza di un’errata rilevazione.

In particolare, per quanto qui interessa, la recente giurisprudenza (il riferimento è alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 113/2015) ha previsto che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Ciò perché i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale.

La taratura periodica dei misuratori di velocità degli autoveicoli inoltre deve avvenire in centri di taratura accreditati presso il SIT (Servizio Italiano di Taratura), così come previsto dalla legge n. 273/91 e dalle norme internazionali.

Il corretto funzionamento dei Tutor può essere dimostrato o attestato solo dalle certificazioni di taratura e conformità al modello omologato. Si tratta di certificazione tuttavia di cui non sempre l’amministrazione è in possesso, ciò che porterebbe all’accoglimento del ricorso proposto dal cittadino.

Sarebbe opportuno richiedere tale documentazione anche prima della proposizione del ricorso, onde verificare che l’amministrazione abbia correttamente operato (si noti che il verbale non reca la data dell’ultima revisione della strumentazione).

Attenzione: tale richiesta non sospende comunque i termini di proposizione del ricorso.

A fronte di una mancata taratura, oppure di una taratura avvenuta ad oltre un anno dalla rilevazione dell’infrazione, considerata anche la riferita incongruenza dei dati riportati nelle due multe, ci sono buone probabilità di vittoria in caso di proposizione di ricorso dinanzi al giudice di pace.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Elisa Tiberi


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