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Telecamere finte: sono legali?

29 ottobre 2017


Telecamere finte: sono legali?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 ottobre 2017



Il privato o il condominio possono installare una telecamera a tutela degli spazi privati senza bisogno di affiggere cartelli con avvisi.

Hai paura che i ladri possano entrare a casa tua come hanno già fatto in diversi appartamenti del circondario. Non esiste una porta blindata che non possa essere aperta, ti hanno detto alcuni “tecnici” del settore: è solo una questione di maggiore o minore tempo. Ci vorrebbe un impianto di allarme collegato con la polizia, ma anche in questo caso le autorità interverrebbero quando ormai il danno è fatto e, spesso, i ladri hanno fatto in tempo a scappare con tutta la refurtiva. Peraltro un la videosorveglianza privata lascia il tempo che trova: che te ne fai delle immagini se ormai gli svaligiatori se ne sono andati? La telecamera ha però un’indubbia funzione di deterrente. E questo lo sai tu come lo sanno anche gli stessi ladri che, se hanno poco tempo a disposizione, tra due abitazioni preferiscono quella senza sistemi di protezione. Così, per non spendere troppi soldi in un impianto di videosorveglianza, decidi di installare una telecamera finta. La sua presenza sarà certamente un valido freno quantomeno per il ladro inesperto. Ti chiedi, a questo punto, se devi affiggere il cartello con l’avviso per i terzi e se l’obiettivo (per quanto fittizio) non possa essere rivolto verso la proprietà dei vicini di casa (ai quali ti sei guardato bene di dire che si tratta di un giocattolo per evitare fughe di notizie). Insomma il quesito di fondo è: le telecamere fine sono legali? Abbiamo scoperto, viaggiando su vari siti internet, che sul punto regna parecchia incertezza e non sono pochi ad avere le idee confuse. Ad esempio c’è chi si chiede a cosa si va incontro se si installa una telecamera finta che riprende il proprio giardino o il posto auto nel garage condominiale. C’è chi invece vuol sapere se può montare una telecamera finta sulla porta di casa che riprende il pianerottolo. E c’è anche il condominio, a corto di soldi, che vorrebbe acquistare una telecamera finta da posizionare sopra il portone come deterrente per i ladri. Cerchiamo di capire cosa prevede la legge.

Come intuibile, non c’è nessuna norma che stabilisce se le telecamere finte sono legali. La legge, infatti, si limita a disciplinare l’uso della videosorveglianza e, quando lo fa, ipotizza un impianto perfettamente funzionante. Non ci resta, quindi, che rimetterci all’interpretazione e ai pareri del Garante della Privacy, ossia l’unica autorità deputata alle decisioni in materia oltre ai giudici. Per rispondere in modo più preciso in merito alla legalità delle telecamere private dobbiamo fare un’importante distinzione a seconda che queste siano utilizzate da un soggetto pubblico o privato, ossia da una amministrazione o da un cittadino qualsiasi a tutela della sua proprietà o del condominio a tutela degli appartamenti e degli spazi comuni.

Telecamere finte per l’appartamento o il giardino privato

Secondo un importante parere del Garante della Privacy [1], l’uso di telecamere finte è legale e non deve neanche rispettare le norme in materia di tutela della riservatezza. In altri termini non c’è necessità di apporre un cartello, né orientare l’occhio in modo da non invadere l’altrui proprietà. In altri termini se è vero che è lecito camminare con una pistola giocattolo senza porto d’armi, è altrettanto lecito utilizzare una telecamera finta senza chiedere autorizzazioni e senza dover apporre particolari avvisi. In proposito, il Garante della Privacy ha detto: «L’istallazione di una finta telecamera, non in grado di riprendere immagini o suoni, non comporta un trattamento di dati personali. Il ricorso presentato al Garante dalle persone che ritengono di essere state riprese, e relativo al trattamento delle informazioni eventualmente raccolte, è quindi inammissibile». In altre parole, l’Authority non può intervenire se qualcuno lamenta l’uso altrui di una telecamera fittizia poiché. Lo stesso dicasi se a utilizzare la telecamera finta è un condominio (è proprio questo il caso deciso dall’Authority) che ben potrà installare questi giocattoli con finalità deterrenti senza alcun rischio, sempre però previa autorizzazione dell’assemblea, secondo le stesse maggioranze previste per la videosorveglianza (maggioranza dei presenti in assemblea che rappresentino almeno la metà dei millesimi dell’edificio).

Se non c’è violazione del diritto alla privacy, non ci può essere neanche il reato di interferenze illecite nella vita privata. Difatti il codice penale sanziona chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolgono nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi. Ma siccome la telecamera finta non è in grado di procurare dette notizie o immagini, e poiché le norme penali non possono essere interpretate in via estensiva, non ci può essere alcun reato da parte di chi utilizzi tali dispositivi giocattolo.

Telecamere finte su strade e giardini pubblici

Nel caso in cui il Comune utilizzi una telecamera finta a difesa di uno spazio pubblico, il comportamento potrebbe – ma non è certo – essere ritenuto illegale. Difatti, la presenza di una telecamera può ingenerare l’affidamento nella collettività di essere tutelati maggiormente e, in caso di reato, poter contare su un archivio di dati per risalire al responsabile. La gente, insomma, in uno spazio videosorvegliato, potrebbe anche allentare l’attenzione e i propri controlli: magari circolare con la borsa non perfettamente stretta a tracollo, lasciare l’auto per qualche secondo senza la sicura chiusa, poggiare una borsa o una bicicletta sul marciapiedi. Se poi, in caso di furto o di aggressione, si dovesse scoprire che non c’è possibilità di utilizzare – per ovvie ragioni – alcuna immagine per risalire al colpevole il Comune potrebbe rispondere di tale danno.

note

[1] Garante Privacy, decisione del 30.12.2003 [doc. web n. 1084610].

