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Tari 2018: come si calcola e chi paga l’imposta rifiuti

5 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 novembre 2017



La tassa sui rifiuti interessa i proprietari di case, locali non abitativi e terreni. Ma ci sono riduzioni ed esenzioni. Il calcolo, chi paga ed entro quando.

La Tari, cioè l’imposta comunale sui rifiuti, non si basa solo sulla quantità di spazzatura che si butta nei cassonetti o che si lascia fuori dalla porta di casa per la raccolta. Il Comune prende in considerazione un elemento estremamente semplice: vivi in una casa, quindi, di sicuro, qualcosa da buttare via la produci. Anche se sei in affitto: c’è, forse, un inquilino che non produce immondizia?

Vediamo, allora, come funzionano le cose per la Tari 2018, come si calcola e chi deve pagare l’imposta. Perché qualche esenzione c’è. La decide il singolo Comune, ma c’è.

Tari 2018: chi paga e chi non paga l’imposta sui rifiuti

Chi paga la tassa sui rifiuti

Partiamo proprio da qui, da chi deve pagare la Tari 2018. Il pagamento della tassa sui rifiuti interessa «chiunque possiede, occupa o detiene a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte, in grado di produrre rifiuti urbani ed assimilati, a prescindere dal loro utilizzo», come recita il regolamento.

Che cosa intende la normativa per locali o aree scoperte?

  • per «locale», si intende qualsiasi struttura fissata al terreno e chiusa da almeno tre lati;
  • per «area scoperta» si intende la superficie circoscritta che non ha edifici o strutture edilizie e che non fa parte integrante del locale, ma il cui utilizzo è in grado di produrre dei rifiuti urbani e assimilati.

Deve pagare la tassa rifiuti anche chi gestisce i servizi comuni dei locali e delle aree scoperte di uso comune di un’immobile in multiproprietà o di un centro commerciale, compresi i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli occupanti.

Chi non paga la tassa sui rifiuti

Non deve pagare la Tari 2018 chi possiede:

  • un’area scoperta pertinenziale o accessoria all’abitazione (il balcone, il cortile, il giardino, ecc.) o a locali tassabili (tranne quella operativa, cioè in cui si produce qualcosa);
  • un’area comune condominiale non detenuta oppure non occupata in via esclusiva (le scale, l’ascensore, l’androne di casa, ecc.).

Non paga nemmeno la Tari 2018 chi utilizza un immobile per meno di 6 mesi nello stesso anno solare. Ad esempio, l’inquilino che affitta una casa da agosto a dicembre oppure che lascia la casa nel mese di maggio. In questo caso, la tassa rifiuti grava sul proprietario, l’usufruttuario o da chiunque possieda a vario titolo l’immobile.

 

Come si calcola la Tari 2018

Per capire come si calcola la Tari 2018, occorre tener presente che ci sono delle quote fisse e delle quote variabili che incidono sull’importo finale. Nello specifico:

  • la quota fissa riguarda il costo del servizio (raccolta e smaltimento);
  • la quota variabile considera il numero dei componenti del nucleo familiare (più persone ci sono, più quantità di rifiuti è presumibile), i metri quadri dell’immobile, le modalità del servizio di raccolta o di smaltimento, ecc.

Altro fattore importante è quello del tipo di utenza, cioè se si tratta di un appartamento in cui abita una famiglia o di un locale in cui si svolge un’attività commerciale, industriale o di servizi. In altre parole, se la tassa rifiuti riguarda un’utenza domestica oppure un’utenza non domestica.

Nel primo caso, le variabili sono:

  • i metri quadri dell’immobile: la Tari incide sull’80% della superficie catastale;
  • il numero di persone che abitano in quell’immobile: più ce ne sono, più si paga.

Nel caso dell’utenza non domestica, si devono considerare:

  • la superficie;
  • il tipo di attività economica.

Si paga di più per una casa più grande?

Come abbiamo appena detto, la superficie ed il numero dei componenti del nucleo familiare sono tra le variabili che incidono per calcolare la Tari, cioè l’imposta sui rifiuti. Ci sono, però, due possibilità:

  • che l’intestatario dell’utenza abiti in quell’immobile: in questo caso, le persone che lo occupano risultano all’anagrafe. Cioè, il Comune saprà quanti sono i membri della mia famiglia residenti nella mia casa;
  • che l’intestatario non abiti in quell’immobile.

