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Assunzione immigrati clandestini: datore non sempre responsabile

18 Giugno 2013 | Autore:
Assunzione immigrati clandestini: datore non sempre responsabile

Il datore di lavoro che assume immigrati senza permesso di soggiorno non è punibile qualora inconsapevole della condizione di clandestinità dei lavoratori.

Il datore di lavoro che ha impiegato un immigrato privo di permesso di soggiorno, senza essere consapevole della clandestinità di quest’ultimo, non è punibile. Lo ha ribadito la Cassazione in una recente sentenza [1], confermando quanto già espresso in una pronuncia del mese scorso (ne abbiamo parlato qui: “Assunzione immigrati clandestini: datore punito solo se consapevole”).

In linea generale, è vietato assumere lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno [2], con permesso scaduto, revocato o annullato, pena la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa fino a 5.000 euro per ciascun lavoratore irregolare.

Tuttavia nel 2008 il legislatore, volendo reprimere più gravemente il reato, ha aumentato le pene (oggi da 6 mesi a 3 anni e la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato). Il reato è stato così trasformato da contravvenzione a delitto.

La legge però prescrive che nessuno può essere punito per un delitto se non l’ha commesso con dolo, ossia con la piena volontà o coscienza di commetterlo. Ciò significa che, dal 2008 in poi, in questi casi, il datore di lavoro non è responsabile per il reato in questione se non è consapevole di commetterlo [3].

Per tali motivi, dal 2008, l’imprenditore che assume un immigrato clandestino è punibile solo se cosciente della presenza irregolare del lavoratore sul territorio italiano, non anche qualora ne sia inconsapevole.


note

[1] Cass. sent. n. 25607 dell’11.06.2013.

[2] Art. 22, c. 12 del T.U. sull’immigrazione, per come novellato dal d.l. n. 92 del 23.05.2008.

[3] Salvo i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge (art. 42 cod. pen., c. 2).


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