Diritto e Fisco | Articoli

Incidente per scoppio di una gomma: chi è responsabile?

30 ottobre 2017


Incidente per scoppio di una gomma: chi è responsabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 ottobre 2017



Nessuna assicurazione paga per lo scontro tra due auto causato da una ruota scoppiata all’improvviso che abbia fatto sbandare una delle due.

Immagina di circolare tranquillamente con la tua auto su una strada a doppio senso di marcia. Tutto ad un tratto, dalla corsia opposta, una macchina ti viene addosso perché ha appena perso il controllo a causa dello scoppio di un pneumatico. Scontro frontale. I due mezzi sono praticamente distrutti e difficilmente riparabili. Chi ti paga l’auto nuova? Da un lato tu vorresti il risarcimento dall’assicurazione dell’altro conducente il quale è stato causa dell’incidente; dall’altro lato quest’ultimo sostiene che la colpa non è sua e che lo scoppio di una gomma è un fatto casuale, imprevedibile e inevitabile. Chi ha ragione? Una recente ordinanza della Cassazione offre una soluzione [1].

Prima però di capire chi è responsabile per l’incidente stradale causato dallo scoppio di una gomma, dobbiamo ricordare quali sono le regole che disciplinano la responsabilità stradale. Il codice civile stabilisce [2] che ciascun conducente deve far di tutto per evitare incidenti stradali, ivi compreso prevedere ed evitare le altrui manovre imprudenti o contrarie al codice; se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno deve risarcire gli altri conducenti. Ovviamente a pagare al posto suo sarà l’assicurazione anche se egli subirà l’aumento del premio.

In caso di mancanza di prove sulla responsabilità, ciascun conducente si presume corresponsabile: si avrà cioè un concorso di colpa e le due assicurazioni pagheranno solo il 50% dei danni.

Il caso dello scoppio della gomma viene ritenuto dai giudici come un «caso fortuito» quando non è dovuto a un’omessa manutenzione degli pneumatici da parte del proprietario; questi può essere responsabile solo se la superficie delle ruote è usurata e non ha provveduto alla sostituzione. Ma se lo scoppio è accidentale, come nel caso di un impatto con una pietra presente sulla strada, la responsabilità non è del conducente. L’automobilista danneggiato non potrà quindi rivalersi sull’altrui assicurazione essendo lo scoppio della gomma una circostanza insorta improvvisamente ed in modo imprevedibile, tale per cui nessuna critica può essere fatta al conducente per l’omesso controllo della guida. Tutt’al più si potranno vagliare i profili di una responsabilità del Comune se lo scoppio è stato causato da un difetto di manutenzione della strada, come nel caso di una buca nascosta.

Se quindi lo scoppio della ruota non è dovuto a cause provenienti dall’omessa manutenzione degli pneumatici o da responsabilità dell’amministrazione per le condizioni del tracciato stradale, l’automobilista danneggiato non riceverà mai alcun risarcimento.

note

[1] Cass. ord. n. 25421/17 del 26.10.2017. Cfr. anche Cass. sent. n. 14959/12.

[2] Art. 2054 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 12 settembre – 26 ottobre 2017, n. 25421
Presidente Spirito – Relatore Vincenti

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. – L’Associazione Caravan Club Gorizia, in persona del legale rappresentante G.C. , e quest’ultimo in proprio convennero in giudizio S.P. per sentirlo condannare al pagamento della somma di Euro 2.865,22, quale risarcimento dei danni subiti in occasione del “(omissis)” per autocaravan in (…), organizzato dagli attori, in occasione del quale era stato necessario noleggiare un’autovettura (con conseguente esborso della predetta somma) in luogo del fuoristrada su cui viaggiava il S. (incaricato dell’assistenza meccanica durante il Tour), che era rimasto distrutto a seguito di un incidente ascrivibile a colpa dello stesso convenuto.
1.1. – Nel costituirsi in giudizio il S. chiese il rigetto della domanda attorea e, in via riconvenzionale, il risarcimento dei danni patrimoniali (quantificati in complessivi Euro 20.579,27), per l’esborso effettuato per la riparazione del proprio veicolo incidentato, oltre alle spese sostenute per il pernottamento ed il rientro in Italia.
1.2. – L’adito Tribunale di Gorizia, con sentenza del 7 giugno 2012, respinse la domanda di danni avanzata dall’Associazione Caravan Club Gorizia e dal G. e accolse, invece, la domanda riconvenzionale proposta dal S. , con condanna, quindi, gli attori al pagamento dell’importo di Euro 18.476,56, oltre accessori e spese processuali.
2. – Il gravame interposto dall’Associazione Caravan Club Gorizia e dal G. avverso tale decisione veniva parzialmente accolto dalla Corte d’Appello di Trieste con sentenza del 4 novembre 2013, la quale, pur confermando la sentenza di primo grado in punto di reiezione della domanda risarcitoria avanzata dagli originari attori, rigettava, tuttavia, la domanda riconvenzionale del S. , compensando integralmente tra le parti le spese di lite di entrambi i gradi del giudizio.
2.1. – La Corte territoriale, dopo aver escluso che la fattispecie materiale (ossia il “semplice viaggio” – e non già “una manifestazione sportiva” – da intendersi come “circolazione di autoveicoli”) fosse riconducibile (anche per “condizioni di tempo e di luogo”, là dove poi il “tratto di strada” in cui si era verificato il sinistro “era senz’altro percorribile da autovetture “4×4″”, come quella condotta dal S. ) ad attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 cod. civ., accertava che il sinistro era avvenuto per lo scoppio accidentale di un pneumatico (“dovuto presumibilmente ad una pietra”), così da doversi negare la sussistenza del nesso causale tra tale evento accidentale e “l’omessa verifica del percorso di viaggio da parte dell’organizzatore”.
3. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Trieste ricorre S.P. , affidandosi a tre motivi, illustrati da memoria.
Resistono, con congiunto controricorso, l’Associazione Caravan Club Gorizia e Claudio G. .
Considerato che:
1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2050, 2697 cod. civ., 115 e 116 cod. proc. civ..
La Corte triestina avrebbe errato nell’escludere di poter applicare l’art. 2050 cod. civ. all’organizzazione del “(omissis)”, adducendone il carattere di mera circolazione di autoveicoli per il trasporto di persone o di cose (con conseguente banalizzazione della fattispecie), là dove, invece, esso assumeva i ben diversi caratteri di attività pericolosa, in quanto attività di circolazione stradale e svolta “in terre disabitate, lontane ed inospitali quali quelle islandesi, in ambiente quasi polare, su strade… sempre sterrate”.
2. – Con il secondo mezzo è dedotto, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5, c. p. c., omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
La Corte territoriale avrebbe solo apparentemente motivato – e comunque in modo insufficiente e contraddittorio – in ordine alla esclusione della natura oggettivamente pericolosa del “(omissis)”, svoltosi in terre lontane, inospitali e in condizioni di percorrenza estremamente difficili, come acclarato dall’istruzione probatoria, senza, peraltro, operare “il successivo e doveroso vaglio… sull’approntamento, da parte del G. e dell’Associazione, di misure idonee ad evitare il danno” subito da esso S..
3. – Con il terzo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., violazione o falsa applicazione degli artt. 2043, 2697, 1223 cod. civ., 115 e 116 cod. proc. civ.; nonché, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., dedotto omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
La Corte triestina avrebbe errato in diritto e, comunque, avrebbe reso una motivazione solo apparente e contraddittoria (con “obliterazione totale degli elementi istruttori e del senso logico”) nell’escludere la sussistenza del nesso causale tra il danno riportato dall’odierno ricorrente e la condotta omissiva dell’Associazione Caravan Club Gorizia e di Claudio G. , giacché, anche sulla base del principio del “più probabile che non”, lo squarcio del pneumatico del fuoristrada condotto da esso S. era da correlarsi eziologicamente al mancato controllo del tracciato, che non ha consentito di rilevarne i pericoli, essendo poi irrilevante che lo squarcio stesso sia stato “causato da un banco di sabbia o da una pietra”.
4. – Il ricorso, all’esito di uno scrutinio congiunto dei tre motivi che esso veicola, non può trovare accoglimento.
