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Lo sai che? Sigaretta elettronica negli uffici e locali pubblici

Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2017

La sigaretta elettronica è come quella di tabacco? La si può usare nei locali pubblici o nei luoghi di lavoro dove è vietato fumare?

«Attenzione: è severamente vietato fumare». Di fronte al cartello tradizionale, dinanzi al quale, fino a ieri, nessuno poteva contestare l’applicazione non solo alla sigaretta tradizionale, ma anche a una serie di prodotti similari a base di tabacco, come la pipa, il sigaro o le “cartine”, oggi invece qualche dubbio potrebbe sorgere con la sigaretta elettronica. Si può fumare la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici o nei locali aperti al pubblico (come cinema, negozi, ristoranti, pizzerie, enti pubblici)? È possibile fumare la sigaretta elettronica sul luogo di lavoro e in ufficio? Se il datore di lavoro o un controllore del treno dovessero sorprendere qualcuno intento a “svapare” dovrebbero sanzionarlo? In questo articolo vedremo cosa stabilisce la legge, cosa rischia chi fuma la sigaretta elettronica negli uffici e nei locali pubblici, in quali locali è consentito svapare e dove invece è vietato. Ma procediamo con ordine.

Il primo aspetto da cui partire è chiedersi cosa intende la legge quando stabilisce che «è vietato fumare». A quale tipo di prodotti si riferisce la normativa? Per capirlo – e stabilire di conseguenza se è possibile fumare la sigaretta elettronica negli uffici e locali pubblici – dobbiamo risalire a una legge del 2003 che regolamenta il divieto di fumo [1]. Questa normativa, adottata in attuazione di una direttiva comunitaria [2], si riferisce ai soli prodotti contenenti tabacco. Ebbene, come ha detto l’Istituto Superiore della Sanita nel 2012 (chiamato a fornire un parere in materia di utilizzo della e-cigar) [3], adeguandosi a quello che è l’indirizzo europeo in materia, poiché le sigarette elettroniche non contengono tabacco sono fuori dal campo del divieto di fumo. Quindi quando leggiamo il cartello «vietato fumare», nel divieto non ricadono anche le sigarette elettroniche. Questo significa che è possibile fumare la sigaretta elettronica in un locale pubblico (ad esempio il Municipio) o in un locale aperto al pubblico (ad esempio un ristorante, un negozio, un cinema), sui treni e altri mezzi pubblici, sul luogo di lavoro e in ufficio.

A confermare tale posizione è stato anche il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in riposta a un interpello [4]. Leggi anche Dove si può fumare la sigaretta elettronica.

Il divieto di fumare la sigaretta elettronica resta imperativo nei seguenti luoghi

  • nelle istituzioni scolastiche statali e paritarie,
  • nelle scuole di comunità di recupero, istituti di correzione minorili,
  • nei centri per l’impiego e la formazione professionale.

FAQ

Posso fumare la sigaretta elettronica in ufficio?

Si, la sigaretta elettronica non è equiparata alla sigaretta tradizionale perché non contiene tabacco, anche se presenta tracce di nicotina. Questo significa che non c’è alcun divieto di fumare la sigaretta elettronica in ufficio, salvo però che il datore di lavoro non abbia posto un apposito divieto e lo abbia comunicato a tutti i dipendenti (ad esempio con il regolamento aziendale affisso pubblicamente). Se non lo fa, l’uso delle sigarette elettroniche in azienda è subordinato al fatto che il datore di lavoro prenda in esame il problema in sede di valutazione dei rischi, coinvolgendo il responsabile del servizio Prevenzione e Protezione (Rspp) ed il medico competente acquisendo, in sede di consultazione, il parere del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls).

Posso fumare la sigaretta elettronica sul lavoro?

Mentre si lavora è possibile fumare la sigaretta elettronica per gli stessi motivi appena descritti. Resta salva la possibilità per il datore di lavoro di prescrivere un apposito divieto, senza il quale però l’uso dell’e-cigar non può essere sanzionato. In assenza di una specifica previsione normativa, alle sigarette elettroniche non si applica tout court il divieto generalizzato di fumo nei luoghi di lavoro previsto dall’articolo 51 della legge 3/03 a tutela della salute dei non fumatori. Ragion per cui, ferma restando la possibilità per il datore di lavoro, nell’ambito della propria organizzazione, di vietarne sempre l’uso in azienda, stante le varie tipologie di prodotti presenti in commercio sarà compito di quest’ultimo consentirne l’uso.

