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Falsa testimonianza: cosa occorre per la querela

5 Dicembre 2017


Falsa testimonianza: cosa occorre per la querela

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Dicembre 2017



In un processo per un sinistro stradale, un teste dell’imputato non solo ha reso falsa testimonianza ma non era neanche presente sul luogo. Lo attestano anche le schede redatte dai carabinieri, dove alla voce testimone c’è solo il passeggero.  È possibile chiarire nella denuncia per falsa testimonianza che la ragazza presente sul luogo era una che si vede nella foto, in allegato, identificata come tal dei tali, e non la teste dell’imputato?  Nominare chiaramente detta ragazza potrebbe comportare problemi di sorta?

Il reato di falsa testimonianza si configura a carico di un soggetto solo se si riesce a dimostrare, senza ombra di dubbio, che costui ha dichiarato il falso nella consapevolezza di farlo.

Ciò comporta che:

  • – da un lato, le dichiarazioni debbano essere molto precise;
  • – dall’altro, qualsiasi cosa la persona offesa scriva nella querela per falsa testimonianza debba essere dimostrata, onde evitare di incorrere nel reato di calunnia.

La persona offesa può allegare alla sua querela ogni elemento a supporto della sua accusa di falsa testimonianza, compresa la foto estratta da un profilo facebook o da qualsiasi altro sito on line, purché il sito (o la pagina facebook) sia pubblico. Ciò che spesso viene considerato violazione della privacy, infatti, è fotografare qualcuno, magari ritraendolo in contesti di vita privati: ma, se la foto già esiste, è certamente producibile senza incorrere in problemi penali.

La persona offesa può allegare anche il verbale dei carabinieri da cui si evince che la testimone non era presente: si consideri che quello che si instaura in forza della querela è un nuovo giudizio, per cui tutti gli atti relativi al procedimento sul sinistro stradale (che adesso è in appello) devono essere in qualche modo allegati alla querela affinché il pubblico ministero possa valutarli ai fini della falsa testimonianza. Il lettore potrebbe fare un primo capitolo della querela intitolato “premessa” nel quale spiega il fatto reato verificatosi ed il processo penale che ne è scaturito (con tutti gli allegati). Nel secondo capitolo lo stesso potrebbe trattare della “falsità delle dichiarazioni rese dai testimoni dell’imputato” e chiarirne le ragioni e le discrasie, dimostrando ogni sua affermazione.

Tuttavia si noti che non basta che la persona offesa sia certa della falsità delle dichiarazioni rese dai testimoni, in quanto deve poterle dimostrare nel giudizio penale: se non seguita bene la stessa rischia di incamminarsi su una strada pericolosa che può portare:

  • – in caso positivo, alla condanna dei testimoni;
  • – nel caso negativo alla calunnia o all’archiviazione del procedimento di falsa testimonianza.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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