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Lo sai che? Successione: cosa fare se non si dichiara tutto?

Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2017

Il mio commercialista, quando ha presentato la denuncia di successione di mia madre verso me, si è dimenticato di indicare due immobili (uno in pieno possesso della mia defunta madre e un altro oggetto di usufrutto). Come devo procedere?

La dichiarazione di successione può essere integrata o corretta entro il termine di presentazione, cioè entro dodici mesi dalla data di apertura della successione (che coincide con la data del decesso della persona della cui successione si tratta) presentando una dichiarazione integrativa o correttiva.

È possibile modificare la dichiarazione di successione anche oltre il termine di dodici mesi dall’apertura della successione a condizione che le integrazioni o le correzioni vengano presentate prima che al contribuente venga notificato, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta oppure, in mancanza di queste notifiche, entro due anni dal pagamento dell’imposta principale (cioè dell’imposta di successione versata sulla base della dichiarazione originaria).

Dal quesito non emerge se al lettore siano stati notificati dall’Agenzia delle Entrate avvisi di liquidazione o avvisi di rettifica.

Si tenga conto, in ogni caso, che l’Agenzia delle Entrate ha cinque anni di tempo per notificare al contribuente l’avviso contenente la liquidazione o la riliquidazione dell’imposta e che i cinque anni decorrono dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione omessa.

Sulla base dei dati forniti dal lettore, è possibile ipotizzare che il termine per presentare la dichiarazione integrativa (nella quale lo stesso avrebbe potuto indicare gli immobili inizialmente non dichiarati) sia già scaduto (scade infatti o nel momento in cui l’Agenzia comunica al contribuente l’importo dell’imposta di successione da pagare sulla base dei dati della dichiarazione di successione presentata, oppure, in mancanza, con il decorso di due anni dal pagamento, da parte del contribuente, dell’imposta di successione).

Se, come si può ipotizzare, è scaduto il termine per presentare da parte del lettore la dichiarazione integrativa (con la quale si potevano dichiarare i due immobili inizialmente non dichiarati), dal momento in cui questo termine è scaduto sono cominciati a decorrere i cinque anni di tempo che l’Agenzia delle Entrate ha per procedere d’ufficio (cioè in mancanza di comunicazione da parte del contribuente) e notificare avviso di riliquidazione dell’imposta.

Se, dunque, il termine per presentare la dichiarazione integrativa era scaduto per il lettore prima del 06.05.2012 (questo termine scade decorsi due anni dal pagamento dell’imposta di successione oppure dalla notifica dell’avviso di liquidazione o di rettifica redatti dall’Agenzia sulla base dei dati comunicati con la dichiarazione di successione originaria), si può affermare che è pure scaduto il termine che l’Agenzia delle Entrate aveva per riliquidare d’ufficio a carico del lettore l’importo dell’imposta di successione da versare (tenendo conto, cioè, degli immobili non dichiarati nemmeno con una dichiarazione integrativa), importo maggiorato di sanzioni e interessi.

Tuttavia la legge (articolo 27, comma 6, del decreto legislativo n. 346 del 1990) consente al contribuente di presentare la dichiarazione integrativa anche oltre il termine di decadenza di cinque anni che l’Agenzia delle Entrate ha a sua disposizione per procedere d’ufficio a notificare avviso di riliquidazione dell’imposta di successione: in questo caso, però, la legge aggiunge che il contribuente è comunque tenuto a pagare l’imposta.

Se il lettore si trovasse in questo caso, potrebbe dunque presentare comunque la dichiarazione integrativa per gli immobili omessi ed essere però obbligato, proprio per effetto della presentazione tardiva della dichiarazione integrativa, al pagamento della imposta di successione riliquidata dall’ufficio (si ritiene che in questo caso non si debbano anche pagare sanzioni ed interessi).

Si noti che se effettivamente fosse scaduto il termine di cinque anni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione omessa (dichiarazione omessa che, mi ripeto, nel caso del lettore è quella integrativa che avrebbe dovuto presentare a suo tempo):

– da un lato l’Agenzia delle Entrate non potrebbe ormai più chiedere al lettore la differenza tra l’imposta di successione a suo tempo versata e quella dovuta tenuto conto degli immobili non dichiarati;

– ma dall’altro lo stesso sarebbe comunque tenuto a versare questa differenza (calcolata tenuto conto dei due immobili non dichiarati) se, spontaneamente, presentasse comunque oggi la dichiarazione di successione integrativa.

Se il problema fosse invece quello di vendere gli immobili ricevuti in successione (compresi quelli non dichiarati nella dichiarazione di successione), per i quali non fu fatta e non fu trascritta una accettazione espressa dell’eredità, e perciò si trovasse nella necessità di venire incontro alla legittima richiesta dell’acquirente di avere una continuità nelle trascrizioni nei registri immobiliari (continuità che spesso le banche pretendono per poter concedere mutui), allora il lettore dovrebbe, a mezzo del notaio, far trascrivere nei registri immobiliari l’atto di vendita dell’immobile ereditato una prima volta a suo favore e contro la persona dalla quale lo ha ereditato (con costo della trascrizione a suo carico) ed una seconda volta contro il lettore e a favore dell’acquirente (con costo della trascrizione ovviamente questa volta a carico dell’acquirente).

Solo con questa doppia trascrizione sarà possibile ripristinare la continuità delle trascrizioni, cioè rassicurare l’acquirente, attraverso le risultanze dei registri immobiliari, che non vi potrà essere alcun estraneo che possa vantare diritti sull’immobile o gli immobili che il lettore gli sta vendendo (la trascrizione, infatti, serve appunto a risolvere, a favore di chi per primo abbia trascritto, eventuali conflitti sulla proprietà degli immobili).

Nessun effetto di questo tipo, invece, può avere la trascrizione della dichiarazione di successione (che ha rilievo solo fiscale) che viene eseguita su richiesta della stessa Agenzia delle Entrate: pertanto, se il problema del lettore fosse quello di garantire la continuità delle trascrizioni ad un futuro potenziale acquirente degli immobili ricevuti per successione ereditaria, si sconsiglia di presentare la dichiarazione integrativa di successione sia perché la trascrizione nei registri immobiliari della dichiarazione integrativa non avrebbe l’effetto sperato in materia di continuità delle trascrizioni, ma soprattutto perché, se fosse già scaduto il termine che l’Agenzia delle Entrate ha per notificare al lettore l’avviso di riliquidazione, presentando oggi la dichiarazione integrativa quest’ultimo andrebbe ad obbligarsi per legge a pagare la differenza tra l’imposta di successione già versata e quella da ricalcolare tenendo conto degli immobili non dichiarati in origine.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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