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Lo sai che? Assisto più invalidi: se chiedo più permessi 104 mi licenziano?

Lo sai che? Pubblicato il 25 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 novembre 2017

Sono invalido e soffro di depressione. Lavoro in un ospedale come paramedico. Assisto due familiari disabili e vorrei chiedere altri 3 giorni di permessi 104. Rischio il licenziamento?

La questione posta è duplice: se un lavoratore possa fruire di un doppio permesso per assistere due familiari malati e se ciò sia compatibile con l’invalidità attribuita al lavoratore stesso, da apposita commissione medica. Quanto alla cumulabilità dei permessi 104, si osserva quanto segue. Oggi è disciplinata l’ipotesi della cumulabilità dei permessi in capo allo stesso lavoratore per l’assistenza a più familiari con grave disabilità. La norma prevede che si possano cumulare i permessi solo a condizione che il secondo familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado (figli, genitori, suoceri, generi e nuore) o entro il secondo grado (nonni, nipoti, fratelli, sorelle, cognati), qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Non è, invece, mai ammessa la cumulabilità nel caso in cui anche il secondo familiare da assistere sia un parente o un affine di terzo grado − ossia zii, nipoti (figli di fratelli/sorelle) e bisnonni − nemmeno nel caso in cui il coniuge o il genitore siano deceduti o mancanti o invalidi o ultra sessantacinquenni. Di conseguenza, se il secondo parente, ottantenne e malato di tumore, non è genitore, suocero, nonno, fratello, sorella o cognato di Tizio, quest’ultimo non può − in ogni caso − cumulare i permessi 104 di cui gode, con altri. Ciò, pertanto, a prescindere dall’invalidità al 75% da cui è affetto e da qualsivoglia giudizio dell’azienda presso cui lavora. Qualora, invece, il parente ottantenne sia genitore, suocero, nonno, fratello, sorella o cognato del lettore, coniugato con persona ultra sessantacinquenne, o comunque affetta anch’essa da handicap grave o vedovo, il lettore potrebbe cumulare i permessi di cui già gode, con ulteriori tre giorni di permesso, necessari per assistere anche questo secondo parente gravemente malato. Circa, invece, la compatibilità dell’invalidità da cui il lettore è affetto, con l’assistenza a ben due parenti disabili, preciso quanto segue. L’assistenza da parte del lettore di due soggetti portatori di handicap grave non può costituire valido presupposto per il suo licenziamento, purchè l’assistenza che egli presta ai due parenti sia compatibile con il proprio stato di invalidità, con le patologie invalidanti da cui è affetto. Ad esempio, se al lettore è stata diagnosticata una patologia invalidante alla schiena, non è pensabile che il medesimo possa assistere una persona malata che non sia in grado di alzarsi e spostarsi senza qualcuno che la aiuti. Alzare e spostare a peso morto un invalido sarebbe incompatibile con la patologia alla schiena che affligge il lettore. Al contrario, se egli è lievemente depresso e l’assistenza ad un invalido lo fa sentire utile e − come il contatto con il pubblico − lo fa sentire meglio, non c’è ragione per cui l’assistenza al disabile dovrebbe considerarsi incompatibile con la depressione del lettore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini


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