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Commesso alle vendite e patto di non concorrenza

16 Novembre 2012
Commesso alle vendite e patto di non concorrenza

Il patto di non concorrenza con il datore di lavoro si può estendere anche al commesso addetto alle vendite.

La legge [1] consente al datore di lavoro e al lavoratore di accordarsi per vincolare quest’ultimo, dietro pagamento, al divieto di non concorrenza nei confronti dell’imprenditore per il tempo successivo alla cessazione del contratto.

Il patto di non concorrenza

Tale accordo deve essere, a pena di nullità:

– retribuito

– risultare per iscritto

– limitato per materia, spazio e tempo: il patto cioè non deve impedire al lavoratore, per il futuro, qualsiasi tipo di attività. Si deve infatti consentire al lavoratore, al termine del contratto di lavoro subordinato, un margine di attività non coperta dal vincolo, che gli assicuri un guadagno idoneo per sé e per la propria famiglia.

Pertanto il patto di non concorrenza può riguardare solo le attività lavorative che possano fare concorrenza con quella del datore di lavoro e non deve quindi limitarsi alle sole mansioni espletate dal lavoratore nel corso del rapporto. Esso è nullo, quindi, quando sia tanto ampio nell’oggetto da comprime la possibilità del lavoratore di assumere qualsiasi altro lavoro e compromettergli una potenzialità reddituale [2].

Il commesso

Tuttavia, nell’attuale situazione di mercato, caratterizzata da agguerrita concorrenza tra imprenditori, anche il commesso addetto alle vendite può avere delle conoscenze ed esperienze tali da influire sulle scelte dei consumatori e pertanto è ammissibile il patto di non concorrenza che ne limiti, in termini ragionevoli, l’attività per il periodo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro [3].

[1] Art. 2125 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 13282 del 10.09.2003; Cass. sent. n. 4891 del 14.03.1998.

[3] Cass. sent. n. 5691 del 19.04.2002.

Tutti i diritti riservati.



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