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Responsabilità penale di una società: possibile?

9 dicembre 2017


Responsabilità penale di una società: possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 dicembre 2017



La mia azienda aveva un macchinario dentro il capannone di un’altra ditta. I titolari ci hanno intimato di togliere l’attrezzatura anche se pagavamo i canoni regolarmente. Lo hanno fatto con la forza, trascinando il macchinario all’esterno del capannone, provocandoci un grosso danno.  Li abbiamo denunciati ai carabinieri con tanto di filmati delle telecamere e testimonianze di persone che abitano vicino, ma gli autori del fatto hanno scaricato la responsabilità alla società, trattandosi di una s.r.l., che peraltro detiene poco o nulla e pertanto non pagherebbe il danno.  Cosa prevede la legge in questi casi? Vorremmo evitare possibilmente un procedimento penale che allunghi troppo i tempi.

I responsabili dell’asporto del macchinario sono coloro i quali hanno materialmente provveduto allo spostamento dei macchinari all’esterno dell’edificio. Essendo la responsabilità penale di natura personale, i soggetti che hanno provveduto personalmente al fatto illecito, ne dovranno rispondere direttamente.

La responsabilità della società locatrice del capannone si aggiunge a quella dei soggetti che materialmente hanno provveduto a commettere il fatto se si prova che questi hanno agito in nome e per conto della società.

Se i soggetti che hanno commesso l’illecito dovessero giustificarsi come dipendenti della società locatrice, l’unica ad avere emesso quell’ordine, la situazione cambierebbe, ma non sarebbe mai compromessa la posizione del lettore per due motivi:

– se dalle telecamere dovesse affiorare un comportamento finalizzato al consapevole danneggiamento dei macchinari, allora si dimostrerebbe che il loro (delle persone fisiche) era un atto commesso con dolo;

– un eventuale ordine ricevuto dalla società locatrice relativo all’asporto dei macchinari dovrebbe avere, comunque, un nome ed un cognome (rappresentante legale della società, altro dipendente, socio) e, in quel caso, risponderebbero del medesimo fatto illecito congiuntamente il mandante ed il mandatario dello spostamento illecito del macchinario, e del relativo danneggiamento.

Come si può evincere dalla lettura dell’articolo 635 del codice penale, relativo al danneggiamento, è punito “chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.

Si tratta di un reato personalissimo, secondo cui non può essere punita una persona giuridica (la S.r.l.), ma deve essere punito colui che ha commesso realmente e materialmente il fatto.

Tanto esposto, quello che si consiglia al lettore è, a questo punto, di attendere l’esito del processo penale.

Una volta concluso quest’ultimo, lo stesso potrà utilizzare le prove, lì acquisite, all’interno del processo civile che instaurerà per ottenere il risarcimento dei danni da coloro i quali sono stati da lui denunciati e dal giudice condannati.

Ad ogni modo, per affrettare i tempi, il lettore potrà sempre intraprendere un’azione civile contro la S.r.l. in quanto quest’ultima non ha adempiuto al contratto di affitto (facendo accedere propri dipendenti ai locali affittati al lettore), dimostrando l’illecita condotta e chiedendo loro il pagamento del risarcimento dei danni; ovviamente quest’azione passa dalla preventiva analisi della possibilità o meno di ricavare qualche somma di denaro dalla compagine societaria.

Sul punto, anche se non si conoscono le carte, si può essere abbastanza fiduciosi: quel capannone concesso in affitto è di proprietà della S.r.l. e, pertanto, il lettore potrà pignorarlo una volta ottenuta la sentenza di condanna al risarcimento. Se pensa che, nel frattempo, la S.r.l. possa dismettere i propri beni così da evitare che il lettore possa impossessarsene un domani, allora lo stesso potrebbe trascrivere la domanda giudiziale in oggetto, così da ostruire qualsiasi atto di compravendita che, nel mentre, la società volesse mandare in porto.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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