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Se il datore di lavoro non paga lo stipendio posso licenziarmi?

2 Dicembre 2017


Se il datore di lavoro non paga lo stipendio posso licenziarmi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Dicembre 2017



Sono dipendente di un’azienda sull’orlo del fallimento. Il datore di lavoro non mi paga lo stipendio da mesi. Pensavo di licenziarmi per giusta causa almeno così avrei preso la disoccupazione. Farei bene?  

Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro costituisce, purtroppo, una problematica molto sentita, soprattutto nei periodi di crisi economica ma il lavoratore, dal canto suo, ha diverse modalità per reagire a tale grave forma di ingiustizia.

A parere dello scrivente, considerando anche l’età del lettore e la legittima pretesa di andare in pensione, il licenziamento per giusta causa dovrebbe essere considerato come ultima ipotesi, portando avanti invece altre iniziative magari non di immediata attuazione ma più proficue, elencate qui di seguito.

1) Investire della questione un sindacato e/o un avvocato ed inoltrare una formale diffida e messa in mora. Nonostante questa attività sia stata fatta dal lettore per ben due volte, spesso una diffida redatta da un avvocato, anche tramite un sindacato, costituisce un’ottima modalità per ottenere risposta dal datore di lavoro.

2) Chiedere, gratuitamente e senza costi, l’intervento dell’Ispettore della Direzione Territoriale del Lavoro. Quest’ultimo convocherà l’azienda e il dipendente presso di sé ai fini di un tentativo di conciliazione (cosiddetta “conciliazione monocratica”). Questo strumento si rivela molto spesso particolarmente efficace perché è tempestivo, non presenta spese per il dipendente, costituisce un forte stimolo nei confronti dell’azienda a pagare, in quanto, in caso contrario, scatterebbe il controllo delle autorità con irrogazione di sanzioni particolarmente salate, offre la possibilità di un incontro con il datore di lavoro al fine di trovare una conciliazione che metta tutti d’accordo e, nello stesso tempo, si evita lo scontro in tribunale (più costoso e lungo).

3) Rivolgersi ad un legale per la redazione di un decreto ingiuntivo da inoltrare al datore di lavoro. Il decreto ingiuntivo viene richiesto presso il Tribunale del Lavoro del luogo in cui è presente l’azienda. L’ingiunzione di pagamento è uno strumento giudiziale piuttosto veloce da ottenere e permette di procurarsi il cosiddetto “titolo esecutivo“, necessario per l’esecuzione forzata in caso di mancata ottemperanza del datore anche dopo la notifica dello stesso. Dalla notifica del decreto ingiuntivo l’azienda ha 40 giorni di tempo per decidere se “pagare con le buone”, non pagare (e in tal caso sottoporsi al rischio di un pignoramento) oppure presentare opposizione contro il decreto. In quest’ultimo caso, il procedimento prenderà una piega lunga: infatti, verrà avviato un giudizio ordinario e i tempi per il recupero delle somme potrebbero procrastinarsi, salvo che il giudice conceda la provvisoria esecuzione del decreto stesso (il che consente al creditore di agire immediatamente in esecuzione forzata).

4) Nel caso in cui l’azienda venga dichiarata fallita, il lavoratore può insinuarsi al passivo del fallimento e chiedere che i propri crediti (cioè gli stipendi) gli vengano liquidati in via privilegiata, cioè prima che vengano soddisfatti tutti gli altri creditori non forniti di tale privilegio (clienti, fornitori, etc.). Qualora oltre al lettore ci dovessero essere anche altri dipendenti che lamentano la stessa problematica, ossia il mancato pagamento degli stipendi, con l’ausilio di un avvocato, se il credito vantato supera i 25 mila Euro, gli stessi potranno richiedere al Tribunale che venga dichiarato il fallimento dell’azienda. In altre parole, i dipendenti dell’azienda privati dello stipendio, con un credito superiore ai 25 mila euro possono unirsi e chiedere al Tribunale di riferimento l’emissione di sentenza di fallimento dell’azienda, in modo da potersi poi insinuare ed ottenere gli importi di competenza.

5) Nel caso di fallimento, qualora sfortunatamente l’azienda dovesse risultare “non capiente” cioè se anche dopo la liquidazione e la vendita di tutti i beni non dovessero esserci abbastanza soldi, il lavoratore potrà fare richiesta di intervento al Fondo di Garanzia presso l’INPS per l’ottenimento delle retribuzioni spettanti per gli ultimi tre mesi di rapporto di lavoro, purché rientrino nei dodici mesi anteriori alla data della domanda di fallimento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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