Diritto e Fisco | Articoli

Cosa fare se il figlio invalido non può assistere i genitori infermi?

8 dicembre 2017


Cosa fare se il figlio invalido non può assistere i genitori infermi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2017



I miei genitori sono anziani e invalidi (mio padre è spesso incapace di intendere e volere). Sono anch’io invalida e molto malata, non posso spostarmi agevolmente né assisterli facendo avanti e dietro. Rifiutano di venire a vivere a casa mia né vogliono che io dorma da loro. Cosa posso fare? Vorrei fare un esposto ai carabinieri per fare presente la cosa.

Il timore della lettrice di poter essere perseguita penalmente per abbandono di incapace potrebbe concretamente realizzarsi solo se uno o entrambi i suoi genitori, essendo per malattia, vecchiaia o altra causa, incapaci di provvedere a se stessi, fossero lasciati in una situazione anche di solo potenziale pericolo e fosse soltanto la stessa, in quel momento, ad essere legalmente obbligata ad averne cura.

Per essere più chiari: per la legge penale la lettrice potrà essere ritenuta responsabile dell’eventuale stato di abbandono dei suoi genitori fino a quando essi, effettivamente incapaci di provvedere da soli a se stessi, resteranno affidati solamente a lei o fosse soltanto lei (per vincolo di parentela) a doverne avere cura. Chiaramente sia le condizioni di salute della lettrice sia il rifiuto dei suoi genitori a trasferirsi presso la sua casa hanno e potranno avere un peso nella valutazione delle sue concrete possibilità di assisterli.

Ma per risolvere in modo decisivo questa situazione che è fonte di disagio per la lettrice (tenendo conto anche delle sue condizioni di salute), la soluzione ottimale è quella di affidare i suoi genitori ad una casa protetta privata (potendo contare su sufficienti risorse economiche per sostenere il pagamento della retta) oppure, in mancanza di sufficienti risorse, provvedere a contattare i servizi sociali del Comune in cui i genitori della lettrice risiedono per verificare la possibilità di farli assistere e ricoverare in quelle che una volta erano chiamate case di riposo pubbliche e che oggi sono denominate Residenze Sanitarie Assistenziali oppure, a seconda delle offerte di servizi del Comune, accertarsi se esista un servizio di affidamento per anziani.

In questo modo l’obbligo di cura e custodia dei genitori sarebbe trasferito in capo al personale delle strutture sanitarie (private o pubbliche) a cui essi fossero affidati: dal momento in cui i genitori della lettrice fossero affidati a queste strutture sarebbe quindi il personale delle strutture affidatarie a dover rispondere di un eventuale abbandono e non più la lettrice.

Si tenga conto anche che se i genitori versano in condizioni di bisogno (dal punto di vista economico) e non sono in grado di provvedere al loro mantenimento, essi stessi hanno il diritto di chiedere ed ottenere i cosiddetti alimenti (cioè quanto sia necessario per la loro vita) e che gli alimenti sono obbligati a versarli (in proporzione delle proprie condizioni economiche) nell’ordine:

1) il coniuge,

2) i figli (ed in mancanza di figli i discendenti prossimi, cioè i nipoti, figli di figli);

3) i genitori;

4) i generi e le nuore;

5) il suocero e la suocera;

6) i fratelli.

Pertanto, se i genitori della lettrice versano in condizioni di bisogno economico e non sono in grado di provvedere al loro mantenimento, a versare gli alimenti (in proporzione alle proprie condizioni economiche) è tenuta non solo quest’ultima ma anche, se ci fossero, i parenti sopra elencati nell’ordine indicato.

Questo perché se fosse necessario dal punto di vista economico un contributo per provvedere al pagamento della retta della struttura privata o pubblica, a provvedervi (nel caso che i genitori della lettrice versassero in condizioni di bisogno) devono essere chiamati i parenti sopra indicati (quindi non solo la lettrice, ma anche gli eventuali altri parenti esistenti fra quelli che la legge indica).

Due osservazioni finali.

Se i genitori della lettrice, oltre ai problemi fisici, evidenziassero anche patologie psichiatriche che incidono sulla loro capacità di intendere e volere e fosse necessario provvedere a trattamenti sanitari urgenti da loro rifiutati, il ricovero in strutture protette (o ospedali) potrebbe avvenire chiedendo ed ottenendo un trattamento sanitario obbligatorio (che viene disposto dal Sindaco su parere di due medici) che può protrarsi per sette giorni rinnovabili se le condizioni che ne hanno consentito l’adozione dovessero protrarsi.

Se, invece, le condizioni che rendono possibile il ricorso al trattamento sanitario obbligatorio non fossero presenti nel caso dei genitori, si potrebbe anche valutare (per superare il loro eventuale rifiuto al ricovero in strutture protette) di avviare l’iter giudiziario per farli interdire o inabilitare (entrambi o anche uno solo di essi).

L’interdizione o l’inabilitazione presuppongono che vi sia una infermità di mente (che deve essere assai grave nel caso dell’interdizione e meno grave nel caso dell’inabilitazione) e comportano un iter davanti al giudice tutelare il quale, se ritiene la persona in condizioni tali da non poter provvedere ai propri interessi, gli nomina un tutore (nel caso di interdizione) o un curatore (nel caso dell’inabilitazione).

Ed il tutore o il curatore, una volta nominati, avranno anche il potere, sentito ed avvertito il giudice tutelare, di disporre il ricovero dell’interdetto (o dell’inabilitato) se ciò fosse necessario per meglio assisterlo e curarlo.

Si tenga presente che, se ritenuto dal giudice opportuno, la legge consente (dopo aver esaminato la persona per cui si chiede l’interdizione o l’inabilitazione) di nominare un tutore provvisorio o un curatore provvisorio in attesa della sentenza che dovrà dichiarare l’interdizione o l’inabilitazione (ed anche il tutore o curatore provvisorio potranno richiedere il ricovero se fosse ritenuto necessario per meglio assistere o curare la persona soggetta a procedura di interdizione o inabilitazione).

Questo è il quadro di riferimento che si sottopone.

Un esposto ai Carabinieri non risolverebbe il problema; anzi potrebbe mettere una pulce nell’orecchio (come si usa dire) di chi, un domani, potrebbe essere chiamato ad indagare su un eventuale abbandono da parte della lettrice.

Si consiglia, pertanto, di verificare la possibilità di ricoverare i genitori (o anche solamente quello le cui condizioni sono più gravi) cercando di farlo con il loro consenso; se il loro consenso non vi fosse, sarà necessario, per ottenere il ricovero e affinché l’obbligo di cura e assistenza non gravi sulla lettrice, ricorrere o ad un trattamento sanitario obbligatorio (se ne ricorrono le condizioni) o all’interdizione o inabilitazione (con nomina di un tutore o curatore).

Circa, infine, il lato economico della questione (cioè gli oneri economici da sopportare per il ricovero in residenza protetta), si rimanda a quello che si è evidenziato circa l’obbligo degli alimenti (in ultima istanza la lettrice dovrà affidarsi all’assistenza ed agli aiuti economici messi a disposizione a questo fine dai servizi sociali comunali).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

note

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI