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Le Guide Mutuo: cosa c’è da sapere

Le Guide Pubblicato il 2 novembre 2017

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Mutuo nullo, usura e anatocismo, limite finanziabile. Le ultime sentenze della Cassazione e le novità legislative.

Sono numerose le sentenze che, di recente, si sono occupate del mutuo, argomento sempre attuale per via dell’ampio ricorso a tale forma di finanziamento da parte di famiglie ed aziende. La Cassazione è intervenuta a precisare diversi aspetti interessanti sia in tema di usura che di utilizzo delle somme per estinguere debiti pregressi verso la stessa banca. Ci sono poi numerosi tribunali secondo i quali il mutuo erogato per oltre l’80% del valore reale dell’immobile è nullo nella parte che eccede detto limite. Ma procediamo con ordine e vediamo, alla luce delle sentenze degli ultimi mesi sul mutuo, cosa c’è da sapere.

Cos’è il mutuo?

Prima di scoprire le ultime novità sul mutuo vediamo qual è la caratteristica principale di questo contratto e cosa comporta.

Con il mutuo un soggetto (mutuante) consegna a un altro soggetto (mutuatario) una somma di denaro con l’obbligo di restituirlo a una scadenza stabilita insieme agli interessi. È valido il mutuo con interessi superiori a quelli legali purché non in misura usuraria.

Cos’è il mutuo di scopo?

Il mutuo di scopo è caratterizzato dal fatto che, all’interno del contratto, la somma concessa dalla banca viene “vincolata” a precisi obiettivi e a una destinazione specifica (la ristrutturazione della casa, investimenti aziendali, ecc.) per incentivare particolari attività. In questo modo l’erogazione della somma – in genere da parte di una banca – si associa ad un vincolo di destinazione della stessa alla realizzazione di un certo scopo. Quest’ultimo, di norma, è determinato dalla legge, ma è pure ipotizzabile che siano le parti ad identificare la destinazione (mutuo di scopo legale e mutuo di scopo convenzionale). In tali ipotesi, il mutuatario si impegna, oltre che a restituire la somma prestata con gli interessi, a realizzare lo scopo previsto.

Secondo la Cassazione è nullo il mutuo di scopo se la destinazione del denaro convenuta in contratto non viene rispettata.

Mutuo per ripianare precedenti debiti

Il mutuo di scopo è nullo quando sia stato stipulato con la specifica dichiarazione in contratto di utilizzare il denaro per una specifica finalità mentre invece utilizzato per estinguere debiti in precedenza contratti dal mutuatario verso la stessa banca mutuante. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione [1].

Il mutuo di scopo – come abbiamo appena detto – impone un’utilizzazione vincolata della somma prestata; essa viene concessa al mutuatario solo per raggiungere una determinata finalità. Per stabilire se si è sottoscritto un mutuo di scopo o meno basta recuperare il contratto e verificare se, tra le varie clausole, vi è anche quella che specifica qual è appunto lo “scopo” del finanziamento. Poiché il prestito viene concesso solo in vista della sua utilizzazione esclusiva per lo scopo convenuto, è vietata ogni diversa volontaria destinazione delle somme, ivi compresa, in particolare, quella della estinzione di pregresse passività del mutuatario.

Che succede se i soldi del mutuo vengono utilizzati per una diversa causa come, appunto, l’estinzione di un debito pregresso con la stessa banca per accendere un nuovo mutuo a condizioni più vantaggiose? Non rischia nulla il cliente della banca che, anzi, da una situazione del genere ha tutto da guadagnare. Difatti, essendo il mutuo nullo, egli non è più tenuto a restituire alcunché. Le conseguenze dunque sono solo per la banca che non potrà più pretendere la restituzione dei propri soldi.

Come fare a sapere se un mutuo è superiore all’usura

La questione è piuttosto tecnica e difficilmente potrai risolverla da solo se non hai conoscenze approfondite o non ti fai aiutare da un consulente. In generale possiamo dire che sono usurari quei mutui che prevedono un tasso di interesse (fisso o variabile) che supera il tasso di interesse legale (cosiddetto tasso soglia) aggiornato periodicamente dalla legge. Per maggiori approfondimenti sul tema leggi Che cosa determina l’usura bancaria sui mutui.

