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Si può obbligare il dipendente a fare le ferie?

8 novembre 2018 | Autore:


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Diritti e doveri del dipendente sulla fruizione del periodo di riposo. Se l’azienda chiede di farlo e il lavoratore rifiuta, viene pagato a fine rapporto?

L’azienda non può obbligare il dipendente a fare le ferie quando il lavoratore non le vuole fare. Ma, alla fine del rapporto di lavoro, non è tenuta nemmeno a pagare le ferie che il lavoratore non ha voluto fare nonostante le sollecitazioni dell’azienda. La giurisprudenza si arricchisce di nuove sentenze sul riposo che ogni dipendente deve fare durante l’anno. Perché, che gli piaccia o no, i giorni di vacanza se li deve prendere. Anche per restare a casa o per andare a pesca se vuole. Ma se li deve prendere.

La legge vieta ad un lavoratore di non fare le ferie, anche se fa un accordo in tal senso con l’azienda e ci mette la sua firma. Tale accordo sarebbe nullo. Così come non è legittimo obbligare il dipendente a fare le ferie chiedendogli con scarso preavviso di stare a casa in un determinato periodo che magari al lavoratore non interessa o non conviene. A questi due concetti, ora se ne aggiunge un altro: non è legittimo neppure pretendere dal datore di lavoro al momento della risoluzione del contratto il pagamento delle ferie non godute solo perché il dipendente non ha voluto prendersi i giorni di vacanza, nonostante l’azienda gli avesse chiesto di farlo. Così ha determinato recentemente la Corte di Giustizia europea.

Insomma, non bisogna confondere l’atteggiamento dell’azienda che vuole a tutti i costi obbligare il dipendente a fare le ferie per fargliele smaltire e, così, non dovergliele pagare a fine rapporto con quello di chi ti propone di stare a casa per qualche giorno in modo da consumare le ferie che ti spettano. Come vedrai in questo articolo, c’è una bella differenza.

Sono obbligato a prendere le ferie?

La Costituzione prevede che ogni lavoratore dipendente faccia annualmente il periodo di ferie stabilito dal contratto nazionale di categoria. Non è possibile, dunque, fare qualsiasi tipo di accordo con l’azienda per rinunciare ai giorni di vacanza, come non è nemmeno possibile trasformare in soldi il periodo delle ferie. Il datore di lavoro non può negare le ferie a dipendente: sarebbe passibile di sanzione amministrativa e obbligato a pagare al lavoratore il danno per usura psicofisica e le maggiorazioni per le ferie non godute.

A meno che ci siano delle particolari esigenze aziendali che non consentano il godimento delle ferie proprio nel periodo richiesto: in tal caso, il dipendente ha diritto ad un’indennità sostitutiva.

Quante ferie mi spettano e quando vanno fatte?

La legge prevede un minimo di 4 settimane di ferie retribuite. Quando vanno fatte? Di norma funziona così:

  • almeno 2 settimane durante il periodo di maturazione. Il dipendente ha diritto a chiederle continuative, cioè a prendersi 15 giorni consecutivi;
  • il resto delle ferie, se il contratto nazionale di categoria non prevede altri termini, va fatto entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione. Significa che le ferie maturate e non godute nel 2018 devono essere fatte entro la fine di giugno 2020.

Il datore di lavoro mi può negare le ferie?

Come abbiamo già anticipato, il datore di lavoro non può negare le ferie al dipendente, poiché la fruizione è obbligatoria per legge. Nel caso in cui l’azienda commettesse questa scorrettezza, potrebbe essere denunciata all’ispettorato del lavoro e dovrebbe pagare una di queste sanzioni:

  • da 100 a 600 euro nella maggior parte dei casi;
  • da 400 a 1.500 euro se le ferie sono state negate a più di 5 lavoratori o in un periodo di almeno 2 anni;
  • da 800 a 4.500 euro se le ferie sono state negate a più di 10 lavoratori o in un periodo di almeno 4 anni.

Il datore di lavoro mi può obbligare a fare le ferie?

Il Codice civile [1] stabilisce che dopo un anno di ininterrotto servizio il dipendente «ha diritto ad un periodo di ferie retribuito, possibilmente continuativo, tenuto conto degli interessi dell’azienda e del prestatore di lavoro», cioè del dipendente stesso. Lo stesso articolo stabilisce che il datore di lavoro deve comunicare preventivamente al dipendente il periodo del godimento delle ferie. Va da sé che quel «preventivamente» non riguarda il giorno prima e nemmeno due [2].

Ma ci sono altri due passaggi da non sottovalutare. Uno, è quello che fa riferimento agli «interessi dell’azienda e del prestatore di lavoro». Significa che non si può obbligare il dipendente a fare le ferie (o tutte le ferie) solo quando l’azienda lo decide. Altro discorso è che, per esigenze del datore di lavoro, ci sia un periodo in cui il dipendente non può recarsi in ufficio o in fabbrica (pensiamo, ad esempio, alle chiusure aziendali di agosto o – per chi le adopera – durante il periodo natalizio). In questo caso, il resto del monte ore può deciderlo il lavoratore. Nel caso in cui venga obbligato a smaltire i giorni di riposo in modo coatto, l’azienda può essere condannata a reintegrare il monte ore di ferie maturate.

L’altro passaggio importante dell’articolo del Codice civile in materia di ferie riguarda l’opportunità di godere di quel periodo «in modo continuativo». Sulla questione si è pronunciato il Tribunale di Pordenone [3], chiamato a pronunciarsi su una società che, ripetutamente, metteva le maestranze in ferie solo per qualche ora al giorno, a ridosso o in sostituzione dell’utilizzo della cassa integrazione, senza accordo con i sindacati e senza preavviso.

Per i giudici, obbligare il dipendente a fare le ferie in questo modo viola il Codice civile perché vengono decise in periodi frazionati e per «l’assenza di una preventiva comunicazione e di un qualche accordo sindacale in materia».

Inoltre, per il tribunale friulano, il datore di lavoro è tenuto a dare al dipendente comunicazione scritta riguardante le ferie, precisando nominativo, le ore di ferie da smaltire e data e periodo in cui devono essere godute.

Se non faccio le ferie mi vengono pagate?

Abbiamo appena visto che l’azienda non può obbligare il dipendente a fare le ferie. Ma è anche vero che il dipendente non può rifiutare le ferie pretendendo che gli vengano pagate alla conclusione del rapporto di lavoro. Se c’era qualche dubbio in proposito, lo ha chiarito la Corte di giustizia europea con una recente sentenza [4]. Secondo i giudici di Lussemburgo, il diritto alle ferie di un lavoratore finisce nel momento in cui lui stesso rinuncia a godere di quel periodo di riposo nonostante il suo datore gli abbia chiesto di farlo. Significa che è meglio andare in vacanza anziché fare lo «staccanovista»: le ferie richieste dall’azienda ma non godute andranno perse e non verranno pagate.

La Corte Ue si è pronunciata in tal modo sul caso di un lavoratore tedesco che, finito il rapporto di lavoro, pretendeva i soldi delle ferie che non aveva fatto anche se l’azienda gli aveva suggerito di utilizzare le ferie residue in tempo utile prima della scadenza del contratto. Per i giudici, questo equivale ad una rinuncia del lavoratore al proprio diritto alle ferie e, quindi, all’indennità sostitutiva che va corrisposta solo alla fine del rapporto di lavoro. In altre parole: non hai voluto stare a casa anche se ti ho chiesto di farlo, ora sono cavoli tuoi. Che tu sia un dipendente privato o pubblico, non cambia nulla.

Se non faccio le ferie e muoio gli eredi hanno qualche diritto?

Facendo i dovuti scongiuri, che succede se vieni a mancare mentre hai diritto alle ferie non godute? Anche su questo si è pronunciata la Corte di giustizia europea [5], stabilendo che tale diritto non si estingue in caso di decesso del lavoratore. Saranno, quindi, gli eredi a ricevere l’indennità sostitutiva per quel periodo di vacanza non fruito dal dipendente.

note

[1] Art. 2109 cod. civ.

[2] Trib. Milano, sent. del 24 aprile 1996.

[3] Trib. Pordenone, sent. n. 121/2016.

[4] Corte giustizia Ue causa n. C-619/16.

[5] Corte giustizia Ue causa n. 596/16.

Autore immagine: 123rf.com


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