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Controlli sul conto corrente postale: sono possibili?

1 novembre 2017


Controlli sul conto corrente postale: sono possibili?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2017



Accertamenti fiscali e verifica delle dichiarazioni dei redditi: conti correnti postali e bancali sotto controllo senza limiti di tempo.

Hai un conto corrente postale dove ti fai accreditare una vecchia pensione e, di tanto in tanto, qualche compenso per lavoretti occasionali; vi confluiscono anche dei canoni di locazione per la casa al mare che affitti saltuariamente e dei bonifici che ricevi a vario titolo da parenti ed amici. Non hai mai badato a giustificare tutti questi passaggi di denaro e ora ti trovi un bel gruzzoletto da parte. Tuttavia hai sentito parlare dei controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti e ti chiedi se questi riguardino solo i conti in banca o anche quelli alle poste. Vorresti anche sapere con quali strumenti il fisco riesce a sottoporre ad accertamento un conto corrente e se c’è un limite di tempo entro cui queste verifiche possono essere effettuate. La risposta è stata fornita proprio ieri dalla Cassazione [1] e c’è da scommettere che il responso dei giudici non piacerà a molti contribuenti. Ma procediamo con ordine e vediamo se sono possibili i controlli sul conto corrente postale.

Validi gli accertamenti sui conti postali senza limiti di tempo

Secondo la Cassazione sono validi gli accertamenti sui conti correnti postali (così come su quelli bancari). L’Agenzia delle Entrate, nell’ambito dei propri poteri di verifica delle dichiarazioni dei redditi, può investigare tra i rapporti finanziari dei contribuenti senza alcuna distinzione. Non ci sono quindi tipologie di conti correnti sottratti alle verifiche, non esistono conti di serie A e di serie B. I cosiddetti «controlli bancari» consentiti dalla legge sono esperibili anche sui conti correnti postali. Non solo. Sono validi pure gli accertamenti sui conti correnti postali precedenti alla riforma sul «segreto bancario» [2] contenuta nella finanziaria del 2005 e in vigore dal primo gennaio successivo.

Con questa importante sentenza la Suprema Corte ha definitivamente sdoganato, senza limiti di tempo, le attività investigative dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza: dovendo procedere all’accertamento delle imposte sui redditi, il fisco è libero di accedere ai conti intrattenuti dal contribuente con aziende di credito e con l’amministrazione postale anche in riferimento ad annualità precedenti alla entrata in vigore delle modifiche legislative che hanno reso trasparenti tutti i rapporti finanziari, nessuno escluso. Non si può parlare, quindi, di una applicazione retroattiva della disposizione in esame, in quanto non comporta una modificazione sostanziale della posizione soggettiva del contribuente, i cui obblighi nei confronti del fisco restano quelli contemplati dalle leggi in vigore al tempo della dichiarazione dei redditi.

Come si può difendere il titolare del conto corrente postale?

Il contribuente viene informato per tempo della richiesta, inoltrata dall’Agenzia delle Entrate alle poste o alla banca, di acquisizione delle copie dei conti correnti; in tal modo questi può difendersi in anticipo. Il titolare del conto può esercitare, già in sede amministrativa ed eventualmente davanti al giudice, il diritto a fornire documenti, dati, notizie e chiarimenti idonei a dimostrare che le risultanze dei conti non sono in contrasto con le dichiarazioni presentate o non riguardano operazioni imponibili.

Come avvengono i controlli sui conti correnti postali?

Come abbiamo anticipato, gli strumenti e le modalità sono gli stessi di quelli previsti per i conti bancari. La norma di riferimento è il Decreto Salva Italia del Governo Monti [3] che impone a tutti gli istituti di credito, banche, poste, istituti finanziari di comunicare, in modalità telematica, tutte le informazioni relative ai conti correnti dei clienti. Questo flusso di informazioni tra Banche, Poste ed Agenzia delle Entrate viene immagazzinato nella cosiddetta Anagrafe dei conti correnti (meglio detta «Anagrafe dei rapporti finanziari») e serve a indirizzare il controllo e le selezioni dei contribuenti da sottoporre a richieste di informazioni, accertamenti, accessi o verifiche. In particolare con il Sistema di Interscambio dati (Sid) l’Agenzia delle Entrate recepisce le comunicazioni di tutti gli istituti di credito, banche, poste italiane e operazioni finanziarie su conto deposito titoli e/o obbligazioni, conto deposito a risparmio libero/vincolato, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, cassette di sicurezza, carte di credito e bancomat, crediti di firma, finanziamenti, fondi pensioni. Vengono poi controllati i saldi iniziali e finali del contribuente, i pagamenti con carta di credito o di debito, gli addebiti e gli accrediti diretti sul conto corrente, ma soprattutto i prelievi di contanti.

Fino a quando sono possibili i controlli sui conti correnti postali?

Come per i conti correnti bancari, i controlli sui conti postali possono riguardare solo i periodi di imposta per i quali è ancora possibile la verifica della dichiarazione. In particolare, a seguito delle recenti modifiche legislative, con riferimento agli avvisi relativi ai periodi d’imposta dal 2016 in avanti i nuovi termini di accertamento sono stati fissati:

  • entro il 31 dicembre del quinto anno successivo (in luogo del quarto anno);
  • entro il 31 dicembre del settimo anno successivo in caso di dichiarazione omessa o nulla (in luogo del quinto anno).

Sul punto leggi: Termini per il controllo della dichiarazione dei redditi.

note

[1] Cass. sent. n. 25909 del 31.10.2017.

[2] Art. 18 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 che ha sostituito l’art. 32 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

[3] Art. 11 Decreto Salva Italia.

Autore immagine: 123rf com

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