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Comunione dei beni: che fare se manca l’indicazione di un immobile

3 Dicembre 2017


Comunione dei beni: che fare se manca l’indicazione di un immobile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Dicembre 2017



Mio padre e il suo socio, entrambi oggi defunti, negli anni ‘70 vendettero a mia madre una serie di immobili. Dinnanzi al notaio per l’atto di comunione dei beni, mio padre elencò i suoi beni in possesso mentre mia madre o per dimenticanza o perché non lo riteneva indispensabile, non indicò il locale di cui era proprietaria, vendutole da mio padre e dal suo socio.  Possiamo ritenerci proprietari io e i miei due fratelli, ognuno per la propria parte, di detto immobile?

Analizzati gli allegati inviati dal lettore (il contratto di compravendita e l’atto pubblico a rogito notarile), si può affermare quanto segue.

L’articolo 228, comma 1, della legge n. 151 del 19 maggio 1975 (la cosiddetta Riforma del diritto di famiglia entrata in vigore il 20 settembre 1975) stabiliva e stabilisce che anche uno solo dei coniugi delle famiglie già costituite alla data di entrata in vigore della legge stessa (come era la famiglia costituita dai genitori del lettore) poteva, entro il 15 gennaio 1978, manifestare con atto ricevuto da notaio o dall’ufficiale dello stato civile la propria volontà contraria ad assoggettare al regime della comunione legale i beni acquistati dopo il 20 settembre 1975.

Ciò significa che se nessuno dei genitori del lettore dichiarò, entro il 15 gennaio 1978, ad un notaio o all’ufficiale di stato civile di non volere il regime di comunione legale, allora gli acquisti compiuti dopo il 20 settembre 1975 e fino al 15 gennaio 1978 sono considerati per legge ricadenti nel regime di comunione legale.

Dagli atti allegati dal lettore, quindi, siccome non risulta che i suoi genitori abbiano dichiarato ad un notaio o all’ufficiale di stato civile di non volere il regime di comunione legale, gli acquisti effettuati con l’atto di compravendita devono essere considerati facenti parte del regime di comunione legale (finché il padre del lettore è stato in vita).

D’altra parte, poi, nell’atto di compravendita non risulta espressamente che i beni in esso indicati siano stati esclusi dalla comunione legale (la possibilità di escludere un bene immobile dalla comunione legale per gli acquisti compiuti dopo il 20 settembre 1975 è ammessa, ai sensi dell’articolo 179, n. 2), del codice civile, solo se nell’atto stesso, cui partecipino entrambi i coniugi, sia espressamente escluso dalla comunione legale un bene immobile purché sia o di uso strettamente personale o perché serva all’esercizio della professione del coniuge o perché acquistato con il prezzo del trasferimento dei beni personali).

Pertanto, stando così le cose, si deve concludere che i beni elencati nell’atto di compravendita ricaddero nel regime di comunione legale applicabile ai beni acquistati dai genitori del lettore tra il 20 settembre 1975 ed il 15 gennaio 1978 e, quindi, alla morte del padre la quota di questi beni appartenente a quest’ultimo è caduta in successione tra gli eredi.

Per quanto riguarda, invece, l’atto notarile, esso è esplicitamente intestato “Manifestazione di volontà ex articolo 228, 2° comma, della legge 151/1975”.

Ebbene, il secondo comma dell’articolo 228 della legge n. 151 del 1975 stabiliva che entro il 15 gennaio 1978 i coniugi potevano convenire che i beni acquistati prima del 20 settembre 1975 fossero assoggettati al regime della comunione, fatti salvi i diritti dei terzi. Quindi l’atto notarile fu necessario ai genitori del lettore per includere nella comunione legale anche i beni acquistati prima del 20 settembre 1975 (se i genitori non avessero fatto questo atto, i beni in esso indicati, acquistati prima del 20 settembre 1975, non sarebbero ricaduti nel regime di comunione legale).

Quello che si è appena detto spiega perché nell’atto notarile con data anteriore al 15 gennaio 1978 non siano stati indicati i beni oggetto dell’atto di compravendita:

– la legge, infatti, stabiliva che se l’acquisto era stato effettuato tra il 20 settembre 1975 ed il 15 gennaio 1978, i beni ricadevano automaticamente in comunione (senza bisogno di fare alcuna dichiarazione) se i coniugi non dichiaravano il contrario con atto pubblico entro il 15 gennaio 1978;

– se, invece, l’acquisto era avvenuto prima del 20 settembre 1975, i beni ricadevano in comunione solo se i coniugi dichiaravano di volerli includere nella comunione entro il 15 gennaio 1978 (ed i genitori del lettore hanno fatto questa dichiarazione con l’atto che, appunto, si riferisce a beni acquistati prima del 20 settembre 1975 e li include nella comunione).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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