Autore immagine: 123rf com

GARANTE DELLA PRIVACY

[doc. web n. 1084610]

Provvedimento del 30 dicembre 2003

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

In data odierna, con la partecipazione del prof. Giuseppe Santaniello che presiede la riunione, del prof. Gaetano Rasi e del dottor Mauro Paissan, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;

Esaminato il ricorso presentato da Condominio di Via XY, in persona dell’amministratore pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Paola Carloni presso il cui studio ha eletto domicilio

nei confronti di SK;

Visti gli articoli 13 e 29 della legge 31 dicembre 1996, n. 675 e gli articoli 18, 19 e 20 del d.P.R. 31 marzo 1998, n. 501;

Viste le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

Relatore il prof. Giuseppe Santaniello;

PREMESSO:

Il Condominio di Via XY, in persona dell’amministratore pro-tempore, afferma che SK avrebbe installato una telecamera “dinanzi alla propria porta d’ingresso”, senza la previa autorizzazione del condominio. Non avendo ricevuto riscontro alle richieste di rimuovere la telecamera, il condominio aveva proposto un’istanza formulata ai sensi dell’art. 13 della legge n. 675/1996 con la quale, accanto ad alcune richieste non rientranti tra gli specifici diritti previsti da tale disposizione, aveva chiesto “conferma dell’esistenza o meno di dati personali che riguardino le persone residenti nel Condominio, anche se non ancora registrati”, opponendosi all’eventuale trattamento dei dati stessi, e chiedendo di conoscere finalità e modalità del trattamento.

In risposta a tale istanza, con nota a mezzo fax, SK aveva comunicato di aver installato, in realtà, “una finta telecamera che ha solo scopo deterrente nei confronti di eventuali malintenzionati” e che “non esistono dati registrati di nessun genere, e tanto meno trattati, che riguardino residenti del condominio proprio in virtù della natura inerte della telecamera”.

Ritenuto tale riscontro insoddisfacente il condominio ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 29 della legge n. 675/1996 con il quale ha ribadito le proprie richieste ed ha chiesto che le spese del procedimento siano poste a carico del titolare del trattamento.

All’invito ad aderire spontaneamente a tali richieste, formulato il 19 novembre 2003 da questa Autorità ai sensi dell’art. 20 del d.P.R. n. 501/1998, SK, con nota pervenuta il 10 dicembre 2003, nel ribadire “la natura inerte” della telecamera in questione ed affermando la legittimità del proprio comportamento, ha sostenuto di aver posizionato “sopra la porta di ingresso una telecamera finta acquistata presso la ditta “D-Mail srl” di Firenze, articolo n. 37818 (come da fotocopia allegata) a solo scopo deterrente per i malintenzionati”.

Con memoria inviata via fax il 15 dicembre 2004 il condominio ha sostenuto che il documento prodotto dalla resistente, in assenza della fattura di acquisto del prodotto, non prova che la telecamera in questione corrisponda a quella commercializzata da D-Mail S.r.l. e che quindi sia una “finta” telecamera.

CIÒ PREMESSO IL GARANTE OSSERVA:

Il ricorso verte sull’installazione di una telecamera in uno stabile condominiale.

Il ricorso è inammissibile in quanto difetta dei presupposti previsti dagli artt. 13 e 29 della legge n. 675/1996.

L’art. 13 comma 1, lett. c) n. 1 della predetta legge tutela il diritto di ottenere, a cura del titolare o del responsabile, senza ritardo, la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che riguardano la persona istante, ma non anche di dati relativi ad un terzo. Il comma 4 del medesimo articolo 13 prevede che nell’esercizio di tale diritto l’interessato possa rilasciare per iscritto a persone fisiche ed associazioni delega o procura. A tale riguardo l’art. 17 del citato d.P.R. n. 501/1998 precisa che “la persona che agisce su incarico dell’interessato deve …esibire o allegare copia della procura o della delega recante sottoscrizione autenticata nelle forme di legge”.

Nel caso di specie gli eventuali dati personali oggetto di trattamento non sarebbero riferiti al condominio e si tratterebbe di dati relativi a singoli condomini o ad altre persone riprese dalla telecamera su cui verte il ricorso.

Nella documentazione in atti non vi è traccia della delega o procura che i condomini o eventuali altri interessati avrebbero rilasciato in riferimento all’esercizio dei diritti di cui all’art. 13 della legge ed alla successiva proposizione del ricorso. Risulta invece che l’amministratore abbia agito a tutela del diritto alla riservatezza dei condomini, nonché nell’interesse del condominio per ciò che attiene all’uso comune dei beni e alla contestata allocazione della telecamera. Peraltro, risulta sulla base dei riscontri forniti dalla resistente nel corso dell’istruttoria del procedimento (della cui veridicità l’autore risponde anche ai sensi dell’art. 37-bis della legge n. 675/1996 “Falsità nelle dichiarazioni e nelle notificazioni al Garante”), che nel caso di specie non è stato effettuato un trattamento di dati personali.

La presente dichiarazione di inammissibilità non pregiudica il diritto dei condomini e del condominio ricorrente di far valere nelle competenti sedi i profili relativi alla tutela dei propri diritti anche in ordine alla tranquillità individuale e alla legittimità dell’installazione della telecamera all’interno di una zona ritenuta di proprietà comune senza la previa autorizzazione del condominio medesimo.

PER QUESTI MOTIVI IL GARANTE:

dichiara inammissibile il ricorso.

Roma, 30 dicembre 2003

IL PRESIDENTE Santaniello

IL RELATORE Santaniello

IL SEGRETARIO GENERALE Buttarelli

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