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Detrazione del costo del nutrizionista

2 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 dicembre 2017



È possibile detrarre dalle tasse anche il costo del nutrizionista che ci consegna una dieta personalizzata: vediamo come.

Il nutrizionista non è propriamente un medico, ma un biologo: è cioè un professionista che, inserito nel Servizio sanitario nazionale, valuta e studia i bisogni nutritivi ed energetici della persona nonché le abitudini e le necessità alimentari, ed elabora diete ottimali per le persone sane [1]. Non essendo un medico, il corrispettivo che viene pagato dal cliente al nutrizionista  non sarebbe detraibile perché, come noto, solo le spese mediche propriamente intese possono essere detratte dalle tasse.

Tuttavia, nell’epoca moderna caratterizzata spesso da patologie alimentari e da obesità, molti si rivolgono al biologo nutrizionista per farsi consigliare diete o trattamenti per il benessere alimentare.

Ecco allora che a date condizioni è possibile detrarre il costo della prestazione del nutrizionista, cioè i pagamenti fatti per i suoi onorari professionali.

Vediamo a che condizione è detraibile il costo del nutrizionista.

Il compito del biologo nutrizionista ai fini della detrazione

Innanzitutto, proprio perché il nutrizionista non è un medico ma un biologo, è stabilito che egli può prescrivere diete e trattamenti per il benessere alimentare solo a persone sane, non malate. Il nutrizionista può quindi consigliare diete o altri trattamenti similari solo a persone che non siano portatrici di patologie, al fine di migliorarne il complessivo benessere: tutti coloro che sono portatori di patologie devono quindi rivolgersi al medico e non al nutrizionista.

In sostanza quindi il biologo nutrizionista, in quanto esercente una attività professionale non medica ma comunque attinente alla salute delle persone, può prescrivere diete a soggetti sani e soltanto ad essi.

Come si detrae il costo del nutrizionista

Sulla base di questo presupposto – ovvero la prescrizione di diete a soggetto sano da parte di un biologo nutrizionista regolarmente iscritto all’albo – è possibile per il cliente detrarre il costo della prestazione del nutrizionista.

Innanzitutto, la persona può recarsi dal nutrizionista di sua spontanea volontà, senza che – a fini fiscali – sia richiesta una prescrizione medica in tal senso.

Dopodiché, ai fini della corretta detrazione del costo del nutrizionista, è necessario che il nutrizionista rilasci alla fine della visita, un documento che certifichi il corrispettivo ottenuto dal cliente. Il documento rilasciato al cliente dovrà contenere:

  • il titolo professionale del nutrizionista
  • la descrizione della visita nutrizionale effettuata
  • la descrizione della dieta consigliata

 

A quanto ammonta la detrazione del costo del nutrizionista

Una volta che ricorrono questi presupposti, la detrazione del costo del nutrizionista segue le stesse norme previste per la detrazione dei costi delle prestazioni mediche: dunque, il costo del nutrizionista sarà detraibile ai fini Irpef per la quota del 19% sull’eccedente la somma di euro 129,11.

Elaborazione della dieta esente da Iva

Le prestazioni del biologo nutrizionista ed in particolare quella di elaborazione della dieta è esente dal campo di applicazione dell’Iva [2].

note

[1] Art. 3 della L. n. 396/1967.

[2] Art. 1 del D. Min. Sanità del 17.05.2002; Art. 10 del D.P.R. n. 633/1972.

Autore immagine: Pixabay


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2 Commenti

  1. Il Biologo Nutrizionista elabora, dopo un’accurata visita nutrizionale (caratterizzata da un’anamnesi e dalla determinazione della composizione corporea) una dieta a pazienti sia in condizioni fisiologiche che in condizioni fisiopatologiche accertate (accertate significa che già si conosce la diagnosi: diabete, nefropatie, dislipidemie etc). Prescrive, inoltre, sulla sua carta intestata, integratori nutrizionali qualora ve ne sia la necessità. Collabora in equipe sanitarie con medici, psicologi e dottori in scienze motorie; alcuni realizzano ricerche nell’ambito della biologia e nutrizione umana (settore definito biomedico).

  2. L’art. 3 della Legge 396/67 e il Decreto Ministeriale 22 luglio 1993, n. 362 (Tariffario professionale) consentono al biologo di elaborare diete ottimali. Tali diete possono essere rivolte a tutta l’utenza in condizioni fisiologiche. Se invece il cliente presume di essere affetto da una qualche patologia e vorrebbe dal biologo consigli alimentari per curarla, il biologo lo rinvierà al medico perché accerti, con le sue competenze, se il soggetto è affetto da una qualche patologia e solo dopo questo accertamento potrà determinare ed elaborare una dieta che consenta, unitamente ai farmaci consigliati dal medico, il recupero dello stato di benessere.

    Il Consiglio Superiore di Sanità ha reso due pareri in merito alle competenze del biologo in materia di nutrizione. In premessa, il Consiglio ha precisato testualmente che “in riferimento al biologo il Consiglio di Stato con la sentenza n.6394/05 ha affermato …che le competenze del biologo in campo nutrizionale afferiscono ad una serie di atti e attività, fra le quali: in funzione dei fabbisogni nutritivi e in funzione delle intolleranze alimentari, l’elaborazione di diete destinate sia a soggetti sani sia a soggetti cui è stata destinata una patologia; l’indicazione di integratori/supplementi alimentari e altri prodotti dietetici di libera vendita” (Parere del Cons. Sup. Sanità del 15/12/2009, pag.2), concludendo poi che “il biologo può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio benessere, quale orientamento nutrizionale, finalizzato al miglioramento dello stato di salute” (Parere del Cons. Sup. Sanità del 12/04/2011). – ORDINE NAZIONALE DEI BIOLOGI

    Quindi…il biologo può elaborare diete sia in condizioni fisiologiche che in presenza di patologie e non solo a soggetti sani.

    Dato che siete un sito in cui si parla di legge…fate riferimento a quelle giuste almeno.

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