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Imposta pubblicità cartelli con indicazioni stradali

2 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2017



L’azienda, il negozio o il ristorante che utilizzano la segnaletica con le indicazioni stradali, devono pagare l’imposta comunale sulla pubblicità.

Il cartello stradale che riporti il nome dell’azienda, il relativo logo e si limiti a indicare il percorso per arrivare ai locali commerciali o allo stabilimento, si deve considerare una forma (seppure indiretta) di pubblicità, e quindi sconta la relativa imposta comunale sulla pubblicità.

Secondo la giurisprudenza, affinché un cartello stradale possa svolgere la funzione di segnale pubblicitario non è necessario che indichi anche il prodotto commercializzato o l’attività svolta.

Infatti, in materia di imposta comunale sulla pubblicità, anche i segnali di indicazione turistici e di territorio (che forniscono agli automobilisti informazioni utili per la guida e la individuazione di località, itinerari, servizi e impianti), nonché, in particolare, i segnali di avvio a fabbriche e stabilimenti, svolgono, per la loro sostanziale natura di insegne, anche una funzione pubblicitaria tassabile.

Per legge [1], la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile è soggetta all’imposta sulla pubblicità.

Ai fini dell’imposizione si considerano rilevanti i messaggi diffusi nell’esercizio di una attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi, ovvero finalizzati a migliorare l’immagine del soggetto pubblicizzato.

Regolamento comunale imposta pubblicità

Ogni Comune è tenuto ad adottare apposito regolamento per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e per l’effettuazione del servizio delle pubbliche affissioni. Con il regolamento il Comune disciplina le modalità di effettuazione della pubblicità e può stabilire limitazioni e divieti per particolari forme pubblicitarie in relazione ad esigenze di pubblico interesse.

Esso deve in ogni caso determinare la tipologia e la quantità degli impianti pubblicitari, le modalità per ottenere il provvedimento per l’installazione, nonché i criteri per la realizzazione del piano generale degli impianti. Deve inoltre stabilire la ripartizione della superficie degli impianti pubblici da destinare alle affissioni di natura istituzionale, sociale o comunque prive di rilevanza economica e quella da destinare alle affissioni di natura commerciale, nonché la superficie degli impianti da attribuire a soggetti privati, per l’effettuazione di affissioni dirette.

Come si calcola l’imposta sulla pubblicità

L’imposta sulla pubblicità si determina in base alla superficie della minima figura piana geometrica in cui è circoscritto il mezzo pubblicitario indipendentemente dal numero dei messaggi in esso contenuti.

Le superfici inferiore ad un metro quadrato si arrotondano per eccesso al metro quadrato e le frazioni di esso, oltre il primo, a mezzo metro quadrato; non si fa luogo ad applicazione di imposta per superfici inferiori a trecento centimetri quadrati.

Per i mezzi pubblicitari polifacciali l’imposta è calcolata in base alla superficie complessiva adibita alla pubblicità.

Per i mezzi pubblicitari aventi dimensioni volumetriche l’imposta è calcolata in base alla superficie complessiva risultante dallo sviluppo del minimo solido geometrico in cui può essere circoscritto il mezzo stesso.

Unica imposta di pubblicità per più messaggi

Nel caso dell’impresa che utilizza diversi messaggi pubblicitari su diverse frecce-segnaletiche ma situate sullo stesso palo di sostegno, l’imposta sulla pubblicità è unica e non va calcolata su ogni “freccia”.

Secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano [2], è pacifico che le frecce segnaletiche sono fisicamente indipendenti fra loro (tanto da poter venire singolarmente rimosse) e che l’unico elemento materiale di raccordo è rappresentato dal palo di sostegno delle stesse; deve però ritenersi che il dato aggregante atto ad individuare il presupposto impositivo, sia costituito, oltre che dal medesimo soggetto pubblicizzato, dalla connessione tra le frecce stesse.

La stessa interpretazione è stata fornita dalla Cassazione [3], la quale considera il mezzo pubblicitario nella sua unicità, qualora si sia in presenza di una pluralità di frecce che espongono la stessa pubblicità (anche se non collocate fisicamente sul medesimo supporto) e sono riferibili alla medesima ditta.

note

[1] Art. 5 del D.lgs. 507/93.

[2] CTP Milano n. 4475/2017.

[3] Cass. sent. n. 252/2012.

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