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Si può sfrattare con pec, posta elettronica certificata?

2 novembre 2017


Si può sfrattare con pec, posta elettronica certificata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2017



Intimazione di sfratto per morosità: l’avvocato del padrone di casa può spedirla anche con pec a condizione che il destinatario sia uno dei soggetti tenuti ad averla.

Sei in arretrato con l’affitto; ma mai avresti pensato che lo sfratto sarebbe arrivato tramite email. Ti è capitato invece, un giorno, aprendo la tua casella di posta elettronica certificata, di trovare una Pec inviata da un avvocato: in essa era allegato un file contenente una intimazione di sfratto, o meglio un invito a presentarti in tribunale per accertare la tua morosità e, in fine dei conti, mandarti via dall’appartamento. Così hai consultato subito il codice di procedura civile e, anche se non sei un avvocato, hai capito chiaramente che le intimazioni di sfratto per morosità devono essere notificate tramite l’ufficiale giudiziario [1]. Ritenendo ciò un vizio del procedimento, ti sei messo in testa di fare opposizione. È davvero così? Si può sfrattare con pec, ossia con posta elettronica certificata? A chiarirlo è stata una inedita sentenza del Tribunale di Frosinone [2]. Vediamo che cosa dice.

La legge stabilisce che lo sfratto per morosità deve essere notificato a mezzo dell’ufficiale giudiziario a mani proprie dell’inquilino; qualora ciò sia impossibile (si pensi al caso di una persona sempre assente da casa), l’ufficiale giudiziario deve spedire al destinatario una raccomandata con un avviso in cui gli dà atto del tentativo di notifica allegando all’originale la ricevuta di spedizione.

Ma cosa succede se la notifica dell’atto avviene in via telematica a mezzo posta elettronica certificata, senza cioè rispettare le forme previste dal codice di procedura civile?

Come noto l’attuale legge [3] consente all’avvocato di notificare gli atti (in proprio, ossia senza valersi dell’ufficiale giudiziario) mediante la propria casella di posta elettronica certificata; la legge non individua quali siano gli atti che possono essere portati a conoscenza tramite Pec, con ciò facendo ritenere che si riferisca a qualsiasi tipo di atto processuale in materia civile. Per tale ragione, a detta della sentenza in commento, non vi è ragione per escludere che anche la notifica della intimazione di sfratto per morosità non si possa fare tramite posta certificata. Ciò comunque a condizione che il destinatario (ossia il conduttore) ne abbia a sua volta una come nei casi di soggetti obbligati ad avere la Pec (allo stato attuale imprenditori, società, professionisti).

È vero: la notifica a mano garantisce l’invio della seconda raccomandata in caso di assenza del destinatario. Ma di ciò non c’è bisogno in caso di Pec. Difatti, la notifica a mezzo di posta certificata è equivalente sempre alla notifica nelle mani dell’intimato, sia che questi apra la casella di posta sia che non la apra. La notificazione effettuata con modalità telematica si perfeziona, infatti, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna. Con la conseguenza che, se quest’ultimo non apre il computer o dimentica la password della pec, la notifica si considera ugualmente avvenuta e l’atto conosciuto, senza bisogno di ulteriori garanzie come l’invio della seconda raccomandata informativa.

Insomma, secondo il tribunale di Frosinone, la notifica con posta elettronica certificata è sufficiente a portare l’intimazione di sfratto nella sfera di conoscenza del suo destinatario il quale è messo nelle condizioni di sapere che un atto giudiziario gli è stato notificato e di accedere immediatamente al suo contenuto.

note

[1] Art. 660 cod. proc. civ.

[2] Trib. Frosinone, sent. del 26.03.2017.

[3] Art. 1 L. 21 gennaio 1994, n. 53 – modificato dall’articolo 46 del Decreto legge 24 giugno 2014 n. 90.

Autore immagine: 123rf com

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