Diritto e Fisco | Articoli

Casa popolare: spetta al figlio non convivente?


Casa popolare: spetta al figlio non convivente?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 ottobre 2017



In caso di morte dell’assegnatario, il figlio che non faceva parte del nucleo familiare al momento dell’assegnazione, perché sposato, ha diritto a subentrare se rientra a far parte della famiglia dopo la sua separazione.

Se muore l’assegnatario della casa popolare, chi ha diritto a subentrare nel contratto di locazione con l’Ater? La questione degli alloggi popolari ha sempre preoccupato migliaia di famiglie italiane che, spesso, al momento del decesso del beneficiario, capo famiglia, si trovano in mezzo alla strada. È ad esempio il caso dei figli a cui, se anche non conviventi, viene a mancare il sostegno economico dei genitori per pagare l’affitto o avere un proprio domicilio. Un’ordinanza della Cassazione pubblicata ieri [1] fa chiarezza sul punto e spiega se la casa popolare spetta al figlio non convivente. Ma procediamo con ordine.

La prima cosa da fare per capire a chi spetta la casa popolare al decesso del beneficiario è verificare cosa prevede la legge regionale. Poiché però spesso queste si assomigliano, analizzeremo l’ipotesi più frequente. Immaginiamo che a una coppia di coniugi, con un figlio, venga assegnata una residenza popolare. Quando muore il marito, il figlio si è ormai sposato da qualche anno ed è andato via di casa. Senonché, dopo qualche anno, il giovane divorzia e rientra nell’abitazione della madre rimasta vedova. Passa qualche altro anno ancora e decede anche l’anziana donna. Il figlio allora rivendica il subentro nella locazione della casa popolare. Gli spetta? A detta della Cassazione sì. Ecco spiegate le ragioni.

La normativa regionale prevede espressamente due categorie di legittimati al subentro nell’affitto della casa popolare: i componenti del nucleo familiare originariamente assegnatario e i componenti del «nucleo familiare ampliato».  Quando si determina l’ampliamento del nucleo familiare? I casi sono i seguenti: matrimonio dell’assegnatario, convivenza more uxorio dell’assegnatario da almeno due anni, da dimostrare nelle forme di legge, accrescimento della prole dell’assegnatario dovuta a nascita naturale, riconoscimento o adozione; affidamento di minori, rientro dei figli motivato da separazione omologata dal giudice competente.

Sicuramente il figlio sposato e non convivente con il genitore al momento della conclusione del contratto non ha diritto al subentro. Nell’esempio di poc’anzi, alla morte del padre e con il subentro della madre, interviene di fatto un nuovo contratto e, quindi, si crea un nuovo nucleo familiare di cui, tuttavia, non fa più parte il figlio, andato a vivere da solo, con la moglie, qualche anno prima. Se questi non avesse divorziato, quindi, non avrebbe potuto avanzare alcun diritto al subentro. Le cose però vanno diversamente proprio per via del divorzio e del rientro nella casa della madre. In questo caso, il figlio fa parte del «nucleo familiare ampliato» e quindi, anche se non convivente al momento dell’assegnazione della casa popolare, ha diritto al subentro nell’affitto.

Risultato: il figlio che, separato dalla moglie, torna a vivere con i genitori, ha diritto a subentrarle nel contratto di locazione di un alloggio popolare.

note

[1] Cass. sent. n. 25411/2017 del 26.10.2017.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI