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Crescono gli occupati: più del 2016, ma non basta

3 Marzo 2017


Crescono gli occupati: più del 2016, ma non basta

> Business Pubblicato il 3 Marzo 2017



Secondo quanto rilevato dall’Istat ci sono più occupati tra i giovani e over50: calano gli inattivi. Padoan chiede più riforme.

Occupati in crescita a gennaio, con più di 30mila unità rispetto all’ultimo mese del 2016. Un segnale positivo, da analizzare però nel contesto più generale.

236mila unità in più del dicembre 2016

Il segnale positivo c’è. Rispetto al dicembre dello scorso anno gli occupati sono 236mila in più e certamente a questo hanno contribuito i vari incentivi alle assunzioni, riproposti in gran parte anche quest’anno. Secondo quanto rilevato dall’Istat l’aumento mensile di gennaio ha riguardato più uomini che donne e in particolare maschi ultracinquantenni.

Tasso di occupazione al 57,5%, ma crescono anche i disoccupati

Tra i 15 e 64 anni il tasso di occupazione è in crescita  di qualche punto percentuale, con un valore sssoluto di 22.856.000 occupati. 

Tuttavia nel complesso sale anche il numero di disoccupati: come è possibile?
La risposta è più semplice di quanto ci si aspetta: sono scesi gli “inattivi“, coloro i quali hanno rinunciato alla ricerca di un posto di lavoro. E sono scesi anche di molto, dal momento che si registra un -42mila nell’ultimo mese (di poco sopra i neo assunti) e di -461mila l’anno.
Chi si ripropone attivo nel mercato del lavoro, cercando attivamente una posizione lavorativa, rientra tra i disoccupati, il che spiega la parallela crescita dei due valori.

Maggiore fiducia e speranza nel trovare un lavoro?

Certamente il calo degli inattivi è uno dei segnali più importanti: si ritorna a credere nella possibilità di esser assunti e rendersi dunque attivi nell’economia. 

Maggiori occupati sia nei giovani che negli over 50

Per quanto si registri un aumento di 27mila occupati nella fascia tra i 15 e i 23 anni, il dato che più colpisce, anche per le ragioni probabili dell’aumento, è la forte crescita degli occupati negli over 50 (367mila unità). Il dato trova spiegazione probabilmente nel passaggio in questa fascia dei cosiddetti baby boomers, vale a dire le persone nate tra il 1946 e il 1964; ma anche nelle regole di accesso più severe alle pensioni.
L’allontanamento della soglia pensionabile, naturalmente, mantiene alto il numero di occupati, ma, banalmente, elimina ogni accesso delle nuove generazioni, che quindi aspettano, ancora una volta, in panchina.
In ogni caso qualche miglioramento c’è, se è vero come è vero che anche la disoccupazione giovanile è calata dal 39,2% al 37,9%. C’è però ancora molto da fare.

Intanto Padoan chiede riforme

Ne è consapevole il ministro Padoan, che chiede ulteriori riforme, minacciando di lasciare il posto se si resta nell’immobilismo. Sa bene infatti che la crescita complessiva del Prodotto interno lordo, allo 0,9%  è ancora decisamente troppo bassa «…come prima della crisi. Per creare occupazione e benessere dobbiamo liberare energie realizzando riforme». Nel frattempo Poletti annuncia modifiche in tema di voucher, criticati da molti, e richiede che si usino solo per le famiglie.
Certo guardando al caso Danimarca, di cui vi abbiamo parlato negli scorsi giorni, c’è da riflettere e, ironicamente, sorridere!


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