Tari pertinenze casa: pagamento illegittimo


Tari pertinenze casa: pagamento illegittimo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 ottobre 2017



La moltiplicazione della quota variabile sul numero delle pertinenze: ecco come chiedere i rimborsi dell’imposta sui rifiuti.

È esploso lo scandalo della Tari sulle pertinenze della casa, gonfiata illegittimamente dai Comuni, dopo la rivelazione del sottosegretario all’Economia nel corso di una interrogazione parlamentare di qualche giorno fa [1]. Il rappresentante del Governo ha ammesso che l’operato delle amministrazioni locali è fuorilegge e i contribuenti hanno diritto ai rimborsi per gli importi maggiorati pagati negli ultimi cinque anni a titolo di tassa sui rifiuti. Ora si apre un fitto contenzioso e, soprattutto, la caccia all’ultimo avviso di pagamento per stabilire chi ha versato più del dovuto e chi, invece, non può fare ricorso. Di tanto parleremo in questo articolo spiegando perché la Tari sulle pertinenze di casa è stata aumentata, perché il pagamento è illegittimo, come e quando ottenere indietro i soldi. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la Tari?

La Tari è l’ultima versione della tassa sui rifiuti, introdotta con la legge di bilancio 2014 (e applicata a partire dal 1° gennaio 2015). In precedenza si chiamata Tares e prima ancora Tia. È disciplinata da una legge nazionale e da regolamenti comunali che stabiliscono le aliquote. A dover pagare la Tari è chi vive nell’immobile: quindi, in caso di affitto, è l’inquilino e non il proprietario di casa a dover versare l’imposta.

Su cosa si calcola la Tari?

L’imposta sui rifiuti si calcola sugli immobili. In particolare è dovuta su:

  • locali ossia le strutture fissate al terreno e chiuse minimo su tre lati;
  • aree scoperte: si tratta delle superfici prive di edifici o di strutture edilizie, di spazi circoscritti che non costituiscono parte integrante del locale adibiti a qualsiasi uso che producono rifiuti urbani e assimilati.
  • La Tari non si applica invece su:
  • aree scoperte di pertinenza o accessorie a civili abitazioni: ad esempio, balconi e terrazze scoperte, posti auto scoperti, cortili, giardini e parchi;
  • aree scoperte di pertinenza o accessorie a locali tassabili ad eccezione delle aree scoperte operative;
  • aree comuni condominiali non detenute o occupate in via esclusiva, come androni, scale, ascensori, stenditoi o altri luoghi di passaggio o di utilizzo comune tra i condomini.

Come si calcola la Tari?

Veniamo ora alla parte più delicata e complessa. Cercheremo di rendere il discorso il più semplice possibile. La Tari si compone di due voci:

  • la «quota fissa», che viene collegata alla dimensione dell’appartamento. La tariffa della Tari viene così moltiplicata per i metri quadrati dell’immobile. Tanto più è grande la casa tanto più si paga a titolo di rifiuti; in questo calcolo finiscono anche le pertinenze coperte come garage, soffitte, cantine;
  • la «quota variabile» che dipende invece dal numero delle persone che abitano nell’appartamento. Questa quota deve essere calcolata una sola volta, sulla base di quanti sono gli occupanti dell’immobile in sé considerato, comprese quindi le pertinenze. Dunque, se una casa ha un garage o una cantina pertinenziale, la quota variabile va applicata una sola volta perché le persone che vivono nell’appartamento e utilizzano la pertinenza sono sempre le stesse.

Perché i Comuni gonfiano la Tari per le pertinenze?

Veniamo ora alla questione che sta tenendo banco in questi giorni. I Comuni stanno eseguendo un’illegittima moltiplicazione degli importi della Tari applicando la quota variabile dell’imposta tante volte per quante sono le pertinenze dell’immobile. Come invece abbiamo detto sopra, ciò non dovrebbe avvenire. Difatti, tanto se l’appartamento ha un garage o una cantina, tanto se non lo ha, il numero degli occupanti dell’immobile è sempre lo stesso; dunque, la quota variabile dovrebbe essere sempre una e non tante quante sono le pertinenze. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo di qualche giorno fa che denunciava l’accaduto e conteneva la risposta del sottosegretario: Tassa rifiuti: così i Comuni aumentano gli importi.

Tale comportamento ha portato una famiglia di quattro persone

Quanto pago in più di Tari rispetto al dovuto?

Questa situazione di illegittima maggiorazione sta portando le famiglie italiane a pagare importi salatissimi. Ad esempio, una famiglia di 4 persone che ha un appartamento di 100 mq, con un garage di 15 mq e una cantina di 10mq dovrebbe pagare  391 euro all’anno a titolo di Tari, invece ne paga 673 (con un aumento del 72%).

Come faccio a capire se sto pagando di più?

L’avviso di pagamento della Tari deve contenere il riepilogo dell’importo da pagare e il dettaglio delle somme, indicando l’immobile (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti, la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare. La quota variabile deve essere presente solo per l’abitazione, non anche per le eventuali pertinenze. 

Entro quale termine devo chiedere il rimborso Tari?

Si può chiedere il rimborso solo degli ultimi cinque anni, termine oltre il quale interviene la prescrizione. Quindi, tanto più si ritarda a chiedere la restituzione delle somme illegittimamente versate, tanto meno si recupera.

A chi va presentato il ricorso per la restituzione della Tari?

Il ricorso va presentato al Comune o, in caso di una società in house che gestisce i rifiuti, a quest’ultima.

Come faccio a chiedere il rimborso?

Si consiglia innanzitutto di fare un’istanza in autotutela al Comune. La si può presentare in carta semplice, citando gli estremi dell’interrogazione parlamentare [1]. Insieme all’istanza andranno preferibilmente allegate le prove del pagamento. L’istanza va presentata con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata e va firmata a nome del contribuente che versa la Tari (proprietario o inquilino della casa).

In caso di silenzio o di diniego, bisogna rivolgersi nei 60 giorni successivi alla Commissione Tributaria Provinciale e fare ricorso. In caso di silenzio-rifiuto il ricorso va presentato dopo 60 giorni dal novantesimo giorno dalla presentazione dell’istanza in autotutela.

note

[1] Interrogazione parlamentare n. 5-10764 del 18.10.2017.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. fosse solo quello … per la mia impresa produco un sacco nero ogni 3 anni e mi fanno pagare 3000 euro l’anno
    secondo me è un crimine

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI