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Lo sai che? Cosa succede con una condanna penale?

Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2017

Una condanna penale può essere sospesa, e determinare solo una macchia sulla fedina penale, o essere eseguita in carcere o con misure alternative.

Molto spesso si sente dire che, anche se condannati, i responsabili dei delitti restano impuniti. Ma è possibile? Che succede con una condanna penale? La risposta varia a seconda dell’entità della pena e del soggetto a cui viene applicata. Se, infatti, la pena non è superiore a due anni ed è emessa nei confronti di un soggetto privo di altri precedenti penali, può restare sospesa (cioè non essere mai eseguita); se, al contrario, è superiore ai due anni o è emessa nei confronti di un cittadino che abbia già commesso altri reati e riportato altre sentenze di condanna, una volta divenuta irrevocabile dovrà essere per forza eseguita (in carcere, in detenzione domiciliare o in affidamento al lavoro). Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa succede con una condanna penale.

La sentenza di condanna

Al termine del processo il giudice, se ritiene l’imputato colpevole del reato che gli è stato contestato, e se ne è convinto oltre ogni ragionevole dubbio, pronuncia una sentenza di condanna con la quale applica una pena [2]. Il giudice può leggere solo il dispositivo della sentenza (con il quale comunica all’imputato se è stato assolto o condannato ed, in quest’ultimo caso, qual è la pena che gli ha applicato) o può leggere anche le motivazioni [3]. Infatti, i motivi di diritto e di fatto su cui si fonda la sentenza possono essere contestuali al dispositivo o redatti entro un termine che dovrà essere indicato dal giudice (15 giorni, 30, 45, 90 per i casi più complessi).

Contro la sentenza di condanna penale emessa in primo grado (cioè dal primo giudice) l’imputato può (quasi sempre) presentare un atto di appello che sarà valutato da un collegio di nuovi giudici (la corte di appello), diversi da quello che ha emesso la sentenza, i quali dovranno decidere se confermare o riformare la pena.

L’appello va proposto [4]:

  • entro quindici, giorni nei casi in cui la motivazione sia contestuale al dispositivo;
  • entro trenta giorni, nel caso in cui la motivazione sia redatta non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia;
  • entro 45 giorni, nel caso in cui la motivazione sia redatta non oltre il novantesimo giorno da quello della pronuncia.

Successivamente alla proposizione dell’appello, sarà fissata l’udienza dinanzi alla corte di appello, al cui termine sarà emessa una nuova sentenza (che confermerà o riformerà quella precedente).

Il passaggio in giudicato della sentenza

Avverso la sentenza (sia di primo grado che di appello) è possibile proporre ricorso per cassazione [5], cioè una ulteriore impugnazione che, però, a differenza dell’appello può riguardare esclusivamente motivi di diritto (ad esempio l’osservanza o meno di norme processuali oppure la mancanza o contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione). I termini per il ricorso per cassazione sono uguali a quelli previsti per l’appello.

Il fatto che il nostro codice di procedura penale preveda la possibilità di impugnare le sentenze fino al terzo grado di giudizio comporta che la condanna penale (oggetto di una sentenza di primo grado) non sia subito definitiva e che, pertanto, non sia subito eseguibile. Lo sarà solo quando sulla sentenza si sarà pronunciato l’ultimo giudice (la corte di appello o la corte di cassazione a seconda della scelta processuale dell’imputato) o una volta che sia decorso infruttuosamente il termine per la presentazione delle eventuali impugnazioni proposte: una sentenza si dice definitiva o irrevocabile quando non è più ammessa impugnazione [6] ed è solo in quel momento che è possibile eseguirla costringendo l’imputato ad espiare la pena inflitta.

La sospensione condizionale della pena

Non tutte le sentenze irrevocabili vengono eseguite. Immaginiamo che al termine del giudizio di appello venga confermata la condanna (emessa dal giudice di primo grado) di otto mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena per un soggetto incensurato (cioè che non ha altre condanne). Trascorso il termine per il ricorso per cassazione la condanna diviene definitiva e dovrebbe essere espiata ma, nel caso del nostro esempio, non sarà così perché la pena comminata dal giudice è sospesa. Cosa significa? La legge prevede che la pena fino ad un massimo di due anni possa essere sospesa (e che, quindi, non debba essere espiata) se applicata nei confronti di un soggetto privo di precedenti penali e se il condannato non compia altri reati della stessa specie per almeno cinque anni (se si tratta di delitti) o due anni (se si tratta di contravvenzione) [7].

L’ordine di carcerazione

Cosa accade se la pena è superiore ai due anni? Sarò arrestato nel momento in cui il giudice legge la sentenza? La risposta è assolutamente no. Da un lato, infatti, come abbiamo già chiarito, nessuna sentenza può essere eseguita se prima non passa in giudicato, dall’altro per mettere in esecuzione una sentenza di condanna a pena detentiva il pubblico ministero deve emettere un ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione [8]. Copia dell’ordine è consegnata all’interessato e notificata al difensore.

L’esecuzione varierà a seconda dell’entità della pena:

  • se sarò condannato ad una pena superiore a tre anni (ad esempio cinque anni di reclusione) il pubblico ministero mi notificherà l’ordine di carcerazione direttamente facendomi condurre in carcere;
  • se, invece, sarò condannato ad una pena uguale o inferiore ai tre anni (a breve, con la riforma, anche a quattro anni, come attualmente vale per gli ultra settantenni) o a sei anni (se sono tossicodipendente) il pubblico ministero emetterà l’ordine di carcerazione ma ne sospenderà l’esecuzione consentendomi di chiedere (entro trenta giorni) al tribunale di sorveglianza di espiare la pena in casa (detenzione domiciliare), lavorando (affidamento al lavoro) o in regime di semilibertà (ovvero rientrando in carcere solo la notte).

note

[1] Art. 27 Cost.

[2] Art. 532 cod. proc. pen.

[3] Art. 544 cod. proc. pen.

[4] Art. 585 cod. proc. pen.

[5] Art. 606 cod. proc. pen.

[6] Art. 648 cod. proc. pen.

[7] Art. 168 cod. pen.

[8] Art. 656 cod. pen.


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