Posso fumare la sigaretta elettronica sull’autobus o sul treno?

La Commissione per gli interpelli ricorda che la sigaretta elettronica, «secondo le recenti classificazioni» va considerata «un articolo con cartucce sostituibili contenenti miscele di sostanze, tra cui in particolare la nicotina» e che finora «non sono riportati effetti univoci certi sull’impatto sulla salute degli ambienti chiusi del particolato inalato con l’uso della sigaretta elettronica, che può contenere oltre alla nicotina, anche in dimensioni nanometriche, altre sostanze, quali: cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro». In assenza quindi di prove certe sui danni causati dalla sigaretta elettronica l’uso della stessa – poiché non contiene tabacco e quindi è esclusa dal divieto di fumo della normativa nazionale ed europea – è consentito in treno, sugli autobus e sugli altri mezzi pubblici, senza rischio di ricevere sanzioni e multe.

note

[1] Art. 51 Legge n. 3/2003.

[2] Direttiva CE n. 2001/37/CE.

[3] Istituto Superiore Sanità, parere del 26.09.2012.

[4] Commissione per gli interpelli presso il Ministero Lavoro – Interpello n. 15/2013 con risposta del 24 ottobre 2013 all’Associazione Bancaria Italiana – Prot. 37/0018700/MA007.A001 – Art. 12, D.Lgs. n. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni – risposta al quesito dell’estensione della normativa sul divieto di fumo anche alle cosiddette sigarette elettroniche.


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7 Commenti

  1. Ho provato due anni fa le sigarette elettroniche. Personalmente non ho trovato alcun piacere nel fumarla.
    Cambiate direzione.

      1. Facile da “anonimo” rispondere ad un commento tra i tre che ho inviati e che non sono stati pubblicati dal gestore di questo sito.

  2. Non tutti riescono a smettere di fumare, non tutti sono in grado di lasciare il tabacco. Se qualcuno non ci è riuscito, non per questo è in diritto di sminuire chi è stato in grado. Chi smette il tabacco fa un affare per la tasca e per la salute. Chi non riesce è perchè non ha forza di volontà. Le ecig non sono salutari ma neanche dannose come il fumo. Se si cominciase con 9 di nicotina, poi si abbassasse a 4 e poi a zero, se all’inizio si tenesse poco aperta l’aria per avere un vapore più denso e poi man mano la si aprisse, se si cominciasse con liquidi con forte aroma simile al tabacco, il passaggio tra fumo e vapore sarebbe molto meno traumatico. Insomma, come tutte le cose bisogna saperle usare. Infine: Conosco più di 15 persone (dai 25 ai 45 anni) che sono passate alla ecig e sono contente.

    1. La Verità 1 settembre 2017 pag. 22
      RISPONDE MARIO GIORDANO
      Lo stato fa cassa perfino con i vizi
      Caro Giordano,
      i fumatori non vogliono più vederele nefaste fotografie e scritte che ormai tutti i pacchetti obbligatoriamente riportano. Se non vi sono sulle bottiglie di alcol ……
      Silvio Pammelati Roma
      quelle scritte e quelle foto sono ridicole . E anche ipocrite. Lo stato fa cassa con il vizio del fumo, poi però impone massaggi spaventosi. , ti sto vendendo la morte, eh, non ci posso rinunciare però te lo dico. E d’altra parte, come dice lei perché non estendere gli avvertimenti anche ad altri ambiti?
      “L’alcol ti distrugge il fegato”, “chi beve è perduto”
      (…)

  3. Premetto che sono un consumatore di sigaretta elettronica, la uso in ufficio e sono anche RSPP.
    Dalla lettura di questo (ed altri) articolo sul tema, risulta che, analizzando il problema dal punto di vista del Datore di lavoro, egli ha pertanto due sole opzioni:
    – o vieta l’uso delle sigarette elettroniche, con un esplicito e formale provvedimento;
    – o lo consente, ma dopo essersi assunto l’onere e la responsabilità di una puntuale e documentata valutazione dei rischi.
    Ne deriverebbe che in tutti i luoghi di lavoro, ove non vi è espresso divieto, c’è anche un DVR carente in quanto il rischio non è considerato. La mia prima reazione è stata di proporre un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, salvo poi lasciar stare, per evitare la più facile soluzione del divieto.

    Per quanto riguarda treni e bus, credo invece che le aziende di trasporti abbiano regolamentato il divieto, quindi NON si può fumare in bus e treno.

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