Si possono distinguere due tipi di usura bancaria:

  • l’usura originaria, che si determina al momento della stipula del mutuo e quindi in base alle condizioni del contratto. In questo caso, il finanziamento è da considerare parzialmente nullo, in quanto la clausola degli interessi non è valida: quelli pagati vanno restituiti e quelli mancanti non vanno pagati;
  • l’usura sopravvenuta, che si manifesta durante la restituzione del mutuo: al momento della stipula del contratto è tutto regolare ma successivamente il tasso diventa usuraio perché la soglia è più bassa. In questo caso vanno restituiti al cliente gli interessi pagati in più rispetto alla soglia di usura del trimestre.

Che succede se un mutuo è usurario?

In materia di usura la Cassazione è intervenuta con due interessanti sentenze. La prima [2] ha chiarito che, se ad essere usurari sono anche solo gli interessi moratori (quelli cioè che scattano quando il mutuatario non paga la rata) non è dovuta la restituzione di qualsiasi interesse, neanche quelli corrispettivi (cioè applicati di norma sulla rata). In pratica il mutuo diventa gratuito. Si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettive tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore.

Con una seconda sentenza [3] la Suprema Corte a Sezioni Unite ha detto che, in caso di usura sopravvenuta, il mutuo non è nullo.

Mutuo: massimo finanziabile

La banca, quando procede alla stima dell’immobile da finanziare, sa già che non può erogare più dell’80% del valore del bene.  Questo perché l’attuale normativa, per come attuata da una delibera del CIRC (Comitato interministeriale per il Credito e il Risparmio) stabilisce che l’istituto di credito non può finanziare più dell’80% del valore della casa da acquistare. Si tratta di una norma posta a garanzia sia del cliente (che, in questo caso, non andando a indebitarsi eccessivamente, avrà anche maggiore possibilità di restituire il prestito senza rischiare il pignoramento dell’immobile), sia della stessa banca (che, così facendo, si tutela sia dall’inadempienza del mutuatario sia dall’eccessiva perdita di liquidità che ne potrebbe compromettere la stabilità finanziaria). Ecco perché secondo la giurisprudenza [4] è nullo il mutuo per la parte che eccede l’80% del valore della casa. L’unico modo per ottenere un finanziamento superiore a tale soglia è prestare ulteriori garanzie (una fideiussione, un’ulteriore ipoteca, ecc.).

Leggi anche Quale mutuo scegliere

Che succede se non pago una rata del mutuo?

Il ritardo nel pagamento di una o poche rate non può comportare la revoca del mutuo. Se la morosità non arriva a 7 rate o 180 giorni, il contratto di mutuo con la banca resta in piedi; il mutuatario pertanto continua a conservare il diritto di restituire il prestito secondo il piano di ammortamento concordato, con pagamento delle residue rate alle singole scadenze.

Resta però il fatto che, per il debito maturato, la banca può ricorrere al consueto recupero crediti stragiudiziale (lettere, diffide dell’avvocato, call center) o giudiziale (notificando un atto di precetto e passando poi al pignoramento). Dunque, ben potrebbe avvenire che il debitore si veda avviare un pignoramento sulla casa su cui la banca ha già l’ipoteca. La legge prevede infatti che quando il pagamento di una rata viene effettuato con un ritardo compreso fra 30 e 180 giorni il debitore può evitare azioni esecutive pagando solo gli interessi di mora. Solo dopo sette ritardati pagamenti scatta il “cartellino rosso” e il creditore può chiedere il rimborso immediato dell’intero debito.

Se la morosità raggiunge 7 rate o il ritardo è maggiore di 180 giorni, la banca può anche risolvere il contratto e chiedere l’immediata restituzione, in un’unica soluzione, delle residue somme prestate. Anche in questo caso – ed a maggior ragione – potrà essere avviato il pignoramento dell’immobile e la vendita all’asta.

Leggi Se non riesco a pagare la rata del mutuo

Anatocismo

Cos’è l’anatocismo? La parola è difficile da ricordare per chi non è un tecnico. Si tratta di una pratica – vietata in parte dalla legge – volta a conteggiare gli interessi del mutuo non solo sul capitale originariamente prestato, ma anche sulle rate scadute e non pagate. Questo comporta ovviamente che gli interessi non sono più quelli calcolati nel contratto ma superiori e crescono via via che cresce la morosità. La Cassazione aveva ritenuto la nullità degli interessi anatocistici, ma di recente una riforma ha ritenuto valido l’anatocismo sui soli interessi di mora. In pratica oggi si prevede che:

  • – gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a  finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale; per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido;
  • – gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono esigibili il 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili;
  • – il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo.

Con la nuova modifica, pertanto, gli interessi debitori solutori vengono, di fatto, conteggiati al 31 dicembre e diventano esigibili dal 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati: cioè gli interessi solutori divengono esigibili, per legge, dopo un certo tempo.

La normativa in esame, in buona sostanza, consente che il correntista possa autorizzare preventivamente (quindi, prima della scadenza e non successivamente alla scadenza) l’addebito degli interessi solutori sul conto al momento in cui questi divengono esigibili, trasformando detti interessi in sorte capitale, produttiva, a sua volta di ulteriori interessi.

Sentenze sull’usura 

Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

Cassazione sentenza n. 24676/2017

In tema di contratto di mutuo, l’art. 1 della legge n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori.

Cassazione ordinanza n. 23192/2017

La disciplina relativa ai tassi di interesse sui mutui introdotta dalla legge 7 marzo 1996, n. 108 recante disposizioni in materia di usura – e quindi anche quella dettata dall’art. 1 del d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24 di interpretazione autentica della precedente – non può essere applicata a rapporti completamente esauriti prima della sua entrata in vigore, senza che rilevi, in senso contrario, la pendenza di una controversia sulle obbligazioni derivanti dal contratto e rimaste inadempiute, le quali non implicano che il rapporto contrattuale sia ancora in atto, ma solo che la sua conclusione ha lasciato in capo alle parti, o ad una di esse, delle ragioni di credito.

Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile, Sentenza 22.07.2005, n. 15497

Manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 1, del decreto legge 29/12/2000, n. 394 – convertito, con modificazioni, in legge 28/2/2001, n. 24 – censurato, in riferimento agli artt. 3, 24, 41, secondo e terzo comma, e 47, primo comma e 77 della Costituzione, in quanto, ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 secondo comma, del codice civile, stabilisce che l’usurarietà degli interessi va valutata esclusivamente al momento della pattuizione. Le censure riferite agli artt. 3, 24, 41 e 77 della Costituzione sono del tutto identiche ad altre già dichiarate non fondate, essendo stata altresì esclusa la fondatezza della premessa, posta a base della lamentata violazione dell’art. 41, secondo comma della Costituzione, circa la originaria applicabilità della legge n. 108 del 1996 anche ai contratti in corso al momento della sua entrata in vigore.

Corte Costituzionale, Ordinanza 31.10.2002, n. 436

Escluso che nella specie si versi in ipotesi di macroscopico difetto dei presupposti, in linea di principio eventuali vizi attinenti ai presupposti della decretazione d’urgenza devono ritenersi sanati dalla conversione in legge. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 1, del decreto legge 29/12/2000, n. 394, convertito, con modificazioni, in legge 28/2/2001, n. 24 – secondo il quale “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815 secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento” – sollevata in riferimento all’art. 77 della Costituzione.

Corte Costituzionale, Sentenza 25.02.2002, n. 29

Sentenze sul mutuo di scopo

Il mutuo di scopo è caratterizzato dalla consegna al mutuatario di somme di danaro o altre cose fungibili allo scopo esclusivo di raggiungere un determinata finalità espressamente inserita nel sinallagma contrattuale. Nell’ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un determinato bene, ove non si realizzi lo scopo previsto dall’acquisto del bene medesimo (risoluzione consensuale, inadempimento del venditore, etc.), il mutuante è legittimato a richiedere direttamente ed esclusivamente al venditore la restituzione delle somme.

In senso conforme, vedi, Cassazione civile, Sez. II, sentenza 20 gennaio 1994, n. 474, secondo cui nell’ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un determinato bene, il collegamento negoziale tra gli anzidetti contratti, per cui il mutuatario è obbligato all’utilizzazione della somma mutuata per la prevista acquisizione, comporta che della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita del bene, che importa il venir meno dello stesso scopo del contratto di mutuo, legittima il mutuante a richiedere la restituzione della somma mutuata non al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al venditore.

Corte di Cassazione, Sezione I, sentenza 11 febbraio 2011, n. 3392

Nel contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un determinato bene, il collegamento negoziale tra il contratto di finanziamento e quello di vendita, in virtù del quale il mutuatario è obbligato all’utilizzazione della somma mutuata per la prevista acquisizione, comporta che della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita ed il correlato venir meno dello scopo del contratto di mutuo, legittimano il mutuante a richiedere la restituzione dell’importo mutuato non al mutuatario ma direttamente ed esclusivamente al venditore.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 16.02.2010, n. 3589

Nell’ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un veicolo, venuto meno il contratto per cui il mutuato è concesso in seguito alla intervenuta risoluzione consensuale della compravendita del veicolo, il mutuante è legittimato a richiedere la restituzione della somma mutuata non al mutuatario (acquirente), ma direttamente ed esclusivamente al venditore, che rispetto al mutuo appare terzo, ma che del mutuato in sostanza beneficia. Infatti nell’ambito della funzione complessiva dei negozi collegati, essendo lo scopo del mutuo legato alla compravendita, in quanto la somma concessa in mutuo viene destinata al pagamento del prezzo, venuta meno la compravendita, il mutuo non ha più ragione d’essere. In tal caso il mutuatario, il quale impiega la somma secondo la destinazione prevista in contratto, sostanzialmente non ricava alcun vantaggio, perché non consegue la proprietà del bene, per il cui pagamento il mutuo gli viene risultante dal collegamento negoziale, il venditore, che riceve la somma mutuata, deve restituirla.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 23.04.2001, n. 5966

Il c.d. contratto di finanziamento, o mutuo di scopo, legale o convenzionale che sia, è una fattispecie negoziale consensuale, onerosa e atipica, che assolve essenzialmente funzione creditizia; in particolare, il finanziamento legale, in cui sono già individuati i soggetti erogatori e i soggetti che possono beneficiare del finanziamento – è un contratto obbligatorio e consensuale, all’interno del quale la consegna della somma da corrispondere rappresenta non un elemento costitutivo del contratto, ma l’esecuzione dell’obbligazione a carico del finanziatore. Tuttavia, la proprietà della somma oggetto del finanziamento si trasferisce dal finanziatore al finanziato solo con la consegna della somma stessa, in quanto solo da quel momento egli può disporne da solo, senza l’intermediazione del mutuante o anche contro la volontà di questi; ne consegue che solo dal momento della consegna si trasferiscono sul mutuatario anche i rischi derivanti dall’acquisita proprietà del denaro, compreso quello conseguente alle oscillazioni del cambio.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 19.05.2003, n. 7773

Il cosiddetto contratto di finanziamento o mutuo di scopo si configura come una fattispecie negoziale consensuale, onerosa ed atipica che assolve, in modo analogo all’apertura di credito, una funzione creditizia; in esso, a differenza del contratto di mutuo regolato dal codice civile, la consegna di una determinata quantità di denaro costituisce l’oggetto di un’obbligazione del finanziatore, anziché elemento costitutivo del contratto, sicché, fino a quando il finanziatore non adempia alla propria obbligazione di consegna al soggetto finanziato delle somme di denaro oggetto del finanziamento, queste rimangono nella disponibilità patrimoniale e giuridica del finanziatore medesimo. (Nella specie, la controversia era stata originata dalla richiesta di un maggior indennizzo assicurativo avanzata dal titolare di una polizza contro gli infortuni, la quale prevedeva un indennizzo parametrato sulla consistenza del saldo di chiusura, risultante alla mezzanotte del giorno precedente a quello dell’infortunio, dei rapporti creditizi intrattenuti dal predetto titolare di polizza con la propria banca; il giudice di merito aveva respinto la domanda affermando che, ai fini dell’incremento dell’indennizzo, non poteva tenersi conto anche di un rapporto di mutuo, del quale, alla data di riferimento prevista nella polizza infortuni, non era stata ancora erogata la pattuita somma di denaro; la S.C., enunciando l’anzidetto principio, ha confermato la sentenza di merito, qualificando il predetto “rapporto di mutuo” in termini di contratto di finanziamento).

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 03.12.2007, n. 25180

Il cosiddetto mutuo di scopo si configura come una fattispecie negoziale consensuale, onerosa ed atipica, nella quale sono già individuati i soggetti erogatori ed i soggetti che possono beneficiare del finanziamento, la consegna della somma da corrispondere rappresenta l’esecuzione dell’obbligazione a carico del finanziatore.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 09.05.2007, n. 10569

Il mutuo fondiario non è mutuo di scopo, non risultando per la relativa validità previsto che la somma erogata dall’istituto mutuante debba essere necessariamente destinata ad una specifica finalità che il mutuatario sia tenuto a perseguire, né l’istituto mutuante deve controllare l’utilizzazione che viene fatta della somma erogata, risultando piuttosto connotato dalla possibilità di prestazione da parte del proprietario di immobili (rustici o urbani) a garanzia ipotecaria. (Nell’affermare il suindicato principio la S.C. ha escluso la ricorrenza di un mutuo si scopo con riferimento a contratto di mutuo fondiario cui era intervenuto un terzo datore di ipoteca).

