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Lo sai che? Donazione: l’erede può rinunciare alla contestazione?

Lo sai che? Pubblicato il 26 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 ottobre 2017

L’azione di restituzione per il legittimario può essere oggetto di rinuncia anche se il donante è ancora in vita.

Nel momento in cui si riceve una casa o un altro immobile, in donazione da un familiare o da un’altra persona, il primo pensiero deve essere «come tutelarsi dai suoi eredi». Perché mai bisognerebbe farlo? Perché la legge li tutela nel caso in cui l’atto di donazione pregiudica le loro quote “minime”, quote che sono prefissate dalla legge. La donazione è quindi contestabile: entro 20 anni dal momento in cui è stata trascritta o entro 10 anni dal decesso del donante. Con la contestazione l’erede può riprendersi il bene donato, anche se questo è già passato di proprietà. Ma come proteggere la donazione? L’erede può rinunciare alla contestazione con un atto formale sottoscritto quando ancora il donante è in vita. A chiarirlo è stata una recente sentenza del Tribunale di Pescara [1] che, oltre a ricalcare quanto già espresso dal Tribunale di Torino [2] in un altro noto precedente, non fa che confermare la validità di quella che ormai è diventata una vera e propria prassi notarile. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di donazione, come difendersi dagli eredi e dalle loro contestazioni.

Chi dona una casa, a un parente o a un terzo, compie un atto che potrebbe, in teoria, danneggiare i propri eredi. Non tutti gli eredi: solo il coniuge, figli e nipoti o i genitori, ossia i cosiddetti «legittimari». A questi, infatti, la legge accorda sempre una quota minima del patrimonio del defunto, anche a dispetto della sua volontà. Pertanto, se una persona, quand’è ancora in vita, compie donazioni che ne impoveriscono il patrimonio o, con il proprio testamento, lascia gran parte dei propri beni a soggetti diversi dai legittimari, questi ultimi possono esperire la cosiddetta «azione di riduzione della legittima»: si tratta di una causa volta a recuperare quella parte di eredità che spetta loro per legge (approfondimenti su Quali sono le quote dei legittimari). In questo modo, chi è stato beneficiato da una donazione del defunto è tenuto a restituire l’immobile agli eredi anche dopo il passaggio di proprietà in proprio favore.

Non solo. Se il donatario vende l’immobile a un’altra persona, anche quest’ultima può essere oggetto dell’azione di riduzione degli eredi e, quindi, obbligata a ridare il bene ai legittimari.

Qual è la conseguenza? Che difficilmente si vorrà acquistare una casa da chi l’ha ottenuta in donazione, potendo avvenire che la stessa sia rivendicata dagli eredi. Per la stessa ragione, nessuna banca concederà un mutuo a chi voglia comprare un immobile il cui venditore l’ha ricevuto con una donazione.

Per fortuna, l’azione di riduzione non può più essere esperita superato un certo termine. Il diritto degli eredi legittimari di ottenere indietro il bene fuoriuscito dal patrimonio del defunto, che ha leso le loro quote, si prescrive alternativamente quando decorrono:

  • 20 anni dalla trascrizione della donazione nei pubblici registri immobiliari;
  • 10 anni dall’apertura della successione, ossia dalla morte del donante.

Superato quest’arco di tempo, se non viene intrapresa alcuna azione, la donazione diventa inattaccabile. Così tanto il donatario quanto colui che da quest’ultimo ha acquistato il bene potranno dormire sonni tranquilli.

Si tratta, però, di un termine molto lungo. Non tutti sono disposti ad attendere tanto e a rimanere col fiato sospeso. Pertanto la prassi notarile ha elaborato una soluzione più rapida. Soluzione che ora i giudici hanno “convalidato” ritenendola del tutto legittima. In pratica, si tratta di far firmare all’erede legittimario una rinuncia a contestare la donazione. In questo modo egli si impegna a non effettuare l’azione di restituzione dell’immobile. Chiaramente se gli eredi legittimari sono diversi, la firma dovrà essere raccolta da tutti quanti.

La rinuncia può essere firmata quando il donante è ancora in vita, ossia poco dopo la donazione stessa. In questo modo, il beneficiario della donazione non dovrà temere eventuali contestazioni e, nello stesso tempo, potrà vendere il bene senza che l’acquirente possa temere lo stesso rischio.

Per rimarcare questa possibilità la sentenza in commento precisa che la rinuncia del legittimario all’azione di restituzione dell’immobile donato è valida anche se compiuta prima della morte del donante e prima dei 20 anni dalla trascrizione della donazione. Essa, se resa con atto notarile, può essere annotata nei registri immobiliari a margine della donazione in modo da essere pubblica e conoscibile da chiunque.

Attenzione però a non cadere in equivoci. Con questo accordo, il legittimario non perde la propria quota di legittima, che potrà sempre rivendicare anche nei confronti del donante; si impegna soltanto a non chiedere indietro l’immobile oggetto dell’accordo, ferma restando la possibilità di rivalersi in modo diverso. In tal modo, la circolazione del bene è salva: esso potrà essere venduto liberamente e anche la banca sarà libera di finanziare l’acquisto.

Per capire quanto appena detto dobbiamo riportarci al codice civile e a una importante distinzione. Una cosa è l’azione di riduzione della legittima, che è volta a recuperare la quota del patrimonio riconosciuto ai legittimari; un’altra è l’azione di restituzione dell’immobile donato che, conseguenza della prima, è indirizzata invece a ottenere concretamente il bene fuoriuscito dal patrimonio del defunto (la casa o il terreno donato). Ebbene, se è vero che l’erede può rinunciare all’azione di restituzione dell’immobile anche se il donante è ancora in vita, non può farlo con l’azione di riduzione della legittima la quale può, invece, può essere oggetto di rinuncia solo con la morte del donante [3]. Sinteticamente le situazioni che possono verificarsi sono le seguenti:

  • se il donante è ancora in vita, il legittimario può solo rinunciare all’azione di restituzione dell’immobile: questo significa che non potrà più rivendicare il bene donato, ma può comunque agire nei confronti del donatario per ottenere (in diverso modo) la propria parte di legittima;
  • se il donante è deceduto, il legittimario può rinunciare tanto all’azione di restituzione dell’immobile, quanto a quella di riduzione della legittima.

note

[1] Trib. Pescara, decr. n. 250/2017 del 25.05.2017.

[2] Trib. Torino, sent. n. 2298/2014 del 26.09.2014.

[3] Art. 557 cod. civ.

Per leggere la sentenza integrale clicca qui


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