Professionisti Il giudice per le indagini preliminari (Gip)

Professionisti Pubblicato il 4 novembre 2017

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Le indagini preliminari e l’indagato: la funzione del Gip e del Gup.

Protagonisti delle indagini preliminari, come vedremo, sono soprattutto la Polizia giudiziaria ed il pubblico ministero. Il codice di rito prevede, però, che a controllare l’operato di tali soggetti processuali intervenga un soggetto «terzo» che è il giudice per le indagini preliminari: questi non gestisce o coordina le indagini, ma interviene sporadicamente, nelle ipotesi previste dal codice di rito: è per questo che il G.I.P. viene definito come giudice degli atti, piuttosto che del procedimento.

Dispone l’art. 328 che «nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del pubblico ministero, delle parti private e della persona offesa dal reato, provvede il giudice per le indagini preliminari».

Il G.I.P. è un organo monocratico, organizzato in uno specifico ufficio costituente sezione del Tribunale nel cui ambito territoriale opera.

La funzione del G.I.P. è quella di controllo sull’attività del P.M., nonché di garanzia dei diritti delle parti nella fase delle indagini. Le sue funzioni non sono disciplinate in una particolare sezione del codice di rito, ma in singoli articoli ove è previsto il suo intervento.

In particolare, ad esempio, il G.I.P. svolge:

  • una funzione di controllo del termine di svolgimento delle indagini, allorchè il P.M. chieda la proroga del termine (art. 406);
  • una funzione di controllo sull’esercizio dell’azione penale da parte del P.M., allorché quest’ultimo avanzi richiesta di archiviazione del procedimento (artt. 408 e ss.) o eserciti l’azione penale (es. art. 455, emissione del decreto di giudizio immediato);
  • una funzione di garanzia dei diritti dell’indagato, allorché, ad esempio, il P.M. richieda l’applicazione di misure cautelari (artt. 291 e ss.); di intercettazioni telefoniche (artt. 267 e ss.); di sequestro (artt. 316 e ss.) etc.;
  • una funzione di giudizio, quando innanzi a lui si svolge il rito speciale del patteggiamento (art. 444) o del rito abbreviato (es. art. 458).

Nei processi di criminalità organizzata (indicati dall’art. 51, c. 3bis), poiché le indagini sono svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia (D.D.A.), le funzioni di GIP e di GUP sono espletate da un magistrato del Tribunale del capoluogo del distretto della Corte di Appello: ad esempio, se un’estorsione mafiosa viene fatta a Pinerolo, ad indagare è la D.D.A. di Torino, le cui richieste andranno inoltrate al GIP di Torino (art. 328, c. 1bis); l’udienza preliminare si svolgerà presso il GUP di Torino [1] [2], mentre l’eventuale dibattimento sarà celebrato innanzi al Tribunale di Pinerolo.

Sebbene si tratti di magistrati inquadrati nell’ambito dello stesso Ufficio («Sezione del giudice per le indagini preliminari», diversa dalla funzione del G.I.P. è quella del G.U.P. (giudice dell’udienza preliminare) il quale interviene dopo l’esercizio dell’azione penale (non quindi nelle indagini), quando si deve celebrare l’udienza preliminare, decidendo se l’imputato debba essere rinviato a giudizio (dibattimentale) o prosciolto (artt. 416 e ss.).

Ai sensi dell’art. 34, comma 2bis, il magistrato che ha svolto funzioni di GIP in un procedimento, è incompatibile a svolgere le funzioni di G.U.P. o di giudizio (es. celebrazione del giudizio abbreviato) nello stesso processo (cd. incompatibilità G.I.P.-G.U.P.).

note

[1] Per la competenza del GUP in tali casi, v. art. 4bis, d.l. 82/1991, conv. in l. 144/2000).

[2] Inoltre, il decreto sicurezza (D.L. 92/2008, conv. in L.125/2008), in un’ottica di omogeneità di disciplina, ha esteso anche ai reati previsti dai commi 3 quater e quinquies dell’art. 51, la competenza del GIP e del GUP distrettuali, modificando il comma 1bis dell’art. 328, abrogando il comma 1ter ed aggiungendo il comma 1quater.


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