In quest’ultimo caso, il Comune fa un calcolo presunto in base ai metri quadri calpestabili della casa, con queste proporzioni:

  • da 0 a 45 mq: 1 componente;
  • da 46 a 60 mq: 2 componenti;
  • da 61 a 75 mq: 3 componenti;
  • da 76 mq e oltre: 4 componenti.

Quando e come si paga la Tari 2018

Non c’è una scadenza per il pagamento della Tari 2018 valida per tutti: ogni Comune è libero di stabilire quando va versata l’imposta sui rifiuti. C’è, però, una regola che interessa la maggior parte degli enti locali e che prevede due possibilità:

  • la soluzione unica entro il 30 aprile;
  • l’acconto entro il 30 aprile e il saldo entro il 31 ottobre.

Per quanto riguarda la modalità di pagamento della Tari 2018, il Comune invia di solito un bollettino postale o bancario (il modello F24 precompilato oppure il Mav).

Chi non ha pagato la Tari per tempo, può vedere i tempi di prescrizione guardando questo video.

Tari 2018: le riduzioni

Ci sono due tipi di riduzioni del pagamento della Tari 2018.

Le riduzioni obbligatorie

Riguardano i casi in cui:

  • non sia stato svolto regolarmente il servizio di gestione dei rifiuti. In questo caso, la riduzione della tassa è del 20%;
  • il servizio sia stato svolto in grave violazione della disciplina in merito;
  • il servizio sia stato interrotto per motivi sindacali o per impedimenti organizzativi non previsti in grado di creare un danno o rischio di danno alle persone o all’ambiente.

Le riduzioni facoltative

In questo caso, sono i singoli Comuni a decidere quanto la Tari 2018 viene applicata con una riduzione, a patto che sia il cittadino a sollecitarla. La riduzione scatta dall’anno successivo a quello in cui è stata fatta la richiesta. Si tratta, normalmente, di:

  • abitazioni con un unico occupante (la casa di un single);
  • abitazioni per uso esclusivo stagionale od altro uso limitato e discontinuo (un affitto per l’estate, ad esempio);
  • locali non abitabili ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da chi abita all’estero per più di 6 mesi all’anno;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Chi ha un’utenza domestica ed un reddito basso può chiedere la riduzione o l’esenzione presentando il modello Isee 2018. La decisione spetta ad ogni singolo Comune.

note

Autore immagine: 123rf.com


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7 Commenti

  1. È un furto legalizzato nei confronti dei non residenti. La tassa ha più che altro la connotazione di una patrimoniale. I residenti pagano in base al numero del nucleo familiare i non residenti in base alla presunzione in base della metratura anche se nessuno del nucleo familiare la occupa se per ipotesi è una proprietà ereditata che si trova a km di distanza dalla residenza. Ma chi l’ha immaginata ….. il 4 Marzo ne riparliamo.

    1. Condivido la tua opinione. Per quanto riguarda le abitazioni non ha alcun senso tassare in base alla superficie! Per me la tassa sui rifiuti va pagata in base al numero dei residenti! Se ho la casa al mare e la uso solo 15 gg l’hanno perché devo pagare per un anno intero?
      Speriamo che a marzo cambierà davvero qualcosa!!

  2. Buongiorno ho appena comperato un monolocale di 40 mq e abito da sola,a Cantù prov Como quanto dovrò pagare di spazzatura ????? Tengo a precisare che è una corte vecchia…… niente di lusso, grazie mille e buona giornata.

  3. Ho appena comprato un monolocale di40mq, abito da sola volevo Sapere quanto dovrò pagare di spazzatura,a Cantù Como, Grazie mille e buona giornata

  4. un furto certo anche se non produci immondizia la devi pagare. noi abbiamo un piccolo salone di auto usate rifiuti sono il bidone della carta 1 volta alla settimana, pero’ si paga molto di piu’ di una abitazione e non produciamo immondizia io dico che e’ furto legalizzato da parte dello stato e dei comuni. credo che le tasse in Italia blocchino qualsiasi sviluppo e futuro. e non parlo solo delle tasse statali ma di quelle regionali e comunali. si arriva a pagare il 76% e’ meglio fare i profughi———

  5. Se viene effettuato un cambio di resistenza penseranno i comuni a cessare il pagamento da una parte e farlo ripartire
    nel nuovo comune?

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