In pensione 5 mesi più tardi, che cosa cambia?

25 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 ottobre 2017



Sale di 5 mesi l’aspettativa di vita: atteso l’aumento dell’età pensionabile e di tutti i requisiti per la pensione soggetti ad adeguamento.

Aumento di 5 mesi dell’aspettativa di vita: questa notizia, comunicata dall’Istat in riferimento ai dati raccolti nel 2016, di per sé non è negativa, ma lo diventa in relazione all’età pensionabile. Secondo la normativa previdenziale [1], difatti, all’aumento della speranza di vita media si ricollega automaticamente un incremento dei requisiti per il diritto alla pensione.

In parole povere, se aumenta di 5 mesi la speranza di vita media aumenta di 5 mesi anche l’età pensionabile: l’età per la pensione di vecchiaia, dunque, dovrebbe salire a 67 anni dal 1° gennaio 2019, la prossima data prevista per far scattare gli adeguamenti, e allo stesso modo saliranno di 5 mesi tutti gli altri requisiti necessari per ottenere le pensioni soggette ad adeguamento.

La pensione anticipata per gli uomini, ad esempio, si otterrà con 43 anni e 3 mesi di contributi, quella per le donne a 42 anni e 3 mesi, anziché con gli attuali 42 anni e 10 mesi e 41 anni e 10 mesi.

L’aumento di 5 mesi si applicherà anche all’Ape, che potrà essere riconosciuta a 63 anni e 5 mesi, alla pensione anticipata contributiva, che potrà essere raggiunta non prima dei 64 anni, alla pensione di vecchiaia contributiva, che si potrà ottenere a 71 anni, alle pensioni in totalizzazione ed all’assegno sociale.

L’aumento, peraltro, è maggiore rispetto agli adeguamenti automatici previsti dalla Legge Fornero, che sarebbero dovuti essere pari a 4 mesi nel biennio 2019-2020 e non a 5.

Non è ancora detta, comunque, l’ultima parola: perché l’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile sia effettivo, deve essere approvato un apposito decreto, che si sta cercando di rinviare.

Ma facciamo un po’di chiarezza e vediamo come cambieranno i requisiti per le varie pensioni, nel caso in cui sia approvato l’aumento di 5 mesi dal 2019.

Aumento di 5 mesi per la pensione di vecchiaia

Per ottenere la pensione di vecchiaia è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a circa 673 euro) se il trattamento è calcolato col sistema interamente contributivo.

Vediamo, nella tabella, i requisiti d’età che saranno necessari per ottenere la pensione di vecchiaia, anno per anno, nel caso in cui dal 2019 sia approvato un aumento pari a 5 mesi:

  • 2017: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti
  • 2019: 67 anni (anziché 66 anni e 11 mesi, requisito previsto in base agli adeguamenti automatici della legge Fornero);
  • 2020: 67 anni ;
  • 2021: 67 anni e 3 mesi;
  • 2022: 67 e 3 mesi;
  • 2023: 67 e 6 mesi;
  • 2024: 67 e 6 mesi;
  • 2025: 67 e 9 mesi;
  • 2026: 67 e 9 mesi;
  • 2027: 68 anni;
  • 2028: 68 anni;
  • 2029: 68 e 2 mesi;
  • 2030: 68 e 2 mesi;
  • 2031: 68 e 4 mesi;
  • 2032: 68 e 4 mesi;
  • 2033: 68 e 6 mesi;
  • 2034: 68 e 6 mesi;
  • 2035: 68 e 8 mesi;
  • 2036: 68 e 8 mesi;
  • 2037: 68 e 10 mesi;
  • 2038: 68 e 10 mesi;
  • 2039: 69 anni ;
  • 2040: 69 anni;
  • 2041: 69 e 2 mesi;
  • 2042: 69 e 2 mesi;
  • 2043: 69 e 4 mesi;
  • 2044: 69 e 4 mesi;
  • 2045: 69 e 6 mesi.

I requisiti, successivamente al 2045, aumentano sempre di 2 mesi ogni biennio; gli adeguamenti automatici, però, potrebbero variare nel caso in cui l’aspettativa di vita riscontrata dall’Istat sia differente da quella prevista dalle tabelle Fornero.

Aumento di 5 mesi per l’Ape

Se si decide di beneficiare dell’Ape, il nuovo anticipo pensionistico introdotto dalla Legge di bilancio 2017, si può anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi rispetto al requisito di età previsto per la pensione di vecchiaia, se si possiedono almeno 20 anni di contributi e un minimo di 63 anni di età.

Sarà dunque possibile richiedere l’Ape a 63 anni sino al 2018, ma l’età per l’Ape salirà a 63 anni e 5 mesi nel 2019. Per quanto riguarda le annualità dal 2020 in poi, non si sa se l’Ape sarà prorogata.

Per approfondimenti: calcolo dell’Ape volontaria

Aumento di 5 mesi per la pensione di vecchiaia contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può raggiungere la pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, ma con 70 anni e 7 mesi di età.

A seguito dell’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile, il requisito, nel biennio 2019-2020, aumenterà a 71 anni, per arrivare, nel 2021-2022, a 71 anni e 3 mesi.

I requisiti continuano, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029 (salvo il riscontro di incrementi della speranza di vita diversi rispetto a quelli previsti).

Aumento di 5 mesi per la pensione anticipata

La pensione anticipata, al contrario della pensione di vecchiaia, è basata solo sui contributi accantonati, e non richiede un requisito minimo d’età: la Legge di bilancio 2017 ha infatti abolito la penalizzazione pari all’1% annuo, per ogni anno dal 60° al 62°, e pari al 2%, per ogni anno sotto il 60°.

