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Pignoramento casa con dentro un invalido o un minore: quali diritti?

31 ottobre 2017


Pignoramento casa con dentro un invalido o un minore: quali diritti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 ottobre 2017



Esecuzione forzata: ordine di sgombro del debitore già dall’inizio del pignoramento se c’è giusta causa.

Acquisteresti mai, seppur tramite un’asta del tribunale, una casa al cui interno vi vive ancora il proprietario? Proprio per evitare che la presenza del debitore nell’immobile costituisca un disincentivo a presentare offerte di acquisto, l’anno scorso la legge ha riformato la materia dei pignoramenti immobiliari consentendo al giudice di “sfrattare” il proprietario ben prima dell’aggiudicazione. In altri termini, il tribunale ha ora un potere molto ampio nel decidere se il soggetto “esecutato” può rimanere o meno dentro casa. Si è posto però il debbio se possano esistere delle eccezioni in casi particolari come, ad esempio, quello del pignoramento della casa con dentro un invalido o un minore: quali diritti può accampare, in tali ipotesi, il debitore? A chiarirlo è stato il tribunale di Castrovillari (in provincia di Cosenza) con una recente ordinanza [1]. Ma procediamo con ordine.

Se mi pignorano la casa devo andare via?

La legge tutela sempre il proprietario di casa? Se così fosse, sfrattare un inquilino moroso dovrebbe essere un gioco da ragazzi; mandare via di casa il debitore espropriato non dovrebbe costare nulla. E invece tali procedure legali possono essere tanto difficili e lunghe da costituire un valido disincentivo ad acquistare un immobile al cui interno vi vive un’altra persona. È vero che, nel caso del pignoramento della casa, dopo l’aggiudicazione al miglior offerente il debitore cessa di essere il proprietario dell’immobile, ma bisogna considerare tutte le possibili residenze fisiche che può attuare colui a cui è stato tolto il tetto, specie se da un creditore tanto odiato come la banca. E in questi casi neanche un giudice può più di tanto. Consapevole di ciò la legge ha preso delle contromisure per sfrattare il proprietario nel corso dell’esecuzione forzata, proprio al fine di vendere meglio e prima l’immobile.

La regola generale resta quella secondo cui il proprietario dell’appartamento, benché debitore esecutato, può continuare a vivervi senza dover neanche pagare un canone di affitto al custode (è questo il cosiddetto «diritto di abitazione»). Ma il giudice ha ampio potere per derogare a tale situazione e imporre l’abbandono della casa anche se all’interno vi vive un minore o un invalido.

In particolare, la disciplina del diritto di abitazione del debitore è stata modificata dal 3 luglio 2016 (con il famoso Decreto Legge Banche voluto dal Governo Renzi [2]) ed ora funziona pressappoco nel seguente modo.

Con l’avvio del pignoramento il giudice decide immediatamente se autorizzare il debitore a continuare ad abitare nella casa pignorata o se disporre la liberazione dell’immobile. In questo secondo caso adotta un’ordinanza che non può essere impugnata. Il tribunale potrebbe autorizzare il debitore a vivere solo in una parte dell’immobile pignorato.

In qualsiasi momento della procedura, il giudice può revocare l’autorizzazione al debitore a continuare ad abitare la casa (emettendo un provvedimento di liberazione immediata dell’immobile) in ciascuno dei seguenti casi

  • se ritiene di non autorizzare il debitore ad abitare nell’immobile o revoca la precedente autorizzazione;
  • quando provvede all’aggiudicazione o all’assegnazione dell’immobile.

Tale provvedimento di liberazione è impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi.

L’ordine di liberazione del giudice viene attuato dal custode.

Quando nell’immobile si trovano arredi e altri beni mobili che non devono essere consegnati, il custode intima alla parte tenuta al rilascio o al soggetto al quale appartengono di asportarli, entro un termine non inferiore a 30 giorni, salvo casi di urgenza.

Se l’asporto non è stato eseguito entro il termine assegnato, i beni e i documenti sono considerati abbandonati e, salvo disposizione diversa del giudice dell’esecuzione, il custode ne dispone lo smaltimento o la distruzione.

Posso rimanere in casa se vivo con un invalido o un bambino?

La legge non prevede limitazioni al potere discrezionale del giudice di disporre l’allontanamento del debitore dalla propria casa ancor prima questa sia aggiudicata al miglior offerente. Scopo infatti del processo esecutivo è garantire la soddisfazione del/dei creditore/i. Per cui se nell’immobile pignorato vive un invalido o un minorenne non c’è possibilità di opporsi all’ordine di “sfratto”. È anche vero che, se non vi sono ragioni di temere, nel comportamento del debitore, una resistenza o di ostacolo alle operazioni di accesso e di stima della casa, difficilmente il giudice ne disporrà lo sgombro per giusta causa.

note

[1] Trib. Castrovillari, ord. del 26.10.2017.

[2] Art. 560 co. 3 e 4 cod. proc. civ. sost. dal DL 59/2016 conv. in L. 119/2016.

Autore immagine: 123rf com

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