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 20.04.2007, n. 9511

In tema di contratto di mutuo finalizzato all’acquisto di un veicolo, è valida la clausola che, pur escludendo in modo palese il collegamento negoziale, faccia gravare sul mutuatario il rischio della mancata consegna del bene. In tal caso il contratto di mutuo rimane estraneo alle vicende che interessano quello di vendita ed il mutuatario, che non riceva il veicolo dal venditore, non può opporre al mutuante l’eccezione di inadempimento per rifiutare di pagare le rate del mutuo.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 24.05.2003, n. 8253

Nell’ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un veicolo, venuto meno il contratto per cui il mutuo è concesso in seguito alla intervenuta risoluzione consensuale della compravendita del veicolo, il mutuante è legittimato a richiedere la restituzione della somma mutuata non al mutuatario (acquirente), ma direttamente ed esclusivamente al venditore, che rispetto al mutuo appare terzo, ma che del mutuo in sostanza beneficia. Infatti nell’ambito della funzione complessiva dei negozi collegati, essendo lo scopo del mutuo legato alla compravendita, in quanto la somma concessa in mutuo viene destinata al pagamento del prezzo, venuta meno la compravendita, il mutuo non ha più ragione d’essere. In tal caso il mutuatario, il quale impiega la somma secondo la destinazione prevista in contratto, sostanzialmente non ricava alcun vantaggio, perché non consegue la proprietà del bene, per il cui pagamento il mutuo gli viene risultante dal collegamento negoziale, il venditore, che riceve la somma mutuata, deve restituirla.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 23.04.2001, n. 5966

Nell’ipotesi di contratto di mutuo in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l’acquisto di un determinato bene, il collegamento negoziale tra gli anzidetti contratti, per cui il mutuatario è obbligato all’utilizzazione della somma mutuata per la prevista acquisizione, comporta che della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita del bene, che importa il venir meno dello stesso scopo del contratto di mutuo, legittima il mutuante a richiedere la restituzione della somma mutuata non al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al venditore.

Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 20.01.1994, n. 474

Il mutuo cosiddetto “di scopo” (concesso, nell’ipotesi, a norma della legge n. 949 del 1952 e della legge Reg. Emilia-Romagna n. 14 del 1982) si perfeziona nel momento in cui si forma l’accordo sulle varie clausole, di modo che l’erogazione della somma rappresenta l’esecuzione dell’obbligazione a carico del mutuante, mentre il mutuatario assume l’obbligo di corrispondere gli interessi, nella misura agevolata prevista, e di realizzare l’obiettivo in vista del quale l’erogazione del danaro ha avuto luogo, incorrendo, in caso contrario, nella risoluzione del rapporto, in quanto la permanenza del vincolo è subordinata all’immutabilità delle circostanze considerate all’atto della stipulazione. Pertanto l’aumento del tasso dovuto dal mutuatario – intervenuto durante l’esecuzione del rapporto a seguito di legittimo provvedimento della autorità regionale – e la subordinazione del contributo statale alla effettiva applicazione del nuovo tasso comportano la modifica della situazione originaria e, nel caso in cui il mutuatario non vi si adegui, determinano la risoluzione del rapporto, venendo meno l’interesse in vista del quale il mutuante aveva assunto il proprio impegno.

Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile, Sentenza 15.06.1994, n. 5805

Il c.d. contratto di finanziamento, o mutuo di scopo, legale o convenzionale che sia, è una fattispecie negoziale consensuale, onerosa e atipica, che assolve essenzialmente funzione creditizia; in particolare, il finanziamento legale, in cui sono già individuati i soggetti erogatori e i soggetti che possono beneficiare del finanziamento – è un contratto obbligatorio e consensuale, all’interno del quale la consegna della somma da corrispondere rappresenta non un elemento costitutivo del contratto, ma l’esecuzione dell’obbligazione a carico del finanziatore. Tuttavia, la proprietà della somma oggetto del finanziamento si trasferisce dal finanziatore al finanziato solo con la consegna della somma stessa, in quanto solo da quel momento egli può disporne da solo, senza l’intermediazione del mutuante o anche contro la volontà di questi; ne consegue che solo dal momento della consegna si trasferiscono sul mutuatario anche i rischi derivanti dall’acquisita proprietà del denaro, compreso quello conseguente alle oscillazioni del cambio.

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 19.05.2003, n. 7773

note

[1] Cass. sent. n. 24699/17 del 19.10.2017.

[2] Cass. ord. n. 23192/17 del 4.10.2017.

[3] Cass. S.U. sent. n. 24675/2017.

[4] Cass. sent. n. 2915/2016 del 15.02.2016.


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