Diritto e Fisco | Editoriale

Come si calcola il riposo settimanale?

27 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2018



Come viene stabilito il numero minimo di ore di riposo settimanale a cui ha diritto il lavoratore e in quale giorno va fruito?

Lavori spesso la domenica? Devi sapere che il tuo giorno di riposo può anche non coincidere con la domenica, ma che in ogni caso hai diritto al riposo settimanale: si tratta infatti di un diritto garantito dalla Costituzione [1].

La legge sull’orario di lavoro [2] specifica, poi, a quante ore di riposo settimanale ha diritto il lavoratore: in particolare, le ore di riposo settimanale che devono essere fruite dal lavoratore sono 24, alle quali si aggiungono 11 ore di riposo giornaliero. Ciò vuol dire che, ogni settimana, il lavoratore ha diritto a una pausa di almeno 35 ore.

Ma vediamo più nel dettaglio nel dettaglio come si calcola il riposo settimanale.

Riposo compensativo settimanale

Come abbiamo appena visto, il riposo settimanale minimo è pari a 35 ore (24 più 11 di riposo giornaliero).

Le 35 ore di riposo settimanale possono essere però rispettate come media in 14 giorni, secondo la normativa sull’orario di lavoro.

Che cosa significa? Facciamo un esempio per capire meglio.

Se il lavoratore presta servizio anche nel giorno di riposo settimanale e risulta aver interrotto l’attività per sole 12 ore (ossia per il periodo corrispondente al riposo giornaliero; in questo caso si supera di un’ora il riposo giornaliero minimo), la settimana successiva avrà diritto a un riposo di 58 ore (pari cioè a 2 giorni e 10 ore), per ristabilire la media settimanale di 35 ore di riposo.

In pratica il lavoratore, escludendo i riposi giornalieri, non avendo fruito delle 24 ore di riposo settimanale, alle quali vanno aggiunte le 11 ore di riposo giornaliero, beneficia di 48 ore di riposo la settimana successiva (alle quali vanno, ugualmente, aggiunte 11 ore di riposo giornaliero).

Nel caso in cui il datore di lavoro non consenta di compensare, col riposo aggiuntivo riconosciuto al lavoratore la settimana successiva, il minor numero di ore di riposo settimanale godute, può essere sanzionato.

Sanzioni per mancato rispetto del riposo settimanale

In particolare, le sanzioni alle quali può essere assoggettato il datore di lavoro, per non aver consentito al lavoratore di godere del riposo settimanale, o del riposo compensativo, nella misura stabilita dalla legge, vanno da un minimo di 200 euro ed un massimo di 1.500 euro.

Se però la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno tre periodi di riferimento, l’importo sale da 800 a 3mila euro. Inoltre, se nella violazione sono coinvolti più di 10 lavoratori o questa si è protratta per almeno cinque periodi, la sanzione va da 2mila a 10mila euro.

Eccezioni alle disposizioni sui riposi

La legge sull’orario di lavoro prevede, però, alcune eccezioni alle disposizioni sui riposi settimanali:

  • attività di lavoro a turni, ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l’inizio del successivo, di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
  • attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
  • personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari;
  • previsioni differenti stabilite dai contratti collettivi.

Tuttavia, come chiarito dal ministero del Lavoro [3], il diritto al riposo compensativo spetta comunque: in buona sostanza, è possibile organizzare turni di lavoro che prevedano anche più di sei giorni di lavoro consecutivo, purché nell’arco di 14 giorni vi siano 48 ore di riposo.

Gli altri riposi previsti dalla legge

Oltre al riposo settimanale, la normativa sull’orario di lavoro [2] prevede:

  • il riposo giornaliero, pari, come abbiamo visto, a 11 ore; questo riposo deve essere fruito tassativamente ed inderogabilmente ogni 24 ore (fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità);
  • un orario massimo settimanale pari a 48 ore: questo limite massimo deve essere però rispettato come media nell’arco di 4 mesi;
  • le ferie, ossia delle giornate libere retribuite, pari a 26 giornate l’anno (possono però essere previste in misura maggiore dal contratto collettivo); le ferie non sono monetizzabili, cioè non possono essere sostituite da un’indennità; almeno 2 settimane di ferie, possibilmente consecutive, devono essere fruite durante l’anno di maturazione, mentre le ulteriori 2 settimane devono essere godute nei 18 mesi successivi;
  • ulteriori permessi e riposi, la cui misura dipende dal contratto collettivo applicato; ci sono dei permessi previsti dalla legge e fruibili da tutti i dipendenti, a prescindere dal contratto collettivo applicato, collegati a determinati eventi o situazioni; ne sono un esempio i permessi retribuiti Legge 104, pari a 3 giornate mensili, che spettano ai dipendenti che assistono un familiare con handicap grave.

note

[1] Art.36 Cost.

[2] D.lgs. 66/2003.

[3] Mlps, risposta Interpello 26/2011.

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