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Conto ereditato bloccato: come prelevare?

1 novembre 2017


Conto ereditato bloccato: come prelevare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2017



Come prelevare dal conto corrente postale o bancario caduto in successione.

Quando muore una persona e si apre la relativa successione, i suoi conti correnti vengono “congelati” dalla banca fino a quando non viene pubblicato il testamento, presentata la dichiarazione di successione e non si sa con esattezza chi sono gli eredi e le rispettive quote. In buona sostanza, per consentire il prelievo dei soldi, è necessario che tutta la pratica della successione sia chiusa. Ciò vale non solo per il conto corrente bancario, ma anche per i conti postali e i libretti di risparmio. La banca o le poste insomma cercano di cautelarsi nel caso in cui, consentendo il prelievo a un solo soggetto, debbano poi trovarsi a difendersi dalle contestazioni degli altri eredi. Nel caso di conto corrente svuotato da un soggetto non legittimato, l’istituto di credito sarebbe infatti responsabile. Ciò perché, una volta deceduto l’intestatario, i nuovi proprietari sono tutti gli eredi, secondo le quote definite dalla legge. Per tale ragione la banca, avuta notizia della morte del correntista, blocca la possibilità di prelievi a tutti gli eredi contestatari, nessuno escluso. Questo significa che se muore il marito, la moglie non può prelevare dal conto corrente cointestato anche se, ad esempio, è quello sul quale le versano lo stipendio o la pensione. In una tale situazione come sbloccare e prelevare dal conto in eredità?

Si possono versare soldi sul conto del defunto?

In verità il conto resta parzialmente funzionante per alcune operazioni di ordinaria amministrazione, tra cui quelle di custodia dei titoli, deposito, ricevimento di bonifici da parte di terzi e incasso di altre somme. Detto in termini molto spiccioli, i soldi si possono continuare a versare, ma non possono essere ritirati.

Che fine fanno i pagamenti periodici e le bollette con domiciliazione?

Solo se c’è un’espressa richiesta avanzata dagli eredi la banca può continuare a eseguire i pagamenti periodici come le bollette con domiciliazione o i Rid (ossia i bonifici periodici autorizzati) e sempre che sul conto vi siano soldi a sufficienza. Se tale disponibilità manca, agli eredi conviene fare un prelievo per evitare il distacco della luce o delle altre utenze.

Posso prelevare per le spese funebri?

Solo gli eredi legittimi possono prelevare contanti dal conto corrente, emettere assegni oppure ordinare un bonifico appena ricevuta la notizia della morte, ma ciò solo allo scopo di sostenere le spese funebri o altre spese strettamente necessarie alla fase immediatamente successiva alla morte. Per farlo è necessario che almeno un erede abbia la delega a operare sul conto del defunto, delega che gli deve essere stata rilasciata da quest’ultimo quando ancora in vita. È necessario anche che non vi sia opposizione da parte degli altri eredi legittimi che dovranno autorizzare la banca rilasciando all’erede che effettua il prelievo una delega scritta o verbale (in questo secondo caso presentandosi direttamente allo sportello insieme al delegato). Dunque, per prelevare dal conto del defunto sostenere le spese funebri ho strettamente necessarie è necessario l’accordo di tutti gli eredi. Il delegato deve tenere una contabilità delle somme spese con gli eventuali giustificativi. È anche necessario che la somma prelevata dal conto o dal libretto sia ragionevole e strettamente commisurata alle suddette spese funerarie o eventuali piccole pendenze pregresse (ad esempio il debito lasciato col droghiere sotto casa). Il singolo coerede non può prelevare dal conto in eredità una somma sproporzionata alle esigenze di cassa immediate. In tal caso la banca può rifiutare il prelievo. La banca può eseguire controlli prima di autorizzare l’operazione.

Leggi anche L’eredità del conto corrente

Conto ereditato bloccato: come prelevare?

Per poter sbloccare il conto corrente caduto in eredità è necessario:

  • comunicare alla banca la morte del titolare del conto con raccomandata a/r o consegnata a mano. È opportuno consegnare anche copia del certificato di morte;
  • accettare tacitamente o in modo espresso l’eredità, di modo che siano certe le identità degli eredi;
  • presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate;
  • depositare in banca una copia della suddetta dichiarazione di successione registrata presso l’Agenzia delle Entrate;
  • chiedere alla banca di fare i conteggi di tutte le posizioni già intestate al defunto e pendenti alla data del suo decesso, consegnando agli eredi un documento riepilogativo.

Che succede se c’è un delegato alla firma del conto?

Dal momento in cui gli eredi comunicano alla banca la morte del titolare del conto, la banca blocca il conto e revoca in automatico tutte le deleghe che il defunto aveva rilasciato ad altri soggetti; i quali, pertanto, non potranno più effettuare alcuna operazione sul conto.

Come fa a sapere la banca che è morto il titolare del conto?

Non è detto che la banca sia informata della morte del proprio correntista. Tuttavia gli eredi sono tenuti a comunicare tale circostanza all’istituto di credito e ad astenersi, dopo il giorno della morte, da qualsiasi prelievo non autorizzato. In caso contrario, sono passibili di denuncia sia da parte della banca che degli altri eredi che potrebbero lamentare la sottrazione di beni ereditari.

Che rischia chi preleva dal conto del defunto senza che la banca sappia della morte?

Il prelievo dal conto corrente da parte del delegato, effettuato dopo la morte del titolare del conto e prima che la banca ne avesse notizia, integra un reato ai danni degli eredi se il delegato al prelievo era consapevole del decesso del correntista. Si tratta, infatti, di una sottrazione del denaro ai legittimi titolari che, in questo caso, sono diventati gli eredi.

Che succede se c’è una cassetta di sicurezza intestata al defunto

L’apertura di una cassetta di sicurezza di una persona defunta, anche se cointestata al coniuge o figlio, richiede tempi lunghi e piuttosto tortuosi. Ecco perché è sempre meglio trasferire la proprietà della cassetta di sicurezza a un erede prima della morte del congiunto titolare.

Per l’apertura della cassetta di sicurezza è necessaria la presenza di tutti gli eredi e di un notaio. Questo perché nella cassetta di sicurezza potrebbe essere contenuto un testamento olografo di cui non si era a conoscenza e, consentendone l’apertura a un solo erede, questi potrebbe essere tentato di strappare il documento. Se poi nella cassetta ci sono (o si pensa che ci siano) oggetti preziosi e gioielli è necessaria la nomina di un perito nominato dagli eredi o, in mancanza di accordo, dal tribunale.

L’operazione costa dai due ai 7mila euro e richiede tra i 40 e i 120 giorni. Se poi è necessario nominare un perito i tempi si allungano.

Che succede se il conto corrente è cointestato?

Se il conto era cointestato al defunto e ad una o più persone, rientra nell’eredità solo la percentuale del conto di proprietà del defunto mentre l’altra parte resta di proprietà del cointestatario (ad esempio il coniuge). Quindi, per un conto cointestato a due persone andrà in successione solo il 50% della giacenza, mentre l’altro 50% viene liquidato all’altro cointestatario ancora in vita. Tuttavia, a questo riguardo bisogna distinguere tra due ipotesi:

  • conto a firma congiunta: poiché il contitolare del conto non avrebbe comunque potuto agire senza la collaborazione dell’altro contitolare, il conto viene bloccato. Per lo sblocco, il cointestatario deve recarsi in banca insieme agli eredi legittimi, in modo da procedere allo svincolo di tutte le somme;
  • conto a firma disgiunta: in teoria, in questo caso, il cointestatario potrebbe operare anche sulla quota di proprietà del defunto, atteso che tale potere gli era proprio ancor prima del suo decesso. Ma tale circostanza viene di fatto ostacolata dalle banche che temono eventuali contestazioni degli eredi; così il conto viene bloccato anche in questo caso. In verità tale condotta dell’istituto di credito potrebbe essere censurata innanzi al giudice andando a incidere sul diritto autonomo del contitolare del conto. In ogni caso, se anche il conto fosse sbloccato, il contitolare avrebbe sì la possibilità di movimentare il conto, ma dovrebbe pur sempre riconoscere il 50% di proprietà agli eredi. Con la conseguenza che se questi preleva una quota superiore alla metà del conto, gli eredi avranno diritto alla restituzione, non dalla banca ma dal contitolare a firma disgiunta.

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Autore immagine: 123rf com


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