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Sono obbligato a testimoniare?

26 ottobre 2017


Sono obbligato a testimoniare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2017



La testimonianza è un obbligo, ma in determinati casi è possibile evitare di recarsi in tribunale benché convocati. Ecco quando si può evitare di testimoniare.

Hai ricevuto una raccomandata con cui un avvocato, il cui nome ti è del tutto sconosciuto, ti diffida a recarti in tribunale, in un dato giorno a una determinata ora, per testimoniare in una causa di cui tuttavia non sai quasi nulla. Conosci solo una delle parti, ma non hai idea quale sia la lite in corso, quali siano le domande che ti verranno fatte e quali possano essere le conseguenze che, dalle risposte, ne potranno derivare per te. Oltre alla paura di dire qualcosa di troppo (o di troppo poco), sai già che andare a testimoniare ti farà perdere un’intera giornata di lavoro e, pertanto, vorresti evitare questo impegno. Così ti chiedi: sono obbligato a testimoniare? Se non vado a testimoniare cosa rischio? E, in caso non vado in tribunale, cosa devo dire o inviare per giustificare la mia assenza? Di questo ci occuperemo nel seguente articolo.

Una cosa è certa: se decidi di andare a testimoniare, ricordati di dire solo ciò di cui sei a diretta conoscenza, per averlo visto o sperimentato in prima persona, senza fare valutazioni personali (che non avrebbero peraltro alcun valore). Ma la cosa più importante è non spingerti oltre i fatti che ricordi; diversamente, potresti essere incriminato per falsa testimonianza. Nessuno ti potrà contestare nulla se “non ricordi” o riferisci di “non ricordare”, posto che non c’è un obbligo di conservare memoria dei fatti quotidiani. Nel dubbio, dunque, è preferibile tacere (o meglio, affermare di “non ricordare”) anziché dire ciò che non si sa o di cui non si è certi. Se vuoi ulteriori chiarimenti su questo tema ti consiglio di leggere Come testimoniare in tribunale.

A questo punto cerchiamo di rispondere alla tua domanda di partenza: sono obbligato a testimoniare? Ti piaccia o no, la testimonianza è un obbligo di legge. È un obbligo anche quando non si ricorda nulla dei fatti su cui verte la causa o non si conoscono le parti. La legge impone, a chi viene “citato” come testimone (ossia riceve un avviso di convocazione in tribunale), di recarsi davanti al giudice e rispondere alle domande che da questo gli verranno fatte. Solo un valido motivo può giustificare il rifiuto a testimoniare. Attenzione però: non è un motivo il fatto di abitare in una città distante o di essere impegnati col lavoro. Nel primo caso, anche se il tribunale presso cui ci si deve recare è a numerosi chilometri di distanza, il cittadino ha l’obbligo di fare il viaggio ed anticipare le spese (queste, almeno in parte, verranno rimborsate dallo Stato). Invece, per chi ha un impiego di lavoro subordinato, il giorno di assenza per la testimonianza rientra tra i permessi retribuiti (bisognerà però farsi rilasciare una attestazione dalla cancelleria).

Detto ciò procediamo con ordine e cerchiamo di rispondere alle domande più frequenti in merito alla domanda: sono obbligato a testimoniare?

 

Sono obbligato a testimoniare se non conosco la vicenda?

Si. Anche chi non conosce la vertenza, né le parti in causa, è tenuto a presentarsi in tribunale per testimoniare.

La lettera di convocazione in tribunale me la manda il giudice o un avvocato?

La raccomandata con la citazione del testimone viene spedita dall’avvocato che l’ha richiesta al giudice di escussione del testimone medesimo. L’avvocato può utilizzare una raccomandata a.r. o una notifica a mezzo dell’ufficiale giudiziario.

Nella lettera di convocazione in tribunale non vengono indicate le domande. È normale?

Sì. La lettera di convocazione del testimone non deve indicare le domande che verranno fatte in udienza, ma solo il tribunale, il nome del giudice, quello delle parti, il numero di registro della causa, l’orario dell’udienza.

Posso contattare l’avvocato per sapere quali domande mi verranno fatte?

È possibile contattare l’avvocato che ha spedito la lettera e parlare con lui, finanche recarsi al suo studio. Questi può anticipare il tema della controversia e della testimonianza, ma non può suggerire al testimone le risposte da dare alla testimonianza.

Che mi succede se dico che non ricordo nulla?

Il testimone non rischia alcun tipo di conseguenza. Anzi, è auspicabile questa soluzione piuttosto che riferire fatti di cui non si è a conoscenza.

Che mi succede se dico che non conosco le parti?

Se corrisponde a verità, non è prevista alcuna conseguenza legale.

Che mi succede se dico che non so nulla della vertenza?

Anche in questo caso, se la dichiarazione corrisponde al vero, non è possibile applicare alcuna sanzione al testimone.

