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Lo sai che? I criteri che orientano le azioni della Pubblica Amministrazione

Lo sai che? Pubblicato il 27 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 ottobre 2017

Una pubblica amministrazione valuta ed agisce secondo i criteri di discrezionalità tecnica, amministrativa e mista

Che differenza c’è tra discrezionalità tecnica, amministrativa o “pura” e quella mista? Quando alla mera applicazione ferrea della legge unire l’interesse per il bene comune? Cerchiamo di capirne di più.

Innanzitutto che cosa si intende quando si parla di discrezionalità tecnica? Tutti conosciamo il ruolo rilevante che giocano spesso le amministrazioni nelle singole scelte della vita di tutti i giorni dei cittadini; ma spesso non tutti siamo d’accordo sugli atteggiamenti che gli amministratori sono costretti a tenere e ci si sente addirittura violati nei propri interessi.

Tuttavia molte volte non si sa che i politici stessi sono vincolati dalla legge e hanno “le mani bloccate e legate” – per così dire – nella loro attività e non hanno possibilità di libertà d’azione. Questo poiché, nei casi ad esempio in cui siano resi necessari ed obbligatori degli accertamenti tecnici e delle indagini, delle supervisioni tecniche, gli amministratori stessi non hanno alcun modo di contestare e di venir meno a quelle che sono le conclusioni tecniche appunto di tali controlli.

Quello che dicono e riportano tali ricognizioni è legge nel vero senso del termine, inopinabile, incontestabile e inconfutabile, per cui – per quanto discutibile – non può essere in alcun modo né ignorato né sovvertito.

La discrezionalità tecnica

Nulla può il singolo amministratore, nonostante il singolo cittadino possa opporsi e sentirsi leso nei propri interessi personali. Il potere politico dell’amministratore viene meno [1] delle proprie facoltà decisionali, in quanto è esso stesso limitato da quello più forte e dominante della legge e dei vari e singoli obblighi, divieti e vincoli del caso.

La discrezionalità tecnica dà un giudizio puramente tecnico appunto, su ciò che va fatto in quel caso, senza aggiungere suggerimenti, consigli, commenti, eventuali migliorie di atteggiamento da apportare in quel caso stesso: nella relazione tecnica stilata alla fine della consultazione tecnica si scrive solo ciò che si vede senza aggiungere altro né considerare il contesto in cui si va ad inserire la problematica analizzata.

La discrezionalità amministrativa

Tuttavia esiste un altro tipo di discrezionalità: la discrezionalità cosiddetta amministrativa, che vede invece l’amministratore prendere le decisioni con la discrezionalità del buon senso e di una valutazione tenendo conto del singolo caso in questione e delle varie eccezioni che possano presentarsi con anomalie e casi tipo che vanno analizzati e considerati volta per volta e non semplicemente applicando in maniera distaccata e disinteressata la legge; in tutta “scienza e coscienza” verrebbe da dire.

Per cui la normativa viene assolutamente rispettata, ma riferendola al singolo fatto contingente e in base a ciò che si è verificato e non in assoluto e in maniera astratta, secondo i dettami generali, senza alcun riferimento alla realtà specifica. La legge deve essere in grado di spiegare tutto, ma ogni caso o realtà è diverso/a dall’altro/a.

La discrezionalità mista

Ed è così che si giunge alla cosiddetta discrezionalità mista, che più che essere un terzo tipo è un’unione delle altre due; il giusto mezzo e il giusto equilibrio tra la mera applicazione della legge senza discernimento sul singolo caso da affrontare (della discrezionalità tecnica) e invece il ragionamento sul caso specifico offerto dalla discrezionalità amministrativa, con lo scernimento e la riflessione di un raziocinio che è concentrato e interessato al bene comune e all’interesse appunto tanto del singolo cittadino quanto della collettività.

Quindi prima di sentirci vittime di un’ingiustizia ricordiamoci che spesso non è facile neppure per un amministratore scegliere il provvedimento più giusto ed opportuno da adottare e seguire. Spesso discuterne non serve perché egli stesso può essere d’accordo con noi, ma non può fare nulla e altrimenti o diversamente: la legge è legge e quello che dice è regola inconfutabile. Per questo poi nascono cavilli burocratici (con ricorsi e contro-ricorsi senza fine) ed empasse che si protraggono a lungo nel tempo e dai quali è pressoché impossibile uscirne, difficili da risolvere perché a confine tra scienza  e ragione, che a volte è complicato far coincidere e collimare.

note

[1] tanto che si dice che la discrezionalità amministrativa è “servente” rispetto alla normativa vigente ed ai singoli vincoli che possano regnare.

Autore dell’Immagine: Pixabay.com


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