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Lo sai che? Se la cartella non indica il termine entro cui fare ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 3 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 novembre 2017

Cartella di pagamento priva di istruzioni per presentare ricorso: senza indicazione di termine e autorità cui presentare l’impugnazione non c’è nullità.

Le cartelle di pagamento hanno termini stretti per essere contestate, termini che variano in base al tipo di tributo o sanzione intimata. Come tutti gli atti della pubblica amministrazione, anche quelli dell’Agente della Riscossione devono inoltre essere motivati (devono cioè indicare la «causale» a cui si riferiscono come, ad esempio, il mancato versamento di una multa o di un tributo) e devono indicare modalità e termini per fare ricorso al giudice. Posto che il contribuente non è un avvocato e, in assenza di conoscenze tecniche, non è tenuto a sapere «come» e «a chi» rivolgersi per far annullare l’atto, non vi è dubbio che, senza il foglio con le istruzioni per l’impugnazione, la cartella deve considerarsi irregolare. Il punto però è stabilire quali sono le conseguenze di tale irregolarità. In altri termini, che succede se la cartella non indica il termine entro cui far ricorso e il giudice davanti al quale fare la causa? E quali sono invece le conseguenze nel caso in cui la cartella esattoriale indichi, per un errore materiale, un termine più lungo da quello effettivo, così inducendo in errore il destinatario? A chiarirlo è stata più volte la Cassazione, da ultimo con una recente ordinanza [1].

Entro quanto impugnare la cartella di pagamento?

Prima di chiarire che succede se la cartella non indica il termine entro cui far ricorso, ricordiamo quali sono questi termini. In generale, una cartella può essere impugnata entro 60 giorni dal suo ricevimento.

La cartella va invece contestata entro 30 giorni nel caso in cui si tratti di una multa. Sono invece 40 i giorni entro cui presentare ricorso se la cartella attiene a contributi Inps o Inail.

Per comprendere a cosa si riferisce la cartella è necessario leggere il dettaglio. Se vengono indicate causali diverse, che si riferiscono a tributi o sanzioni con termini differenti tra loro, la cartella si “scinde” idealmente: come se fossero state notificate due o più cartelle, il contribuente dovrà fare ricorso rispettando le relative regole. Ad esempio, se una cartella dovesse richiedere il pagamento del bollo auto, di una contravvenzione per violazione del codice della strada e di contributi previdenziali, il termine per fare ricorso contro il primo sarà di 60 giorni, contro il secondo di 30, contro il terzo di 40. Basterebbe, in teoria, rispettare il termine più breve (in questo caso 30 giorni) per “tagliare la testa al toro” e stare tranquilli.

Senonché, oltre ai termini, ci sono anche da rispettare le regole sulla competenza del giudice (o meglio «giurisdizione») per cui esistono autorità diverse a cui presentare il ricorso (ne parleremo a breve).

Da quando decorrono i termini per impugnare la cartella di pagamento?

Non conta la data in cui l’Agenzia Entrate Riscossione ha spedito la cartella, ma quella in cui il postino o il messo notificatore l’ha consegnata al contribuente. Se questi, al momento della consegna, non era presente a casa, riceve un avviso di notifica nella cassetta delle lettere che lo avvisa della possibilità di ritirare l’atto in posta o al Comune e, nei giorni successivi, una seconda raccomandata informativa. Se il contribuente si reca alla posta o al Comune entro i successivi 10 giorni, per ritirare la cartella depositata in giacenza, la notifica si considera eseguita nel giorno stesso del ritiro. Se invece il contribuente vi provvede successivamente o non vi provvede affatto, la cartella si considera notificata (e, quindi, conosciuta) il decimo giorno ed è da questo che iniziano a decorrere i termini per fare ricorso.

Chiaramente, nel caso di notifica della cartella tramite Pec (posta elettronica certificata), la consegna si considera eseguita già con l’arrivo dell’email nella casella di posta del destinatario, a prescindere dal giorno in cui questi la apre e la legge. Per cui, nel caso di notifica a mezzo Pec, non è previsto l’invio della seconda raccomandata informativa, atteso che essa si considera sempre eseguita a mano del contribuente.

Che succede se la cartella non è stata notificata?

In caso di cartella non notificata e conosciuta solo attraverso l’estratto di ruolo richiesto ad Agenzia Entrate Riscossione, i termini appena detti decorrono dalla data di consegna dell’estratto medesimo.

A chi presentare ricorso?

