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Lo sai che? Stati Uniti d’Europa: possibili?

Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2017

Esistono ipotesi anche remote di possibilità per costruire gli Stati Uniti d’Europa o si tratterebbe di un atto incostituzionale, forse addirittura eversivo perpetrato nei confronti della Repubblica italiana in qualità di persona giuridica?

La risposta alla domanda del lettore dipende essenzialmente da ciò che giuridicamente debba intendersi con l’espressione Stati Uniti d’Europa.

Se, infatti, con questa espressione si intendesse fare riferimento all’evoluzione futura della Unione europea verso un assetto di tipo confederale (strada, peraltro, già imboccata), allora gli Stati Uniti d’Europa non troverebbero altro ostacolo se non quello dei limiti già più volte segnati dalla Corte Costituzionale (ad esempio nelle sentenze nn. 98 del 1965, 183 del 1973 e 170 del 1984).

In queste sentenze, infatti, la Corte Costituzionale ha chiarito che l’articolo 11 della Costituzione, nel consentire che lo Stato italiano, in condizioni di parità con altri Stati, possa limitare la propria sovranità per favorire la pace e la giustizia fra le nazioni, rende lecite tutte quelle limitazioni di sovranità, ivi comprese quelle derivanti dall’adesione dell’Italia alla Comunità europea (oggi Unione) con il limite dei “principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e dei diritti inalienabili della persona umana” (definizione che, in altre sentenze, costituisce la cosiddetta “forma repubblicana” non soggetta a revisione costituzionale ai sensi dell’articolo 139 della Costituzione).

Ciò vuol dire in altri termini che, fermo restando il suddetto limite, non è impedito all’Italia di aderire a forme di cooperazione internazionale e/o a limitazioni e/o cessioni di sovranità, finalizzate ad assicurare pace e giustizia, fino a quelle cui possono dar luogo (sotto il profilo dell’assetto istituzionale) le cosiddette unioni di Stati o confederazioni.

Pertanto nulla vieta l’evoluzione dell’Unione Europea verso una forma ancora più accentuata di confederazione, regolata dal diritto internazionale e dagli accordi fra gli Stati che ne fanno parte, con lo scopo di una sempre maggiore cooperazione per soddisfare interessi comuni e senza che questo significhi creare una nuova entità statuale (senza, cioè, che gli Stati che danno vita e approfondiscono fra loro il vincolo confederale perdano la propria indipendenza politica e sovranità).

Da questo punto di vista, poi, lo stesso Atto unico europeo (recepito in Italia con legge n. 909 del 1986) ha già da trenta anni posto le basi per questa evoluzione che nei fatti è già in atto (e per molti versi già attuata) considerato che l’Atto unico europeo prevedeva, per i Paesi che facevano parte della Comunità europea e che oggi aderiscono all’Unione europea, una più intensa unificazione economica (già realizzatasi con la creazione del mercato comune interno privo di frontiere e nel quale viene assicurata la libera circolazione di capitali, servizi, merci e persone), un rafforzamento della cooperazione (nei settori monetario, sociale, di tutela ambientale e di ricerca scientifica e tecnologica), la ricerca di una più stretta coesione economica tra le diverse regioni europee e di una politica estera comune (anche attraverso, ad esempio, la nascita di un esercito comune).

Al contempo, però, da più parti si auspica che l’Unione europea evolva anche e soprattutto nel senso di una sempre maggiore democratizzazione delle sue Istituzioni, cioè da un lato rafforzando i poteri del Parlamento, massimo organo rappresentativo ed espressione della sovranità popolare (europea) e dall’altro sottraendone al Consiglio ed alla Commissione (da democratizzare anch’essi rendendoli espressione non più dei Governi, ma dei Popoli europei attraverso la nomina dei rispettivi membri da parte del Parlamento).

Al contrario, se con l’espressione Stati Uniti d’Europa si volesse intendere un processo politico e giuridico destinato a dar vita alla nascita di una nuova entità statuale che acquisisca sul piano internazionale quella personalità giuridica che, contemporaneamente, andrebbe a svanire per i singoli Stati (in quest’ottica destinati a diventare Stati federati, dotati ancora di poteri assimilabili a quelli degli Stati federati nell’ambito della federazione degli Stati Uniti d’America, privi però di personalità giuridica sul piano del diritto internazionale e senza più alcuna diretta gestione su alcune materie quali ad esempio la politica estera, la difesa esterna, la politica monetaria), questa evoluzione sarebbe difficilmente compatibile con la Costituzione repubblicana (in particolare con gli articoli 1 e 5) a meno di un momento di “rottura” istituzionale del tipo di quello che condusse alla convocazione nel 1946 dell’Assemblea costituente. In ogni caso e al di là delle etichette giuridiche, l’Unione europea, così come è oggi, costituisce già dal punto di vista giuridico una Unione di Stati (sicuramente da perfezionarsi sotto il punto di vista, già rimarcato, della democratizzazione delle relative Istituzioni) a cui gli Stati aderenti hanno già attribuito compiti importanti per finalità altrettanto rilevanti.

In ogni caso, quale che sia il ruolo e la posizione giuridica dei singoli Stati (compresa l’Italia) nell’ambito della Unione europea, ciò che deve restare fermo è che l’adesione dell’Italia ad ogni trattato internazionale da cui derivino limitazioni di sovranità è legittimo (come la Corte Costituzionale ha più volte sottolineato nelle già richiamate sentenze) se assicura un ordinamento interno ed internazionale in cui siano più agevolmente assicurate pace e giustizia.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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