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News Pendolari: le detrazioni su abbonamenti e Telepass

News Pubblicato il 30 ottobre 2017

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Bus, metrò e treno: si potrà recuperare fino a 47,50 euro. Ma la Legge di Bilancio prevede benefici anche per le aziende. Detrazione Telepass: come funziona.

Se tutto verrà confermato, il viaggio di milioni di lavoratori casa-ufficio e ufficio-casa sarà un po’ più leggero. La Legge di Bilancio 2018 prevede, infatti per i pendolari detrazioni fiscali sugli abbonamenti ai mezzi pubblici, che si aggiungono a quelle già in vigore per i Telepass. Una buona notizia per chi si lascia ogni mese fior di quattrini solo per andare al lavoro e per tornare a casa.

In qualche caso, come per i pendolari della Lombardia, si tratta di un ritorno al passato: fino a qualche anno fa, infatti, era possibile portare in detrazione l’abbonamento mensile del treno o della metropolitana. Poi, lo stop. Ora, se la proposta inclusa nella Legge di Bilancio verrà approvata così com’è, si tornerà a recuperare qualche soldino. Non molto, a dire il vero, perché il tetto fissato da portare in detrazione è piuttosto basso per chi deve raggiungere ogni giorno una grande città.

Vediamo come funziona la detrazione su abbonamenti e Telepass per i pendolari e chi ne ha diritto.

Pendolari: detrazioni su abbonamenti ai mezzi pubblici

La Legge di Bilancio prevede per i pendolari una detrazione fiscale del 19% sugli abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, compresa l’alta velocità. L’agevolazione, dunque, comprende i titoli di viaggio di bus, tram, metropolitana e treno. Il limite massimo da portare in detrazione, però, è di 250 euro. Significa recuperare 47,50 euro. Meglio di niente, certo. Ma neanche da fare troppe feste.

Facciamo l’esempio della Lombardia. Trenord fa pagare un abbonamento mensile di 40 chilometri in seconda classe 71 euro. Se il pendolare deve muoversi a Milano con i mezzi, ha la possibilità di fare l’abbonamento integrato treno + bus, o metrò o tram. Il costo è di 96 euro. Ergo, potrò portare in detrazione circa due abbonamenti e mezzo, visto che il tetto massimo è di 250 euro. Da gennaio a metà marzo. Da quel momento in poi non detraggo più nulla. Con i 47,50 euro che recupera, il pendolare si paga mezzo abbonamento mensile e ci aggiunge 1 euro di tasca sua.

Ne beneficia maggiormente chi abita in città o nell’immediato hinterland. Anche se nemmeno loro potranno portare in detrazione tutta la spesa. Basti pensare che un normale abbonamento mensile al trasporto pubblico di Milano città costa 35 euro, che moltiplicato per 12 mesi fa 420 euro. Si detrae il 19% su poco più della metà. In questo caso, con i 47,50 euro che recupera si paga un abbonamento mensile e gli avanza per una pizza margherita e una bibita.

Altro limite della detrazione fiscale per i pendolari è quello del tipo di abbonamento. È detraibile quello che comporta viaggi non isolati e che consentano un numero illimitato di corse per più giorni. Quindi, un abbonamento mensile, per capirci, visto che restano esclusi i titoli di viaggio di durata inferiore alle 72 ore, o quelli che prevedono 10 corse (tipo i settimanali) e anche quelli che consentono l’accesso ad altri servizi come l’ingresso ad un museo o ad un concerto.

Il contribuente può portare in detrazione anche le spese per il trasporto pubblico del coniuge (non legalmente ed effettivamente separato) e dei figli a carico naturali, adottivi o affidati. Ma sempre entro il tetto di 250 euro.

La detrazione fiscale sui mezzi pubblici per i pendolari segue la logica di tutte le altre: i soldi recuperati riducono l’Irpef lorda da pagare sui redditi. Significa che chi ha un’Irpef troppo bassa non avrà diritto alla detrazione sulle spese di trasporto in quanto non pagano l’Irpef per effetto delle altre detrazioni fiscali per lavoro.

Per poter fruire della detrazione i contribuenti devono conservare gli abbonamenti con le indicazioni riguardanti l’azienda che li ha emessi e la data di emissione.

Pendolari: agevolazioni per i datori di lavoro

Un piano B interessante per usufruire della detrazione fiscale sull’abbonamento dei pendolari ai mezzi pubblici è quella che la Legge di Bilancio offre alle aziende disposte a pagare ai propri dipendenti il costo del trasporto. In pratica, i dipendenti-pendolari (ed i loro familiari a carico) hanno l’abbonamento pagato dal datore di lavoro senza che quei soldi facciano reddito, in quanto sarebbero da considerare una forma di welfare aziendale. Il datore di lavoro, dal canto suo, può portare quelle spese interamente in deduzione perché rientranti nei costi sostenuti nell’esercizio della propria attività. L’importante è che questa possibilità venga data a tutti i dipendenti e non ad uno solo e che venga contemplata in un accordo sindacale o in un regolamento aziendale che la prevede.

Pendolari: detrazioni sui Telepass

La detrazione fiscale per i pendolari interessa anche chi non si muove con i mezzi pubblici per andare al lavoro o per tornare a casa ma usa la macchina e deve pagare un pedaggio. In virtù di un accordo tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e delle società che gestiscono le autostrade italiane, c’è una detrazione fiscale sul costo del Telepass almeno fino alla fine del 2017.

Per poterla richiedere, basta recarsi in un Punto Blu/Centro Servizi delle società che hanno aderito all’iniziativa oppure collegarsi all’area riservata del sito telepass.it e compilare l’apposito modulo, dopo aver verificato quali sono le tratte o i caselli in cui è possibile usufruire della detrazione.

Dovrà essere registrato il nominativo del pendolare abbinato ad un unico percorso o casello oggetto di richiesta dell’agevolazione. Questo perché la detrazione interessa il tratto casa-lavoro, non le vacanze al mare.

L’iniziativa non è cumulabile con altre eventuali benefici in essere adottate dalle singole concessionarie.

Le spese possono essere portate in detrazione se il Telepass è abbinato a veicoli di classe A, quindi una moto, un’auto, un furgone, un autocarro, e se gli utenti, nell’arco di un mese e per non più di due volte al giorno:

  • nel sistema chiuso, effettuano percorrenze di una determinata tratta autostradale con percorso massimo di 50 chilometri (con origine e destinazione fissa dichiarata al momento della richiesta dell’agevolazione);
  • nei sistemi aperti, utilizzano uno o in alternativa due stazioni attraversate durante il transito e dichiarate al momento della richiesta.

Come si calcola la detrazione per i pendolari sul Telepass

La detrazione fiscale prevista per i pendolari che utilizzano il Telepass va da un minimo dell’1% per 21 passaggi al mese ad un massimo del 20% per un numero di passaggi tra 40 e 46 al mese. L’agevolazione cresce in base all’aumento dei passaggi dal casello autostradale.

Fino a 20 passaggi al mese e a partire dal 47° transito, non ci sono sconti. Inoltre, lo sconto viene applicato per un massimo di 2 passaggi giornalieri (teoricamente, per andare al lavoro e per tornare a casa).

note

Autore immagine: 123rf.com


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