4.1. – I primi due motivi pongono la questione della qualificazione dell’attività di organizzazione di un “tour” effettuato a mezzo di autocaravan quale attività pericolosa ai sensi dell’art. 2050 cod. civ..
Va premesso che il perimetro del thema decidendum consolidatosi inequivocabilmente nel giudizio di merito, in base alle domande delle parti e alla portata delle decisioni di primo e secondo grado, è quello dell’applicazione della legge italiana (e, segnatamente, delle norme del codice civile) in materia di responsabilità extracontrattuale, non rivestendo, dunque, rilievo giuridico alcuno la collocazione spaziale del “tour” stesso in (…) e una possibile diversa configurazione giuridica dei rapporti tra le parti in causa.
Ciò posto, ha errato la Corte territoriale a negare che l’anzidetta attività dovesse qualificarsi come pericolosa ai sensi dell’art. 2050 cod. civ..
Giova, infatti, rammentare che le Sezioni Unite civili di questa Corte (Cass., sez. un., 29 aprile 2015, n. 8620, riprendendo taluni argomenti già spesi da Cass., 24 gennaio 2000, n. 749) hanno affermato chiaramente che la circolazione dei veicoli costituisce un caso particolare di attività pericolosa, avendo il legislatore costruito la disciplina dell’art. 2054 cod. civ. come applicazione (“sottospecie”) della regola generale posta dal precedente art. 2050 cod. civ..
Ne consegue che l’organizzazione di un “tour” di autocaravan, essendo volta alla realizzazione del concreto programma (non rileva a quali fini e, quindi, pure se solo turistici) proprio della circolazione su strade (anche) pubbliche di più veicoli (peraltro, in correlazione e coordinamento tra loro, nonché di maggiore ingombro rispetto alle ordinarie autovetture, quali, per l’appunto, gli autocaravan), è da ritenersi attività pericolosa.
4.2. – Tuttavia, pur così corretta la motivazione della sentenza impugnata (ai sensi dell’art. 384, quarto comma, cod. proc. civ.), l’infondatezza del terzo motivo è ragione assorbente del rigetto del ricorso.
4.2.1. – È orientamento consolidato di questa Corte che per l’affermazione di responsabilità dell’esercente attività pericolosa è indispensabile che si accerti il nesso di causalità tra l’attività ed il danno patito dal terzo: a tal fine, deve ricorrere la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell’evento, nel senso che quest’ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie del fatto, e che l’antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano eziologico, dalla sopravvenienza di un fatto di per sé idoneo a determinare l’evento (Cass., 22 luglio 2016, n. 15113).
Pertanto, anche nell’ipotesi in cui l’esercente dell’attività pericolosa non abbia adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, realizzando quindi una situazione astrattamente idonea a fondare una sua responsabilità, la causa efficiente sopravvenuta che abbia i requisiti del caso fortuito, cioè l’eccezionalità e l’oggettiva imprevedibilità, e sia idonea, da sola, a causare l’evento, recide il nesso eziologico tra quest’ultimo e l’attività pericolosa, producendo effetti liberatori, e ciò anche quando sia attribuibile al fatto del danneggiato stesso o di un terzo (Cass. civ., 10 marzo 2006, n. 5254; Cass., 13 marzo 2007, n. 5839; Cass., 5 gennaio 2010, n. 25).
L’accertamento concernente il nesso eziologico e, quindi, la sussistenza stessa del caso fortuito integra un’indagine di fatto riservata al giudice di merito, che la Corte territoriale ha compiuto, giungendo alla conclusione che il danno al veicolo fuoristrada del S. era stato provocato dallo scoppio accidentale di un pneumatico, dovuto ad un impatto con una pietra presente sul tracciato stradale, evidenziante, in definitiva, l’insussistenza del nesso di causa tra l’omesso controllo del tracciato stradale da parte dell’organizzatore del tour automobilistico e l’evento dannoso, ascritto a fattore fortuito insorto improvvisamente e in modo imprevedibile.
Trattasi di convincimento fondato sull’apprezzamento delle risultanze di causa (segnatamente, sugli esiti della prova testimoniale) ed espresso con motivazione tutt’altro che apparente e/o insanabilmente contraddittoria (così da rispettarne il cd. “minimo costituzionale”: cfr. Cass., sez. un., 7 aprile 2014, n. 8053), né tantomeno affetta dal vizio di omesso esame di un fatto storico decisivo ovvero da un error in iudicando (risultando, peraltro, in sintonia anche con il caso similare – fortuito individuato nello scoppio di un pneumatico dovuto ad un chiodo sulla sede stradale – di cui a Cass., 6 giugno 2006, n. 13268).
5. – Il ricorso va, dunque, rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al d.m. n. 55 del 2014.
6. – Non si ravvisano i presupposti per attivare, su sollecitazione dei controricorrenti, la facoltà di condanna delle parti soccombenti ai sensi del terzo comma dell’art. 96 cod. proc. civ..

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Non è condivisibile quanto deciso. Nel ns. ordinamento esistono le obbligazioni “propter rem”. E cioè la responsabilità per il danno causato dalla cosa, gravante sul proprietario. Una gomma che scoppia rientra in questo tipo di responsabilità, la quale può riversarsi sul venditore del pneumatico che a sua volta può rivalersi sul fabbricante per vizio occulto… ecc. Una volta si diceva che il diritto era elastico me la pelle… (che si tende all’infinito…”)

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI