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Lo sai che? Il medico di base può prescrivere psicofarmaci?

Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

Il medico di base, in forza della abilitazione all’esercizio della professione, è autorizzato a prescrivere psicofarmaci.

Il medico di base rappresenta il primo referente a cui rivolgersi quando si verificano sintomi che interessano la salute fisica o psichica di una persona.

Ciò deriva dal rapporto fiduciario che nella maggior parte dei casi lega il medico di base al paziente, il quale si sentirà dunque più a suo agio a condividere problemi medici, soprattutto se riguardano la sfera psicologica o psichica.

Può capitare dunque che la persona che si ritenga affetta da disturbi di carattere psichiatrico e dell’umore decida di rivolgersi in prima battuta al proprio medico di medicina generale e sorga pertanto la domanda se il proprio medico può prescrivere psicofarmaci.

Che cos’è uno psicofarmaco

Gli psicofarmaci sono una classe molto eterogenea di farmaci psicoattivi (quindi degli psicotropi legali), approvati per il trattamento di un’ampia varietà di disturbi psichiatrici e neurologici. Si tratta di medicine sintetizzate in laboratorio, efficaci nella cura di alcuni dei più diffusi disturbi psicologici come l’ansia, la depressione, la maniacalità e le psicosi. Proprio per questa loro specificità nei confronti di particolari disturbi si suddividono in ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore e antipsicotici.

Ad eccezione degli ansiolitici benzodiazepinici, che possono essere utilizzati al bisogno e con una certa autonomia da parte del paziente, la maggior parte degli psicofarmaci richiede un trattamento cronico, spesso per anni o vita, o fino alla risoluzione della patologia psicologica.

Durante l’assunzione sarà dunque necessario lo stretto controllo, da parte del medico curante, dell’efficacia del trattamento oltre che delle condizioni di salute e psicologiche del paziente in modo da rilevare precocemente effetti collaterali, alcuni dei quali possono comportare gravi complicazioni (epatiche o neurologiche come nel caso della discinesia tardiva), o fenomeni di abuso o dipendenza (come nel caso dei sedativi o degli stimolanti).

 Il medico di base e la prescrizione

Il medico di base, in forza della abilitazione all’esercizio della professione che gli deriva dal titolo di studio, dal superamento dell’esame di stato e dalla iscrizione all’albo dei medici chirurghi e degli odontoiatriè autorizzato a prescrivere psicofarmaci.

Sarà preliminarmente necessario per il medico effettuare una puntuale anamnesi del paziente, e cioè raccogliere i dati e le notizie riguardanti i precedenti fisiologici e patologici, personali ed ereditari, del paziente a scopo diagnostico.

L’anamnesi servirà specificamente a conoscere ed avere contezza del reale bisogno del paziente, dal momento che la prescrizione dovrà rispondere a reali ed accertate esigenze giacchè, secondo il vigente codice di deontologia medica, il medico non acconsente alla richiesta di una prescrizione da parte dell’assistito al solo scopo di compiacerlo [1].

Come regola generale, il medico inoltre dovrà conoscere i farmaci che intende prescrivere. Secondo lo stesso codice, infatti, il medico è tenuto ad una adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico – terapeutici.

Infine, il timore, diffuso soprattutto nei centri cittadini più piccoli, che le rivelazioni fatte al proprio medico di base possano essere poi conosciute dai compaesani è superato dal segreto che il medico deve mantenere su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale [2].

[1] Articolo 13 del codice di deontologia medica.

[2] Articolo 10 del codice di deontologia medica.

Autore immagine: Pixabay


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