Raddoppia la tassa sul licenziamento

2 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2017



Il ticket sulla cessazione del contratto di lavoro sarà raddoppiato per le aziende che effettuano licenziamenti collettivi.

Licenziare un lavoratore potrà costare sino a 3mila euro, e arriverà a costarne 4500 se non si conclude un accordo sindacale: si tratta di una delle nuove previsioni della legge di Bilancio 2018 che interessa le aziende con procedure di cassaintegrazione straordinaria in corso (Cigs) che effettueranno licenziamenti collettivi.

La misura si accompagna,  però, a dei notevoli vantaggi previsti per i lavoratori cassintegrati: il raddoppio del ticket sul licenziamento, difatti, finanzierà delle nuove misure di ricollocazione anticipata. I lavoratori, cioè, potranno accedere a dei corsi di formazione e riqualificazione durante i periodi di sospensione dell’attività e potranno trovare un nuovo impiego ancora prima di essere licenziati, grazie a degli incentivi previsti a loro favore e a favore delle aziende che li assumeranno. Per approfondimenti: Bonus cassintegrati.

Il datore di lavoro che ha collocato i dipendenti in Cigs, invece, dovrà versare all’Inps sino a 3mila euro per ogni lavoratore cessato nell’ambito del licenziamento collettivo, anziché 1500 (l’importo attuale della tassa sul licenziamento).

Per la precisione, la tassa sui licenziamenti è attualmente pari a 1.470 euro, per ogni lavoratore cessato che ha un’anzianità contributiva dai 3 anni in su: l’importo del ticket corrisponde infatti al 41% del massimale convenzionale Naspi, che ammonta a 1.195 euro, per ogni anno di anzianità lavorativa, sino a un massimo di 3.

Il rincaro della percentuale di calcolo raddoppierà il contributo, facendolo diventare pari a 979,9 euro per anno che, riferito a 36 mesi, diventa 2.940 euro.

Non bisogna dimenticare, poi, che dal 2017 il contributo sul licenziamento è triplicato nel caso in cui la procedura collettiva si concluda senza accordo sindacale.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione sul funzionamento della tassa sul licenziamento.

Come funziona la tassa sul licenziamento

Il ticket sul licenziamento è una tassa che il datore di lavoro deve pagare all’Inps se licenzia un lavoratore dipendente a tempo indeterminato:  la tassa è però dovuta, oltreché nei casi di licenziamento, anche in alcune ipotesi di dimissioni del lavoratore, come quelle per giusta causa. Il ticket, difatti, serve per finanziare la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti, pertanto va versato, assieme ai contributi Inps, ogni qualvolta il lavoratore abbia diritto all’indennità.

Quando si paga la tassa sul licenziamento

Il contributo sul licenziamento deve essere versato nelle seguenti ipotesi:

  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo (licenziamento disciplinare);
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo (licenziamento economico);
  • licenziamento del lavoratore a chiamata, solo per i periodi lavorati che concorrono all’anzianità aziendale;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni durante il periodo di maternità;
  • mancata conferma dell’apprendista alla fine del periodo formativo;
  • risoluzione consensuale conseguente a una procedura di conciliazione obbligatoria;
  • fine lavori per i dipendenti del settore edile;
  • cambio di appalto, con assunzione del dipendente da parte del nuovo soggetto appaltatore.

Quando non è dovuta la tassa sul licenziamento: quando non è dovuta

La tassa non deve essere versata nei seguenti casi:

  • dimissioni (non per giusta causa o durante il periodo di maternità): nelle ipotesi di dimissioni ordinarie, infatti, il lavoratore non percepisce la Naspi, poiché non si tratta di perdita involontaria dell’occupazione;
  • scadenza del contratto a termine: per finanziare la Naspi, se il contratto è a tempo determinato, il datore paga, al posto del ticket, un contributo addizionale pari all’1,40% della retribuzione imponibile;
  • risoluzione consensuale al di fuori della procedura di conciliazione obbligatoria introdotta dal Jobs Act;
  • licenziamento del lavoratore domestico(colf e badanti);
  • licenziamento di lavoratori assicurati presso la gestione Inpgi (giornalisti);
  • licenziamento di operai agricoli;
  • licenziamento di lavoratori extracomunitari stagionali;
  • decesso del lavoratore;
  • licenziamento del lavoratore collocato in

Come si calcola la tassa sul licenziamento

La tassa sul licenziamento  ammonta a 489,95 euro annui, per gli anni 2015, 2016 e 2017, dovuti per ogni anno lavorato, sino ad un tetto massimo di 3 anni: in pratica, se il dipendente ha lavorato 3 anni, 4 anni, 10 o 20 anni, nulla cambia ai fini del ticket, che dovrà essere pagato nella misura massima corrispondente a 3 anni di lavoro.

L’importo del ticket era pari a 483,80 euro, per il 2013 e 489,12 euro, per il 2014.

Se in un anno sono lavorati meno di 12 mesi, l’importo annuale deve essere suddiviso per 12 e moltiplicato per il numero di mesi lavorati: il ticket (per il 2015 e il 2016), dunque, ammonta a 40,83 euro per ogni mese di lavoro.

Un mese si considera interamente lavorato se la durata del contratto, in quella mensilità, è pari ad almeno 15 giorni, diversamente si considera non lavorato. Dunque, a contare non sono le ore effettive di svolgimento dell’attività lavorativa: l’Inps, a questo proposito, ha specificato che il ticket è dovuto in misura piena anche se il dipendente lavora per una sola ora settimanale.

Come si paga la tassa sul licenziamento

La tassa deve essere pagata, tramite modello F24, assieme ai contributi obbligatori del mese: in pratica, il ticket va sommato, nell’F24, ai contributi mensili e indicato, assieme alla contribuzione, con la causale DM10.

Il pagamento va effettuato entro il 16 del 2° mese successivo al licenziamento: ad esempio, se un dipendente viene licenziato il 20 ottobre, il datore deve pagare il ticket entro il 16 dicembre.

Il ticket deve poi essere esposto nella denuncia contributiva (Uniemens) corrispondente a quella relativa al mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

Nel modello Uniemens, il contributo dovrà essere esposto in questo modo:

  • <DatiRetributivi>
  • <CausaleADebito>
  • <CausaleADebito>
  • <M400>
  • <ImportoADebitoXXX> (qui dovrà essere indicato l’importo calcolato).

Le sanzioni per il mancato versamento sono pari al 5,75% in ragione d’anno; sono dovuti gli interessi nella misura dello 0,25%, maggiorato di 5,5 punti.


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