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Cosa eredita il coniuge divorziato?

25 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2017



I diritti ereditari del coniuge: in particolare quelli del coniuge divorziato. 

È risaputo che alla morte di una persona, il suo patrimonio non può restare senza un titolare. I cosiddetti eredi sono individuati dalla legge, con la successione legittima, mentre in presenza di un testamento (successione testamentaria), essi sono indicati dalla persona interessata (tecnicamente si definisce testatore). È altrettanto noto che ci sono alcune categorie di eredi che non possono essere esclusi dalla successione neanche con un testamento. Definiti, secondo legge, come eredi legittimari, essi sono, principalmente il coniuge superstite ed i figli (in alcuni casi particolari anche gli ascendenti, cioè i genitori del defunto). Fatta questa sintetica, quanto necessaria premessa, appare evidente che il coniuge sia una erede necessario e fondamentalmente sempre presente nelle successioni. Tuttavia, questa caratteristica vale anche per il coniuge divorziato? Scioltosi il matrimonio ed ogni legame affettivo e parentale con l’ex di turno, può ugualmente accedere alla successione ereditaria dell’altro? Cerchiamo le risposte in questo articolo.

Cosa eredita il coniuge?

Abbiamo appena visto che il coniuge è considerato un erede necessario. O per legge o per testamento deve obbligatoriamente avere una parte dell’eredità. La quota di spettanza varia a seconda del tipo di successione. Per la successione legittima, cioè quella che si apre in assenza di testamento, il coniuge ha diritto:

  • se c’è un solo figlio, alla metà del patrimonio;
  • se ci sono più figli, a 1/3 del patrimonio;
  • senza figli o fratelli e sorelle del defunto, ma in presenza dei genitori, a 2/3 del patrimonio;
  • senza figli e genitori del defunto, ma in presenza di fratelli o sorelle del defunto, a 2/3 del patrimonio.

Viceversa con il testamento bisogna verificare cosa ha previsto il coniuge defunto quando era in vita, tenendo conto che la quota minima che dovrà ricevere il coniuge superstite è:

  • il 50% del patrimonio, in assenza di figli e con i genitori, o meno, del defunto;
  • 1/3 del patrimonio, in presenza di un solo figlio;
  • 1/4 del patrimonio, in presenza di più figli del defunto.

In tutti i casi appena elencati, il coniuge superstite ha anche il diritto di abitazione sulla casa coniugale e di uso sui mobili che la corredano, se era di proprietà comune o anche di titolarità esclusiva del defunto.

Cosa eredità il coniuge divorziato?

Quando due persone si sposano firmano un contratto, a seguito del quale nascono diritti e doveri in capo ad entrambe oltre allo scontato rapporto di parentela tra i due coniugi. A seguito del divorzio, tutto ciò si scioglie, viene meno ogni rapporto contrattuale tra le parti, le quali diventano a tutti gli effetti degli estranei (un esempio a riprova di quanto detto, è rappresentato dalla possibilità di risposarsi). Ebbene questo circostanza ha effetto anche in materia successoria. Infatti, alla morte del coniuge divorziato, l’altro superstite non ha alcun diritto ereditario nei confronti del primo. Il patrimonio, quindi, sarà devoluto a favore degli altri eredi potenziali (in primo luogo i figli).

Detto ciò, ci sono alcuni  diritti che possono nascere a favore del coniuge superstite divorziato, ma solo in presenza di determinati presupposti:

  • il diritto ad un assegno alimentare a carico dell’eredità, ma prevedibile soltanto se il coniuge superstite versa in stato di bisogno ed era titolare di un assegno di divorzio (sarà necessario fare ricorso in Tribunale, previo possesso dei descritti requisiti);
  • il diritto eventuale alla pensione di reversibilità.

A quest’ultimo proposito, bisogna precisare che, la legge [1] riconosce al coniuge divorziato superstite il diritto alla cosiddetta pensione di reversibilità, tuttavia questa possibilità è consentita soltanto in presenza di determinati requisiti:

  • il coniuge divorziato deve essere già titolare di un assegno di divorzio. Se questo beneficio gli era stato revocato oppure se i diritti di natura economica a seguito del divorzio, gli erano stati versati in un’unica soluzione, manca il presente presupposto;
  • il coniuge divorziato superstite non deve essersi risposato;
  • infine, il rapporto di lavoro del coniuge defunto, in virtù del quale ha maturato il diritto alla pensione, deve essere stato svolto in data anteriore alla sentenza di divorzio.

Quindi, se manca anche uno solo di questi presupposti, il coniuge divorziato non ha diritto alla pensione di reversibilità del coniuge defunto.

note

[1] Art. 615bis cod. pen.

[2] Cass. pen. sent. n. 18035/2012.

[3] Cass. pen. sent. n. 71/2013.

[4] Art 660 cod. pen.

[5] Cass. pen. sent. n. 18539/2017.


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