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Lo sai che? Denuncia di falsa testimonianza: quanto allunga i tempi in appello?

Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

In seguito ad un investimento, il procedimento penale scaturito dalla querela ha portato ad una sentenza in cui l’imputato è stata condannato ad un’ ammenda, al pagamento delle spese ed è stata stabilita una provvisionale. È stato fatto appello con richiesta di sospensione della provvisionale e la richiesta di visita medico legale con la motivazione che un testimone, il passeggero, che comunque ha ammesso l’urto, sarebbe andato in confusione. Il giudice non ha accolto la richiesta. Ho preparato una denuncia di falsa testimonianza nei confronti dei due testimoni dell’imputato per poter depositare un atto amministrativo da cui si evince che i testimoni e l’imputato si erano accordati sin dall’inizio sulla menzogna raccontata in aula. La denuncia sia che venga prodotta nel giudizio di appello con il consenso di tutte le parti sia che non sia prodotta in detto giudizio potrebbe comportare la sospensione del giudizio di appello in attesa degli sviluppi della denuncia o del procedimento penale che scaturirebbe da essa? E quindi il penale va in prescrizione per colpa della nostra denuncia? Sul civile si deve comunque pronunciare?

Se il lettore avesse precisato il titolo di reato del quale si parla nel quesito si potrebbe calcolare in modo compiuto la prescrizione.

Ai sensi dell’art. 157 del codice penale, infatti, “la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro se si tratta di contravvenzione, ancorchè puniti con la sola pena pecuniaria”.

Tale termine non può superare sette anni e mezzo (ma solo se si tratta di delitti puniti con la pena non superiore nel massimo a sei anni).

Rispetto a ciò, però, si segnala che:

– da un lato il lettore parla di una condanna alla pena dell’ammenda e non della multa (e l’ammenda è prevista solo per le contravvenzioni la cui prescrizione matura nel termine massimo di cinque anni e non di sette anni e mezzo);

– dall’altro, al termine massimo vanno aggiunti i periodi di sospensione del procedimento causati da legittimo impedimento dell’imputato e del difensore o da astensione (ovvero sciopero degli avvocati). Mentre lo sciopero degli avvocati determina la sospensione della prescrizione per l’intero periodo di rinvio (ad esempio, se il 10 marzo 2016 si rinvia per astensione al 10 marzo 2017, la prescrizione resta sospesa per un anno intero), il legittimo impedimento sospende la prescrizione per soli 60 giorni a partire dalla cessazione dell’impedimento (ad esempio, se il 10 marzo 2016 si rinvia al 10 marzo 2017 perchè il difensore ha la febbre, la prescrizione resta sospesa per soli 60 giorni).

Questo significa che ai sette anni e mezzo vanno sommati tutti i periodi di sospensione della prescrizione dovuti alle cause suindicate e nei limiti temporali sopra riferiti: peraltro, dai verbali di udienza è facile desumere se vi siano sospensioni della prescrizione.

Quanto alla domanda posta dal lettore si noti anzitutto che il procedimento penale non deve essere sospeso a causa della querela: se, infatti, la persona offesa la produce, senza chiedere che si attenda l’esito del procedimento, il giudice non dovrebbe sospendere. Naturalmente è sempre nella facoltà del giudicante fare ciò che ritiene.

Qualora l’imputato dovesse chiedere rinvio fino all’esito del procedimento di falsa testimonianza, la persona offesa avrebbe due strade:

– non opporsi e chiedere che i termini di prescrizione siano sospesi (in questo caso l’eventuale archiviazione del procedimento per falsa testimonianza potrebbe ritorcersi contro la persona offesa);

– o opporsi sostenendo che la querela è un di più rispetto ad un processo che già prova la colpevolezza dell’imputato, per cui insistere nella definizione (questo potrebbe essere preferibile per chiudere il processo, avendo avuto la possibilità di far conoscere al giudice, attraverso la querela, le ragioni per le quali le dichiarazioni sono false).

 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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