Vediamo ora quanti sono gli anni di contributi necessari a maturare il trattamento, a seconda della data di uscita dal lavoro, per gli uomini, considerando il nuovo aumento di 5 mesi dal 2019:

  • 2017: 42 anni e 10 mesi;
  • 2018: 42 anni e 10 mesi;
  • 2019: 43 anni e 3 mesi;
  • 2020: 43 anni e 3 mesi;
  • 2021: 43 anni e 6 mesi;
  • 2022: 43 anni e 6 mesi;
  • 2023: 43 anni e 9 mesi;
  • 2024: 43 anni e 9 mesi;
  • 2025: 44 anni;
  • 2026: 44 anni;
  • 2027: 44 anni e 3 mesi;
  • 2028: 44 anni e 3 mesi;
  • 2029: 44 anni e 5 mesi;
  • 2030: 44 anni e 5 mesi;
  • 2031: 44 anni e 7 mesi;
  • 2032: 44 anni e 7 mesi;
  • 2033: 44 anni e 9 mesi;
  • 2034: 44 anni e 9 mesi;
  • 2035: 44 anni e 11 mesi;
  • 2036: 44 anni e 11 mesi;
  • 2037: 45 anni e 1 mese;
  • 2038: 45 anni e 1 mese;
  • 2039: 45 anni e 3 mesi;
  • 2040: 45 anni e 3 mesi;
  • 2041: 45 anni e 5 mesi;
  • 2042: 45 anni e 5 mesi;
  • 2043: 45 anni e 7 mesi;
  • 2044: 45 anni e 7 mesi;
  • 2045: 45 anni e 9 mesi;
  • 2046: 45 anni e 9 mesi;
  • 2047: 45 anni e 11 mesi;
  • 2048: 45 anni e 11 mesi;
  • 2049: 46 anni e 1 mese.;

I requisiti per la pensione anticipata delle donne prevedono lo sconto di un anno, rispetto agli uomini.

Bisogna comunque considerare, come già osservato in merito all’età pensionabile, che gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Aumento di 5 mesi per la pensione anticipata contributiva

Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, quindi ha diritto al calcolo integralmente contributivo della prestazione, può richiedere la pensione anticipata contributiva: per ottenere il trattamento, nel 2017, sono sufficienti 63 anni e 7 mesi di età, unitamente al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Vediamo invece quali saranno i requisiti anagrafici necessari al trattamento, considerando l’aumento di 5 mesi dal 2019:

  • 2017: 63 anni e 7 mesi
  • 2018: 63 anni e 7 mesi
  • 2019: 64 anni
  • 2020: 64 anni
  • 2021: 64 anni e 3 mesi
  • 2022: 64 anni e 3 mesi
  • 2023: 64 anni e 6 mesi
  • 2024: 64 anni e 6 mesi
  • 2025: 64 anni e 9 mesi
  • 2026: 64 anni e 9 mesi
  • 2027: 65 anni
  • 2028: 65 anni.

Dal 2029 l’aumento dovrebbe essere pari a2 mesi per ogni biennio.

Anche in questo caso gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Aumento di 5 mesi per le pensioni in totalizzazione

Chi richiede la totalizzazione, cioè la possibilità di sommare i contributi presenti in casse diverse col ricalcolo contributivo della prestazione, ha diritto alla pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età (per tutti), 20 anni di contributi e una finestra di attesa di 18 mesi; ha diritto alla pensione di anzianità con 40 anni e 7 mesi di contributi e una finestra di 21 mesi.

A seguito dell’aumento di 5 mesi di requisiti, dal 2019 saranno richiesti:

  • 66 anni di età, 20 anni di contributi e una finestra di attesa di 18 mesi per la pensione di vecchiaia;
  • 41 anni di contributi e una finestra di 21 mesi per la pensione di anzianità.

Principali deroghe ai requisiti per la pensione

Sono previsti requisiti più leggeri per la pensione nelle seguenti ipotesi:

  • salvacondotto per nati nel 1951 e 1952: in questo caso, è possibile andare in pensione a 64 anni e 7 mesi di età, se sono stati compiuti 60 anni entro il 31 dicembre 2012, e maturati almeno 35 anni di contributi, entro la stessa data, per gli uomini, o 20 anni di contributi, per le donne (l’agevolazione non spetta ai dipendenti pubblici e ai lavoratori agricoli; inoltre ci sono delle limitazioni per i lavoratori autonomi e per i non occupati al 28 dicembre 2011);
  • opzione donna: in attesa di ulteriori proroghe, l’opzione è fruibile da chi matura almeno 35 anni di contributi e 57 anni e 7 mesi di età (58 e 7 mesi se lavoratrice autonoma), entro il 31 luglio 2016; si applica una finestra di attesa di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome; l’opzione comporta il calcolo interamente contributivo della pensione;
  • lavori usuranti e notturni: per i lavoratori che hanno effettuato turni notturni, o attività particolarmente faticose e pesanti, sono previsti dei requisiti ridotti per la pensione, calcolati in base alle quote (per saperne di più: pensione anticipata per gli addetti a lavori faticosi 2017); i requisiti sono stati ulteriormente tagliati dalla Legge di bilancio 2017 e sono bloccati sino al 2026.

Non bisogna, infine, dimenticare il principio di cristallizzazione dei requisiti: in base a tale principio, chi matura i requisiti utili alla pensione ha diritto a collocarsi a riposo quando preferisce, anche se successivamente la legge cambia. Grazie alla previsione, confermata anche da una nota circolare Inps [2], chi ha maturato i requisiti precedenti alla Legge Fornero entro il 31 dicembre 2011 può pensionarsi, quando vuole, con le vecchie regole.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] Inps Circ. n.16/2013.

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