Breaking News Pensioni: lo Stato non restituirà gli adeguamenti all’inflazione

Breaking News Pubblicato il 25 ottobre 2017

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Chi non ha ottenuto la restituzione della perequazione della pensione, negata dal Decreto Salva Italia Monti-Fornero, non vedrà più i suoi soldi.

Non è incostituzionale la legge voluta da Renzi che ha stabilito solo una parziale restituzione delle pensioni a chi era caduto sotto la scure del Decreto Salva Italia del Governo Monti, legge che aveva negato ai pensionati la cosiddetta perequazione. Lo ha appena chiarito la Corte Costituzionale, chiamata a decidere l’ultimo episodio della vicenda apertasi nel lontano 2011 con la famosa lacrima della Fornero. Quella lacrima aveva anticipato una misura del Governo ritenuta successivamente illegittima dalla Consulta: per il biennio 2012 e 2013 era stato bloccato l’adeguamento automatico all’inflazione delle pensioni con un importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi). In pratica, a partire dal 2012, alle pensioni di importo superiore a 1.443 euro (cioè superiori a 3 volte il trattamento minimo Inps) non è stata applicata la perequazione, cioè l’adeguamento del trattamento all’inflazione. La norma [1], come detto, è stata poi bocciata dalla stessa Corte Costituzionale, proprio nell’aprile del 2015 [2].

A seguito della sentenza della Consulta, è sorto quindi l’obbligo, per lo Stato, di restituire i soldi ai cittadini: un serio problema per le casse pubbliche, tant’è che, come già esposto, il Governo ha sistemato la situazione. Ma solo in parte. In particolare, durante il Governo Renzi, il decreto del ministro del Lavoro Poletti ha stabilito una restituzione della rivalutazione, ma non totale per tutti. Il 100% è stato garantito solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo Inps; a quelle da 3 a 4 volte è stato concesso il 40%, che scende al 20% per gli assegni superiori di 4-5 volte il minimo, e al 10% per quelli tra 5-6 volte. Chi percepisce una pensione superiore a 6 volte il minimo Inps non ha ottenuto alcuna restituzione.

Proprio perché in contrasto con il precedente ordine della Corte Costituzionale, anche questo decreto è stato impugnato perché ritenuto illegittimo. Ma questa volta la Consulta lo ha salvato. In attesa del deposito delle motivazioni, l’Ufficio Stampa della Corte rende noto che sono state respinte le censure di incostituzionalità: diversamente dalle norme del cosiddetto “Salva Italia”, la nuova e temporanea disciplina prevista nel 2015 realizza un «bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica».

Questo significa che chi non ha ottenuto, in forza del decreto Poletti, la restituzione degli importi della pensione, persi con il decreto Monti, non li otterrà più. Con buona pace per la Corte Costituzionale che, in due anni, ha sconfessato se stessa.

note

[1] DL 6.12.2011 n. 201.

[2] C. Cost. sent. n. 70/2015.

Autore immagine 123rf com


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1 Commento

  1. Altra truffa ai danni dei pensionati italiani , ma la Corte non taglia i vitalizi dei ns parlamentari perchè secondo loro diritti acquisiti.

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