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Multa per divieto di sosta: quando si può impugnare

25 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2017



Quando e come si può fare ricorso contro una multa per avere lasciato l’auto dove non si deve o perché l’orario del parcheggio è scaduto.

«Speriamo sia un volantino pubblicitario». Invece no. Il foglietto che si vede sotto il tergicristallo mentre ci si avvicina alla macchina è una multa per divieto di sosta. Prima reazione: irripetibile. Seconda reazione, doppia: «Ma è davvero in divieto?» oppure «Proprio ora doveva passare il vigile?». Terza e ultima reazione (che dipende dalla risposta alla seconda): «Pago o contesto?»

Mai agire «di pancia», perché potrebbe avere delle brutte conseguenze. La prima cosa da fare è verificare, in coscienza, se l’infrazione è stata commessa oppure no. Anche quando sappiamo di aver lasciato la macchina dove non si deve, giusto perché «tanto ci metto due minuti». Ma se non ci sono gli estremi per la contravvenzione oppure c’è un errore di forma, come contestare una multa per divieto di sosta? Partiamo dal presupposto che l’automobilista abbia ragione e vediamo cosa conviene e cosa non conviene fare.

Quando si può contestare la multa per divieto di sosta

Ci sono diverse ipotesi in cui si può fare un mezzo sorriso quando si trova sul parabrezza la multa per un divieto di sosta.

L’errore di forma

Una delle ipotesi per cui è possibile contestare una multa per divieto di sosta è perché il verbale rilasciato all’automobilista ha un errore di forma. Può sembrare banale, ma se non si vuole pagare la multa bisogna stare ben attenti, ad esempio, al fatto che il segnale stradale sia ben visibile, non coperto da una pianta non potata dal Comune, oppure collocato in un punto in cui può passare inavvertito o, ancora, imbrattato da una bomboletta spray e, quindi, non riconoscibile.

L’accertamento dell’ausiliare del traffico

Altro caso in cui è possibile contestare la multa per divieto di sosta è quando il mitico foglietto sotto il tergicristallo è stato lasciato da un ausiliare del traffico e non da un Vigile urbano. Solo la Polizia, infatti, può fare una multa per divieto di sosta. Gli ausiliari del traffico sono legittimati soltanto ad accertare le contravvenzioni per violazioni che riguardano il parcheggio sulle strisce blu o negli spazi immediatamente adiacenti ad essi (ad esempio l’auto in seconda fila che impedisce a quella già sulle strisce blu di uscire dal parcheggio).

Occhio, perché alcuni Comuni stanno superando tale divieto facendo compilare agli ausiliari del traffico il foglietto con la «pre-sanzione» (quello – tanto per intenderci – che viene lasciato sul parabrezza dell’auto), per poi far redigere la sanzione vera e propria da un agente della Polizia municipale. Il trucco è facilmente percepibile confrontando la firma che appare sulla pre-sanzione e quella apposta sulla contravvenzione che viene successivamente spedita a casa dell’automobilista: la mancata coincidenza consente all’automobilista di proporre una domanda di accesso agli atti amministrativi per verificare l’identità dei due firmatari e le relative qualifiche.

A quanto sembra, questa pratica di far accertare i divieti di sosta agli ausiliari e far compilare le successive multe alla municipale è ritenuta illegittima da alcuni giudici di Pace che hanno così iniziato a dichiarare nulli i verbali. In pratica, l’automobilista che si accorge che il nome del verbalizzante indicato sulla multa ricevuta a casa è diverso da quello che gli ha materialmente lasciato il foglietto con l’avviso sotto il tergicristallo può verificare la qualifica di quest’ultimo e, se si tratta di un semplice ausiliario del traffico, può contestare la multa per divieto di sosta.

