Diritto e Fisco | Articoli

Palloncino e alcoltest: chiamare l’avvocato è un diritto

1 novembre 2017


Palloncino e alcoltest: chiamare l’avvocato è un diritto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2017



Nullità della multa per guida in stato di ebbrezza se nel verbale non viene fornito l’avviso di farsi assistere da un avvocato.

Automobilista fermato dalla polizia perché sospetto di guida in stato di ebbrezza. La guida era già di per sé un chiaro indizio dell’alterazione. L’alcol poi si sente già da fuori il finestrino. L’agente lo fa scendere, gli chiede di percorrere qualche metro a piedi per vedere quanto riesce a reggersi in piedi, poi gli intima di sottoporsi alla prova del palloncino. Ma l’alcoltest e tutte le conseguenti (scontate) multe per l’ubriachezza vengono annullate perché il poliziotto dimentica di scrivere sul verbale che l’automobilista «viene invitato a nominare un proprio difensore di fiducia». Ossia l’avvocato che assista alle operazioni di esame del tasso alcolemico. Non basta infatti dire a voce che il conducente ha la possibilità di farsi assistere dal proprio legale, è necessario scriverlo. È quanto risulta da una recente sentenza della Cassazione [1]. Insomma, palloncino e alcoltest non possono essere eseguiti senza l’avviso (scritto) di chiamare l’avvocato.

L’avvertimento all’inquisito, fornito solo verbalmente al momento dell’arresto, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia non è in grado di sostituire la mancata documentazione – all’interno del verbale – del medesimo avvertimento di farsi assistere da un difensore in ordine alla perquisizione personale e al sequestro. Stesso discorso vale per la guida in stato di ebbrezza. I giudici supremi ricordano che, se all’imputato non è stato concesso di farsi assistere dal proprio avvocato durante l’accertamento alcolemico, non si può applicare la sanzione penale, anche se c’è l’aggravante dell’aver provocato un incidente.

Come però la stessa Corte ha chiarito in passato, la nullità del verbale e della relativa multa deve essere fatta valere immediatamente dal colpevole e comunque non oltre la deliberazione della sentenza di primo grado. Come già chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione due anni fa [2], il codice di procedura penale [3] offre massima garanzia a chi si sottopone a una “prova irripetibile” come è appunto l’alcoltest: esso va eseguito previo avviso della possibilità di far presenziare il difensore di fiducia. L’omesso avviso, da parte della polizia, comporta la nullità della prova, nullità che può essere dedotta fino alla deliberazione della sentenza di primo grado. Detto in parole ancora più povere, se la polizia stradale dimentica una formalità così banale come annotare, sul verbale, di aver avvisato l’interessato della facoltà di farsi assistere da un legale, tutto l’accertamento fatto con l’alcoltest diventa inutile e impugnabile. Con la conseguente non punibilità di chi ha messo seriamente a repentaglio la vita della gente.

note

[1] Cass. sent. n. 47587/17 del 16.10.2017.

[2] Cass. S.U. sent. n. 5396 del 5.02.2015.

[3] Art. 114 disp. att. cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 7 febbraio – 16 ottobre 2017, n. 47587
Presidente Amoresano – Relatore Socci

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza della Corte di appello di Milano, del 29 settembre 2015, in sede di giudizio di rinvio per l’annullamento della precedente sentenza da parte della Cassazione con decisione n. 7962/2015 della sez. 4, si confermava la sentenza di primo grado che aveva condannato C.M. alla pena di mesi 1 di arresto ed C 2.000,00 di ammenda per il reato di cui all’art. 186 commi 1 e 2 lettera B), 2 bis e 2 sexies d.lgs. 285 del 1992 (tasso alcool riscontrato di 1,24 g/l). In (omissis) .
2. C.M. propone ricorso per Cassazione, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen..
2.1. Violazione dell’art. 627, comma 3, cod. proc. pen..
La Cassazione aveva annullato la precedente decisione e quindi l‘alcoltest non poteva più essere preso in considerazione. La questione di diritto dell’omesso avviso al difensore, era stata eccepita nei termini dalla difesa, quindi la prova dell’alcoltest era fuori dal processo, definitivamente.
La decisione della Cassazione vincolava il giudice di rinvio, ai sensi dell’art. 627, comma 3, cod. proc. pen..
2.2. Mancanza di motivazione; violazione di legge, art. 192 cod. proc. pen..
Al contrario di quanto ritenuto nella decisione impugnata non è sufficiente la prova testimoniale della PG per ritenere compiuta la formalità dell’avviso di farsi assistere dal difensore, ma è sicuramente necessaria la verbalizzazione dell’avviso. La mancanza di qualsiasi verbalizzazione rende invalido (nullo) l’accertamento come già ritenuto dalla Cassazione nella sentenza di annullamento.
Inoltre la veridicità della testimonianza di P.G., Cusumano, non può desumersi dalle dichiarazioni del teste T. .
Ha chiesto quindi l’annullamento della decisione impugnata.
2.3. Con successiva memoria si rappresentava la prescrizione del reato per il decorso del termine massimo di 5 anni dal commesso reato.

Considerato in diritto

3. Il ricorso non risulta manifestamente infondato sulla necessità o no della verbalizzazione dell’attività di polizia giudiziaria, che avvisa il soggetto da sottoporre ad alcoltest della facoltà di farsi assistere dal difensore (art. 114 delle disposizioni di attuazione del cod. proc. pen.).
Poiché la documentazione dell’attività procedimentale della polizia giudiziaria – tanto più quando essa debba essere trasfusa in un processo verbale – è infungibile, non vale a sostituire validamente la mancata documentazione dell’avvertimento all’inquisito del diritto di farsi assistere da un difensore in ordine alle operazioni di perquisizione personale e di sequestro ai sensi del combinato disposto degli artt. 352 e 356 cod. proc. pen. e 114 delle norme di attuazione, l’avvertimento all’inquisito, al momento dell’arresto della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. (Sez. 6, n. 2705 del 09/12/1993 – dep. 04/03/1994, Severini, Rv. 19823901; vedi anche Sez. 3, n. 23697 del 01/03/2016 – dep. 08/06/2016, Palma, Rv. 26682501, sulla non idoneità dell’avvertimento generico nel verbale di sequestro “notiziata dei propri diritti di legge”).
Tuttavia alla data odierna il reato ascritto all’imputato risulta prescritto (8 aprile 2016), per decorso dei termini massimi di prescrizione di anni 5, ex art. 157 e 161 cod. proc. pen.; quindi deve annullarsi la decisione impugnata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI