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Lo sai che? Si può licenziare se i compiti vengono dati ad altra persona?

Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2017

Esternalizzazione possibile solo se il contratto col soggetto esterno avviene in breve tempo.

L’azienda ti ha comunicato il licenziamento. I vertici sostengono che non sei più necessario visto che le tue mansioni sono ormai superate per il moderno circolo produttivo; in più, ci sarà una nuova società esterna a occuparsi saltuariamente di ciò che facevi tu. Tutto questo viene sintetizzato con due semplici parole «esternalizzazione del servizio». A te però la cosa puzza: non ti sembra che la motivazione possa essere corretta e, soprattutto, veritiera, specie perché, da qualche mese, l’azienda ha assunto un’altra persona per metterla al tuo fianco. Insomma, il sospetto è che si tratti di una scusa e che tu sarai sostituito da un altro dipendente. Come puoi difenderti? Si può licenziare un dipendente se i suoi compiti vengono dati a un’altra persona? La risposta è in una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Condizioni per licenziare un dipendente per ragioni aziendali

Il datore di lavoro ha la facoltà di licenziare un lavoratore quando le sue mansioni non sono più utili alla produzione. Il licenziamento è legittimo anche solo per una gestione più economica dell’impresa. Si tratta del cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo ossia quello legato a ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Addirittura, alcune sentenze della Cassazione ritengono valido il licenziamento operato per conseguire un maggior profitto imprenditoriale; l’interpretazione però non è costante ed altre pronunce negano che la massimizzazione dell’utile possa legittimare la risoluzione del rapporto di lavoro.

Per poter licenziare un dipendente per ragioni aziendali è necessario il rispetto dei seguenti presupposti:

  • ci deve essere un effettivo riassetto organizzativo. Le motivazioni del licenziamento non devono cioè essere solo il pretesto per liberarsi del dipendente scomodo. In caso di contestazione del licenziamento da parte del lavoratore, spetta al datore dimostrare l’effettiva modifica nell’organizzazione della produzione. In altri termini, il licenziamento non si può basare su circostanze future ed eventuali, né su valutazioni astratte dell’opportunità del licenziamento, ma deve poggiare su un effettivo riordino interno. Detto riordino deve essere contestuale al licenziamento o al termine del periodo di preavviso; per cui è nullo il licenziamento se l’azienda dice di voler chiudere un ramo di azienda, e perciò manda a casa uno dei dipendenti adibiti ad essa, ma la chiusura avviene poi dopo diversi mesi;
  • prima del licenziamento, l’azienda deve verificare la possibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni (cosiddetto repêchage o ripescaggio). Solo se i residui posti di lavoro al momento del licenziamento sono tutti occupati o se le competenze del dipendente non consentono di adibirlo ad altre mansioni è possibile licenziarlo;
  • la scelta del dipendente da licenziare deve avvenire nel rispetto delle regole di correttezza e buona fede, senza porre in essere atti discriminatori. A tal fine è possibile fare riferimento ai criteri di scelta previsti dalla legge per i licenziamenti collettivi;
  • deve essere comunque dato il preavviso;
  • dopo il licenziamento non deve essere effettuata alcuna nuova assunzione a tempo indeterminato (quelle a termine non contano) di altre persone che vengono adibite alla sua stessa funzione. Ciò sarebbe infatti la dimostrazione che il compito non è stato affatto soppresso. L’assunzione non può neanche essere di poco anteriore al licenziamento.

Quando si può licenziare per motivi aziendali?

Vediamo ora quando si può licenziare per motivi aziendali. I tipici casi sono quelli della soppressione del posto (ossia delle mansioni) o del reparto cui il dipendente era adibito.

Non è necessario che vengano soppresse tutte le mansioni; è sufficiente che le stesse vengano diversamente ripartite (in tal caso solo a condizione che non sia più possibile utilizzare, anche solo parzialmente, il dipendente nella stessa posizione lavorativa originaria).

Il licenziamento può avvenire anche per l’arrivo di macchinari e scoperte tecnologiche che rendano l’uomo non più necessario.

È possibile licenziare il dipendente anche quando le sue mansioni vengono affidate a soggetti esterni, siano essi delle ditte o delle persone singole. È proprio il caso dell’esternalizzazione dei servizi. Tanto è il pensiero ormai costante della Cassazione [2].

È possibile licenziare e affidare gli stessi compiti a un’altra persona?

Tiriamo le somme di quanto abbiamo appena detto. È possibile licenziare un lavoratore e affidare i suoi compiti a un’altra persona purché:

  • prima del licenziamento sia verificata la possibilità di adibire il soggetto ad altre mansioni disponibili e compatibili con la sua formazione (il ripescaggio);
  • l’esternalizzazione del servizio deve avvenire contestualmente al licenziamento o subito dopo. Se passa troppo tempo è sintomo che la necessità aziendale era solo fittizia e pretestuosa;
  • le mansioni devono essere affidate a un soggetto esterno all’azienda e non a un altro lavoratore assunto nell’immediatezza del licenziamento o poco prima. Ciò non toglie che una parte dei compiti prima svolti dal dipendente possano essere ripartiti tra i suoi colleghi già assunti.

note

[1] Cass. sent. n. 25649/17 del 27.10.2017.

[2] Cass. sent. n. 6346/2013, n. 22535/2008.

Autore immagine: 123rf com


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