La segnalazione tardiva della multa

Secondo il Codice della strada, le infrazioni devono essere contestate immediatamente e chi ha elevato la contravvenzione deve consegnare la copia del verbale. Naturalmente, nella maggior parte dei casi, l’automobilista che ha lasciato l’auto in divieto di sosta non è presente quando passa il vigile (altrimenti sposterebbe di corsa la macchina). In questo caso, attenzione alle multe che arrivano a casa in ritardo: se il postino non suona entro 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione, la multa non va pagata. A meno che il diretto interessato abiti all’estero: in questo caso, sempre secondo il Codice della strada, ci sono 360 giorni (praticamente un anno) per poter ricevere la notificazione differita della multa.

Come contestare la multa per divieto di sosta

Anche se non si è molto convinti di avere torto, di solito si tende a pagare una multa entro 5 giorni dalla notifica in modo da beneficiare dello sconto del 30%. Bisogna, però, sapere che, una volta versato l’importo della sanzione (da 85 a 338 euro per le auto, da 40 a 164 euro per i ciclomotori), ogni ricorso sarà inutile: i soldi non torneranno indietro.

Se, però, ricorre uno dei casi sopra elencati, come contestare la multa per divieto di sosta? Le possibilità sono due:

  • fare ricorso al Prefetto entro 60 giorni, pagando il costo della raccomandata;
  • fare ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni, pagando un costo fisso di 55 euro. In questo caso, ovviamente, c’è da valutare se il gioco vale la candela: per una multa da 40 euro, forse è meglio scegliere la prima strada.

Al ricorso al Giudice occorre allegare alcuni documenti:

  • copia originale del ricorso più quattro fotocopie;
  • copia di un documento di riconoscimento;
  • copia di eventuale documentazione che si voglia presentare al Giudice di Pace (fotografie, testimonianze o quant’altro);
  • ricevuta del pagamento del contributo unificato di 55 euro.

Che cosa può decidere il Giudice di Pace?

  • dichiarare il ricorso inammissibile perché non ci sono gli estremi per prenderlo in considerazione;
  • annullare la multa in toto o in parte;
  • ammettere ma annullare il ricorso: in questo caso, l’automobilista può saldare l’importo della multa entro 30 giorni oppure rivolgersi ad un Tribunale con l’assistenza di un avvocato.

Multa per orario scaduto sulle strisce blu

Se si riceve una multa per divieto di sosta sulle strisce blu nel caso in cui l’orario del parcheggio sia scaduto o non sia stato collocato lo scontrino del pagamento della sosta sul cruscotto, c’è un solo modo per contestarla: avviare una querela di falso. Si tratta di un procedimento che, a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere con il «penale», ma che serve a dimostrare che le dichiarazioni del pubblico ufficiale (in questo caso il vigile o l’ausiliare del traffico) sono false. In pratica, il cittadino dovrà azionare un giudizio autonomo e distinto rispetto all’impugnazione della multa, portando tutte le prove necessarie a dimostrare l’errore in cui è incorso il verbale.

Lo ha sancito il tribunale di Bari con una sentenza [1].

Secondo il giudice pugliese, posto che i verbali di accertamento redatti dagli ausiliari del traffico dipendenti delle società concessionarie dei parcheggi a pagamento hanno l’efficacia di atti pubblici [2], e che pertanto hanno un valore «privilegiato» rispetto a tutte le altre prove, la circostanza che una vettura sosti in zona a pagamento oltre l’orario indicato sulla ricevuta non può essere contestata se non con querela di falso.

Se si presenta querela di falso, il Giudice di Pace, sempre che ritenga il documento impugnato rilevante per la decisione, può:

  • sospendere il giudizio;
  • rimettere le parti dinanzi al tribunale competente per il relativo procedimento: la competenza del tribunale, in materia di querela di falso, è infatti inderogabile;
  • assegnare alle parti un termine perentorio entro il quale riassumere la causa davanti al tribunale.

Resta salva la possibilità per il giudice di devolvere la querela di falso al tribunale competente.

note

[1] Trib. Bari, sent. n. 19/2015.

[2] Artt. 22699 e 2700 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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