Come abbiamo anticipato, non è sempre lo stesso giudice a poter decidere per l’impugnazione di una cartella. Infatti:

  • per le cartelle che chiedono il pagamento di multe stradali (o l’omessa notifica di cartelle per multe stradali) bisogna presentare il ricorso al giudice di pace;
  • per le cartelle relative a contributi Inps e Inail bisogna andare al Tribunale ordinario, sezione lavoro;
  • infine per tutte le altre cartelle bisogna procedere davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

Che succede se la cartella non indica il termine entro cui fare ricorso?

Secondo la Cassazione, la mancata indicazione del termine entro cui far ricorso, o l’indicazione di un termine più lungo di quello reale non comporta nullità della cartella, ma semplice irregolarità. Con la conseguenza che il giudice non può annullare l’atto dell’Agente della Riscossione, ma tutt’al più accetterà il ricorso benché tardivo. Sbaglia quindi chi presenta un ricorso contro una cartella che non indica i termini per l’impugnazione sperando che poi il giudice l’annulli. L’unica conseguenza che deriva dalla mancanza delle istruzioni per il ricorso è la «remissione in termini» per il contribuente che ha presentato l’impugnazione in ritardo non per propria colpa. Risultato: se il cittadino non ha altri motivi di ricorso, l’atto sarà confermato.

Inoltre, l’erronea indicazione nella cartella di pagamento di un termine per proporre impugnazione, superiore rispetto al limite massimo indicato dalla legge, non rende dunque inammissibile l’opposizione a ruolo esattoriale depositata oltre la data massima, ma entro quella indicata in cartella.

Sempre la Cassazione ha chiarito in passato che, in tutti i casi in cui il mancato rispetto di un termine perentorio per motivi che attengono a false informazioni contenute nella cartella, sia suscettibile di provocare un danno processuale e sostanziale all’interessato, deve prevalere l’esigenza di tutela del diritto di difesa, con l’inapplicabilità di decadenze e preclusioni a danno della parte [2]. La cartella di pagamento (così come l’avviso di addebito) costituisce un atto amministrativo e deve rispondere ai requisiti di chiarezza e congruità degli atti in generale: l’errore di diritto commesso dall’amministrazione che abbia ingenerato un errore in capo al destinatario della cartella non può costituire fonte di danno per chi ha interesse a contestare la pretesa creditoria, che dunque, provata la sua corretta adesione alle indicazioni contenute nell’atto, non potrà vedersi dichiarata inammissibile la contestazione.

Che succede se la cartella non indica il tribunale a cui presentare ricorso?

Stesse considerazioni devono farsi se la cartella non indica il giudice a cui fare ricorso. Anche in questa ipotesi l’unica conseguenza è che l’eventuale presentazione all’autorità sbagliata non comporta decadenze e il giudice rimetterà il contribuente nei termini per presentare l’impugnazione al giudice competente.

note

[1] Cass. ord. n. 25667/17 del 27.10.2017.

[2] Cass. sent. n. 21001/2004. Cfr. anche Cass. sent. n. 23010/2009 secondo cui «in tema di contenzioso tributario, alla mancata o erronea indicazione nell’atto impugnabile della commissione tributaria competente, delle forme, o del termine per proporre ricorso, non segue la nullità di esso (…). La nullità, per tale omessa o incompleta indicazione, non è una conseguenza prevista dal legislatore, né è assistita da alcuna altra sanzione, trattandosi piuttosto di semplice irregolarità, avendo la norma come scopo soltanto quello di agevolare il compito del contribuente che voglia impugnare l’atto; soggetto su cui grava l’onere di individuare l’organo giurisdizionale, onere che è autonomo e prescinde da eventuali obblighi di specificazione posti a carico di altri». Così anche Cass. sent. nn. 12070/2004 e 3865/2002, ove è stato affermato che l’omessa indicazione delle modalità di impugnazione non determina alcun vizio dell’accertamento e, conseguentemente, alcuna nullità dell’atto, non prevedendo espressamente il legislatore alcuna sanzione nel caso di omessa o incompleta indicazione; l’omissione delle predette indicazioni può, tutt’al più, determinare la mancata decorrenza del termine per impugnare. Ed ancora Cass. sent. n. 17020/2014, 25227/2013 e 19675/2011 secondo cui la legittimità dell’atto impugnabile privo dell’indicazione delle modalità e dei termini per presentare ricorso, nella misura in cui ha chiarito che tale circostanza non inficia la validità dell’atto «ma comporta, sul piano processuale, il riconoscimento della scusabilità dell’errore in cui sia eventualmente incorso il ricorrente, con conseguente riammissione in termini per l’impugnativa, ove questa sia stata tardivamente proposta».


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