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Comodato della casa alla nuova compagna: la tutela del figlio

8 dicembre 2017


Comodato della casa alla nuova compagna: la tutela del figlio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2017



Mio padre, separato legalmente ma non divorziato, sta procedendo ad effettuare un comodato d’uso gratuito a vita della casa di proprietà alla sua attuale convivente. Mia madre è ancora in vita e sia io che lei dovremmo rientrare nell’asse successorio.  Esiste un modo per impugnare in futuro questo comodato (scrittura privata registrata all’Agenzia delle Entrate)?  Se per caso dovesse lasciarle l’usufrutto a nostra insaputa, anch’esso sarebbe impugnabile?  Ho letto sulla vostra testata che in realtà non esiste un modo per diseredare un figlio e gradirei consigli in merito sul da farsi oggi o in futuro alla morte di mio padre.

Per rispondere al quesito occorre innanzitutto chiarire quanto segue. Con una recente sentenza (la n. 6.203 del 18 marzo 2014) la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso in cui il contratto di comodato sia stipulato con durata fissata fino alla morte del comodatario (come è nel caso specifico), il contratto di comodato deve essere considerato non un contratto a tempo indeterminato, ma un contratto a tempo determinato.

La conseguenza è che il comodante (cioè il padre del lettore) o i suoi eredi, cioè il lettore e sua madre, potranno far cessare il contratto di comodato, quando il padre non ci sarà più, e pretendere e ottenere l’immediata restituzione dell’immobile non in qualsiasi momento (come è invece consentito per il comodato a tempo indeterminato), ma soltanto nei seguenti casi:

a) se il comodatario (cioè l’attuale compagna del padre del lettore) non custodirà e non conserverà l’immobile usando la diligenza del buon padre di famiglia, oppure se lo utilizzerà per un uso diverso da quello stabilito nel contratto (articolo 1804, comma 3, del codice civile);

b) se prima della scadenza del contratto (cioè prima della morte del comodatario) dovesse sopravvenire per il comodante (il padre) o i suoi eredi (il lettore e sua madre, quando suo padre non ci sarà più) un bisogno urgente e non previsto al momento della conclusione del contratto (articolo 1809 del codice civile);

c) ovviamente al momento della morte del comodatario (che nel caso specifico coincide con la scadenza del contratto).

Detto questo, bisogna anche aggiungere che l’esistenza di un contratto di comodato non può provocare la perdita per il lettore e per sua madre dei diritti di successione: quando infatti suo padre mancherà, il lettore e sua madre avranno per legge diritto ad una quota di proprietà della casa di cui si sta discutendo (si precisa che le quote che si stanno per indicare sono calcolate tenendo conto che il lettore sia figlio unico in quanto dal suo quesito non pare che vi siano altri fratelli).

Infatti nel caso in cui suo padre non lasci testamento, il lettore avrà diritto alla proprietà di una quota pari a metà della casa e sua madre altrettanto (dovranno, però, rispettare il contratto di comodato esistente fino alla sua scadenza, a meno che non si verifichino le circostanze sopra indicate con le lettere a) b) e c)).

Se, invece, il padre lascerà un testamento, al lettore spetterà per legge la quota di un terzo della proprietà della casa e a sua madre spetterà un altro terzo (il padre sarà libero di lasciare ad altre persone la restante quota di un terzo della proprietà della casa); anche nel caso in cui il padre avrà fatto testamento, fermo restando che al lettore e a sua madre nessuno potrà togliere le quote di proprietà della casa stabilite dalla legge, si dovrà comunque rispettare fino alla scadenza il contratto di comodato a favore dell’attuale compagna del padre.

Per essere più chiari: le quote di proprietà sopra indicate nessuno potrà sottrarle al lettore e a sua madre (cioè gli stessi saranno comproprietari della casa e potranno anche decidere di venderla eventualmente), ma dovranno rispettare il contratto di comodato ed il godimento che esso autorizza a favore della attuale compagna del padre.

Si aggiungono tre conclusive ed importanti considerazioni:

1) Alla madre del lettore, anche se separata ma senza addebito, potrà essere riconosciuto anche il diritto di abitare la casa adibita a residenza familiare e il diritto di usare i mobili di arredo (se di proprietà del defunto o comuni), ma a condizione che la stessa risulti essere convivente con il padre proprio in quella abitazione al momento in cui quest‘ultimo verrà a mancare (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 13.407 del 12 giugno 2014).

2) Per quello che concerne un’eventuale costituzione di usufrutto, essendo l’usufrutto un diritto reale esso, qualora venga effettivamente costituito, dovrà essere trascritto nei registri immobiliari contro il padre del lettore e a favore dell’usufruttuario: ciò che si intende dire è che attraverso una ispezione a nome del padre nei registri immobiliari (presso l’Agenzia del Territorio) si potrà verificare se e quando un diritto di usufrutto sia stato costituito sulla casa di proprietà.

Il diritto di usufrutto può avere una durata pari al massimo alla durata della vita dell’usufruttuario e gli eredi del nudo proprietario (cioè del padre) che ha concesso l’usufrutto dovranno rispettare l’esistenza dell’usufrutto fino alla morte dell’usufruttuario (in altre parole: se sarà costituito l’usufrutto e il padre del lettore venisse a mancare prima della sua attuale compagna, il lettore e sua madre erediterebbero la nuda proprietà e sarebbero obbligati per legge a rispettare l’usufrutto fino alla morte dell’usufruttuaria).

3) Quando il padre del lettore verrà a mancare occorrerà verificare se avrà lasciato o meno testamento: se avrà lasciato testamento, infatti, la legge (in presenza di coniuge e un figlio) consente al testatore di destinare liberamente a chiunque voglia un terzo della propria eredità, ma non di più.

Ebbene, se il padre avrà destinato ad un estraneo una quota maggiore del terzo di cui può per legge liberamente disporre (in modo da ledere la quota di un terzo spettante al lettore ed il terzo spettante a sua madre) allora questi ultimi avrebbero la possibilità di agire con la cosiddetta azione di riduzione per reintegrare le loro quote legittime (ed oggetto della loro azione di riduzione potrebbe anche essere il comodato o altra eventuale disposizione contenuta nel testamento, se effettivamente avessero leso e diminuito le loro quote di legittima).

In particolare, esiste una opinione di dottrina (anche se non maggioritaria) che ritiene che anche il comodato gratuito stipulato con una durata pari alla vita del comodatario possa essere oggetto di azione di riduzione nel caso in cui esso abbia effettivamente leso le quote di legittima spettanti per legge a coniuge e figli: si deve precisare ed avvertire che si tratta di una opinione che non ha trovato alcuna conferma in sentenze di Cassazione (che non hanno mai affrontato il tema), ma che è una opinione comunque sostenuta da alcuni autori e che potrebbe essere utile al lettore e a sua madre se si verificassero le condizioni che ho specificato.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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