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Ricorso in cassazione e restituzione del risarcimento danni

8 dicembre 2017


Ricorso in cassazione e restituzione del risarcimento danni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2017



La parte soccombente ha fatto ricorso per cassazione, ma le è stata negata l’inibitoria ed è quindi obbligata al pagamento. Nel ricorso per cassazione la parte soccombente invoca numerosi motivi per i quali chiede sia la cassazione definitiva sia la cassazione con rinvio. In quest’ultimo caso (cassazione con rinvio) chi ha ricevuto il risarcimento in forza della sentenza cassata è tenuto alla restituzione o può trattenerlo fino alla nuova sentenza di appello? Per ottenere la restituzione la parte soccombente della sentenza cassata deve attivare una qualche procedura volta a ottenere un provvedimento esecutivo?

Il risarcimento è avvenuto in forza di una sentenza emessa in grado di appello, che costituisce titolo esecutivo.

In caso di accoglimento del ricorso in cassazione con rinvio per un nuovo giudizio in appello, sino a quando quel nuovo giudizio non sarà esaurito non vi è obbligo di restituzione delle somme ricevute: teoricamente, infatti, il nuovo giudizio di appello potrebbe anche essere deciso e concludersi in senso più favorevole, attribuendo il diritto a ricevere delle somme maggiori rispetto a quelle già incassate.

Quindi, fin a quando non ci sarà altro titolo esecutivo (altra sentenza) che, nella ipotesi prospettata dal lettore, vada a definire il grado di appello, non sussiste obbligo alla restituzione.

Quanto alla seconda domanda, il lettore ipotizza il caso in cui la nuova sentenza di appello “ribalti” la situazione, dovendo a questo punto restituire quanto ricevuto in forza della sentenza cassata. Ora, è chiaro che la nuova sentenza è anch’essa titolo esecutivo, ragione per la quale la parte che fu soccombente potrebbe avviare le azioni esecutive volte, in caso in cui non si adempia spontaneamente, al recupero forzoso di quelle somme. Da questo punto di vista, però, si deve anche tenere presente che la nuova sentenza di appello sarebbe (nuovamente) ricorribile in cassazione. In altri termini, solo quando la questione risarcitoria sarà chiusa con sentenza passata in giudicato (cioè non più impugnabile) potrà dirsi definita.

Volendo semplificare si può perciò scrivere:

1) fino alla nuova sentenza di appello non sussiste il titolo in forza del quale richiedere la restituzione: il nuovo processo potrebbe, ipoteticamente, essere ancora più favorevole;

2) In caso di soccombenza, la nuova sentenza (titolo esecutivo) potrebbe essere azionata per il recupero forzoso (pignoramenti) anche se quella stessa sentenza non ha ancora definitivamente risolto la questione risarcitoria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola

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