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Lo sai che? E-commerce: regole da seguire per la registrazione in contabilità

Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2017

La nostra società ha iniziato ad effettuare vendite con e-commerce con Amazon (vendite al dettaglio in Italia, paesi Cee Ed Extracee). Periodicamente, riceviamo per le vendite da noi effettuate l’estratto conto, dove sono indicati tutti i passaggi da loro effettuati fino all’accredito del netto sulla nostra banca. Quali sono le modalità esatte di registrazione contabile di tutto l’estratto conto? Dobbiamo emettere scontrino fiscale e/o fattura all’atto della vendita o ad accredito avvenuto?

Il commercio elettronico, denominato anche e-commerce, consiste nella cessione di beni materiali, o anche immateriali, con modalità telematiche che permettono il pagamento del prezzo e l’esecuzione dell’ordine, oppure il download dei contenuti acquistati, come ad esempio nel caso di musica o software. Di questa tipologia di commercio si individuano due forme:

a) Il commercio elettronico diretto, che prevede la cessione elettronica di beni virtuali di servizi quali siti internet, musica, giochi. Tali operazioni, ai fini Iva, costituiscono prestazioni di servizi.

b) Il commercio elettronico indiretto, che prevede la cessione materiale dei beni mediante l’utilizzo della rete internet che facilita la conclusione del contratto e consente il pagamento del corrispettivo: il bene viene spedito con le vie tradizionali. Tali operazioni, ai fini Iva, costituiscono cessioni di beni.

Nel caso specifico si è in presenza di commercio elettronico indiretto che, in mancanza di una normativa esplicita, viene assimilato, anche ai fini della disciplina Iva, alle vendite per corrispondenza. Per tali fattispecie, l’emissione di fattura non è obbligatoria, a meno che non venga richiesta dal cliente non oltre il momento dell’operazione, così come indicato nell’art. 22, comma 1, n. 1, DPR n. 633/1972: “L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: 1)per le cessioni di beni effettuate (…) per corrispondenza (…).” Dal momento che il compratore può richiedere emissione di fattura è consigliabile predisporre il sito internet in modo che sia possibile, per l’acquirente, effettuare la relativa opzione e, conseguentemente, indicare i dati necessari per la fatturazione.

Il commercio elettronico indiretto non è soggetto inoltre all’obbligo di certificazione fiscale attraverso ricevuta o scontrino in quanto, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett.00) del DPR n. 696/1996: “Non sono soggette all’obbligo di certificazione….( scontrino o ricevuta fiscale): 00) le cessioni di beni poste in essere da soggetti che effettuano vendite per corrispondenza, limitatamente a dette cessioni”.

Tali importanti semplificazioni, tipiche della vendita per corrispondenza, consentono a chi decide di aprire un negozio online o di operare nell’ambito del commercio elettronico indetto di non emettere nessun documento a fronte di una vendita a consumatori privati, essendo sufficiente l’annotazione sul registro dei corrispettivi del totale delle operazioni giornaliere ex art. 24 DPR n. 633/1972. Nell’eventualità in cui vengano emesse fatture su richiesta dei clienti occorrerà istituire, insieme al registro dei corrispettivi, il registro delle fatture emesse ex art. 23 DPR n. 633/1972. Inoltre, con riferimento alle vendite a distanza, o per corrispondenza, ai sensi d.l. n. 331 del 30 agosto 1993, l’imposta viene generalmente applicata nel Paese di destinazione, a meno che non si superino determinate soglie, in tal caso l’imposta è applicata nello Stato di partenza del bene.

Il cedente che opera nel commercio elettronico indiretto ed esegue operazioni intracomunitarie, al fine di stabilire quali siano le modalità di fatturazione e gli adempimenti contabili e fiscali cui sottoporsi, deve individuare:

– la tipologia del soggetto acquirente (se privato consumatore o soggetto passivo);

– l’ammontare delle operazioni poste in essere.

Ad esempio, nel caso di cedente italiano e cessionario privato consumatore Intra UE, la regola base stabilisce che le operazioni effettuate verso cessionari (non soggetti Iva) di altri Stati membri, scontano l’Iva in Italia, a condizione che:

– i beni siano spediti o traportati dal cedente o per suo conto nel territorio di un altro Stato membro;

– l’importo annuo delle vendite dello Stato membro di destinazione, nell’anno precedente e nell’anno in corso, non sia superiore ad € 100.000,00, o la minor ammontare stabilito in ogni Stato membro di destinazione, secondo la Direttiva 2006/112/CE.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, poiché il sistema di vendita di Amazon, in quanto venditore online, non impone fattura l’emissione della (né dello scontrino o della ricevuta fiscale) ad un consumatore (non intestatario di partita IVA), secondo l’art. 22 del Decreto del Presidente della Repubblica del 26/10/1972 n. 633 e l’articolo 2, lettera oo) del DPR 21 Dicembre 1996, n. 696 (come confermato dalla Risoluzione n. 274/E del 5 novembre 2009), al fine di una esatta registrazione contabile sarà sufficiente l’annotazione sul registro dei corrispettivi del totale delle operazioni giornaliere ex art. 24 DPR n. 633/1972. Nell’eventualità in cui vengano emesse fatture su richiesta dei clienti occorrerà istituire, insieme al registro dei corrispettivi, il registro delle fatture emesse ex art. 23 DPR n. 633/1972.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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