Quanto dura una testimonianza?

Di solito, dipende da quante cause il giudice deve trattare nell’arco della stessa giornata. Quando l’udienza ha uno specifico orario prestabilito può essere necessario attendere 90 minuti circa. Quando ciò non avviene potrebbero essere necessarie diverse ore.

Che succede se non vado a testimoniare?

Si commette un illecito e si rischia una sanzione da 51 a 516 euro; il giudice può anche disporre il cosiddetto «accompagnamento coattivo»: può cioè mandare i carabinieri a prendere il testimone. Tuttavia nella pratica, se all’udienza il testimone non si presenta senza inviare una valida giustificazione, è prassi quella di rinviare l’udienza ad altra data per la medesima finalità. Il testimone dovrà essere nuovamente citato con una nuova raccomandata. Se neanche a questa seconda udienza dovesse presentarsi, il giudice potrà valutare se rinviare a un’altra udienza senza alcuna conseguenza (come per la volta precedente) o disporre le sanzioni con l’accompagnamento coattivo.

Chi mi paga per la giornata che perdo in caso di testimonianza?

Ai testimoni residenti nel Comune in cui si trova l’Ufficio giudiziario presso cui sono stati citati, ovvero residenti in un Comune che dista non oltre due chilometri e mezzo da quello presso il quale ha sede l’ufficio giudiziario, spetta l’indennità di euro 0,36 al giorno.

Che succede se abito lontano dal tribunale?

Il testimone ha l’obbligo di recarsi nel tribunale, tuttavia spetta il rimborso delle spese di viaggio, per andata e ritorno, pari al prezzo del biglietto di seconda classe sui servizi di linea o al prezzo del biglietto aereo della classe economica, se autorizzato dall’autorità giudiziaria. Spetta, inoltre, l’indennità di euro 0,72 per ogni giornata impiegata per il viaggio, e l’indennità di euro 1,29 per ogni giornata di soggiorno nel luogo dell’esame. Quest’ultima è dovuta solo se i testimoni sono obbligati a rimanere fuori dalla propria residenza almeno un giorno intero, oltre a quello di partenza e di ritorno.

Ai minori di 14 anni non spetta alcuna indennità.

Agli accompagnatori di testimoni minori degli anni quattordici o invalidi gravi spettano il rimborso spese e le indennità di cui agli articoli 45 e 46, sempre che essi stessi non siano testimoni.

Per ottenere l’indennità è necessario fare un’esplicita domanda alla cancelleria del tribunale non oltre 100 giorni dalla data della testimonianza.

Per ragioni di salute non posso viaggiare: che succede?

Se il testimone è impossibilitato ad affrontare il viaggio per ragioni di salute o invalidità, il giudice può delegare un magistrato del luogo di residenza del testimone affinché questi sia sentito nel tribunale più vicino o, eventualmente, presso la propria residenza (si pensi agli anziani che non possono essere trasportati).

Sono impiegato con un contratto di lavoro: perdo la giornata?

Il testimone ha diritto a un permesso retribuito per recarsi in tribunale e rispondere alle domande. Il datore di lavoro non può impedire al dipendente di assentarsi dal posto di lavoro per testimoniare. Per ottenere il pagamento della giornata, il testimone dovrà farsi rilasciare un certificato dalla cancelleria.

Sono un lavoratore autonomo: mi spetta una retribuzione per la testimonianza?

Salvo l’indennità di cui abbiamo appena parlato, ai lavoratori autonomi non spetta alcuna retribuzione per la giornata lavorativa persa.

Non posso recarmi a testimoniare perché malato: che devo fare?

Nel caso di un momentaneo stato di malattia, il testimone deve inviare in cancelleria, con fax, il certificato medico chiedendo un rinvio dell’udienza per l’impossibilità a testimoniare. La stessa richiesta può essere inoltrata all’avvocato dal quale ha ricevuto la citazione.

In tal caso il giudice rinvia l’udienza ad altra data, di cui sarà data notizia al testimone con una nuova citazione.

Non posso testimoniare perché impegnato per lavoro: che devo fare?

Anche in questo caso il testimone dovrà inviare una dichiarazione alla cancelleria o all’avvocato che lo ha citato, chiarendo le cause dell’impossibilità a presenziare in tribunale. In tal caso il giudice rinvia l’udienza ad altra data, di cui sarà data notizia al testimone con una nuova citazione.

Chi mi interrogherà in tribunale?

Nelle cause civili è prassi che le domande vengano fatte direttamente dagli avvocati che, autonomamente, sentono il testimone e verbalizzano le sue dichiarazioni. Nel processo penale e del lavoro, invece, è il giudice che interroga il testimone.

Posso avere una copia del verbale con la mia testimonianza?

No, il testimone non ha diritto a una copia del verbale contenente le proprie dichiarazioni.

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