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Odiare il datore di lavoro non è causa di licenziamento: è diritto di critica

16 Novembre 2012
Odiare il datore di lavoro non è causa di licenziamento: è diritto di critica

Solo i comportamenti che si traducano in un danno verso l’azienda possono dar luogo a licenziamento; pertanto anche il rapporto conflittuale col datore di lavoro non giustifica un licenziamento.

Anche se il lavoratore dichiara apertamente di odiare il proprio datore di lavoro e il contesto in cui giornalmente svolge l’attività subordinata, non può essere licenziato.

Lo ha affermato la Cassazione [1], ricordando come solo un comportamento che si traduca in un effettivo danno all’azienda può essere censurato e dar vita all’espulsione del dipendente. La semplice animosità, che rimanga solo un aspetto interiore e che, seppur manifestata in pubblico, non si concretizzi in una condotta obiettiva e dannoso, non giustifica il recesso del datore dal contratto di lavoro.

Criticare il datore

Vien fatto salvo, quindi, il diritto di critica del lavoratore nei confronti dell’azienda, purché esso, ovviamente, non vada oltre “il consentito”.

Insomma, l’odio puro e semplice non può essere punito.

 


note

[1] Cass. sent. n. 16643/2012.


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