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Come obbligare una persona a curarsi

8 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2017



In Italia nessuno può essere obbligato a curarsi, tranne nel caso in cui il malato minacci la propria o l’altrui incolumità.

Secondo la Costituzione italiana, nessuno può essere obbligato a curarsi, tantomeno a ricoverarsi presso una clinica o una struttura ospedaliera [1]. Tuttavia, la legge prevede dei casi in cui il malato debba necessariamente essere sottoposto a cure mediche. Vediamo allora come obbligare una persona a curarsi.

Quando è possibile obbligare una persona a curarsi

La legge prevede alcune rare ipotesi in cui la persona malata deve sottostare alle cure mediche contro la sua volontà [2]. Si tratta di malattie psichiatriche alla cui presenza l’ordinamento risponde con il ricovero forzato presso appositi reparti. Questa reazione è giustificata dalla pericolosità del soggetto malato, il quale rappresenta una minaccia per la propria e per l’altrui incolumità. La legge non parla di patologie specifiche: il disturbo può derivare da eccesso di sostanze stupefacenti, da problemi congeniti, da ubriachezza, ecc.; ciò che interessa all’ordinamento non è la malattia ma la conseguenza della stessa.

Come obbligare una persona a curarsi: il TSO

Il trattamento sanitario obbligatorio è la risposta che dà l’ordinamento a fronte dei casi indicati. Il Tso è  disposto dal Sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, del Comune di residenza del malato o del Comune ove egli si trovi anche solo momentaneamente. Il Sindaco provvede con ordinanza motivata sulla base di tre presupposti:

  1. la persona si trova in uno stato tale da necessitare di urgenti interventi medici;
  2. Le cure proposte vengono rifiutate;
  3. non è possibile adottare misure di diverso tipo.

I certificati medici che comprovano lo stato di salute del malato devono provenire da medici non necessariamente psichiatri. Ciò vuol dire che il Tso potrà essere disposto anche sulla base di una diagnosi (certificata) del medico di famiglia successivamente confermata da altro medico dell’Asl. il Sindaco ha quarantotto ore per ordinare il Tso facendo accompagnare la persona dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura. Se il malato rifiuta il ricovero, potrà essere trasportato nel luogo di cura anche con la forza.

È chiaro che la procedura appena illustrata costituisce un’evidente deroga alla libertà personale del soggetto [3], oltre che alla sua autodeterminazione in materia di trattamento sanitario. Tuttavia, la Costituzione demanda alla legge il compito di individuare i casi in cui la libertà personale può essere eccezionalmente violata. In questi casi, è sempre necessario l’intervento dell’Autorità giudiziaria. Ed infatti, disposto il Tso, il Sindaco deve inviare l’ordinanza al Giudice Tutelare entro quarantotto ore dal ricovero forzoso per la convalida; il Giudice deve convalidare il provvedimento entro le quarantotto ore successive [4]. In assenza di convalida il Tso decade automaticamente. Il Giudice Tutelare può però anche non convalidare il provvedimento annullandolo.

La durata dell’obbligo di curarsi

Il Trattamento sanitario obbligatorio ha una durata di sette giorni, prorogabile solo su richiesta espressa dello psichiatra competente del reparto ove è stata ricoverata la persona. In assenza di questa comunicazione, la cessazione del trattamento viene comunicata al Sindaco e poi al Giudice. Qualora il trattamento venga prolungato, il Sindaco firma una nuova ordinanza e la trasmette al Giudice per la convalida, ripetendosi l’iter della prima convalida. Per un maggiore approfondimento sull’argomento si rinvia alla lettura dell’articolo TSO: trattamento sanitario obbligatorio. Procedura.

L’obbligo di vaccinazione

Un’altra eccezione al diritto di rifiutare cure mediche è l’obbligo di vaccinazione. La legge italiana ha infatti da poco introdotto l’obbligatorietà di dieci vaccinazioni per la frequenza scolastica per i bambini fino a sei anni di età e la vaccinazione (senza però negare la frequenza scolastica) per coloro che hanno un’età compresa tra sei e sedici anni. Scopo della legge è quello di impedire la diffusione di malattie altamente infettive che si riteneva fossero oramai debellate. In questo caso, però, più che obbligo di curarsi trattasi di un obbligo sanitario preventivo, volto ad evitare il sorgere di un’epidemia.

note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Legge n. 180/1978 del 13.05.1978 (cosiddetta Legge Basaglia) e legge n. 833/1978 del 23.12.1978.

[3] Art. 13 Costituzione.

[4] Art. 3, legge n. 180/1978.

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