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Lo sai che? Come contestare parcella avvocato

Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

Se la parcella dell’avvocato è troppo alta, è possibile rivolgersi all’Ordine degli avvocati per contestarla; a meno che non ci sia un preventivo scritto…

Un procedimento (penale o civile che sia) è simile ad un lungo percorso di cui non è sempre facile intravedere la fine. È come affrontare un mare in tempesta sotto la guida del proprio avvocato. Al momento del conferimento dell’incarico, il difensore dovrebbe sottoporre un preventivo al proprio cliente, illustrando i costi e le spese principali. Come detto, però, un processo non ha una durata stabilita, né un esito certo: pertanto, l’avvocato potrebbe chiedere un prezzo maggiore rispetto a quello pattuito, compenso giustificato dall’effettivo surplus di lavoro. Vi sono dei casi, però, in cui questa maggiorazione non è realmente giustificata: in questo caso, il cliente non è tenuto a pagare quanto richiesto. Vediamo come contestare la parcella dell’avvocato.

Come contestare la parcella dell’avvocato quando non c’è preventivo

Il primo caso da affrontare è quello della parcella dell’avvocato eccessivamente onerosa quando non ci sia un accordo tra professionista e cliente. In questa circostanza, pur non essendoci un preventivo, non significa che l’avvocato possa chiedere quanto gli pare e piace. Ed infatti, la legge italiana prevede dei parametri per il calcolo dei compensi professionali. Nello specifico, esiste un decreto ministeriale [1] che disciplina «i parametri dei compensi all’avvocato quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale degli stessi, comprese le ipotesi di liquidazione nonché di prestazione nell’interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla legge, ferma restando, anche in caso di determinazione contrattuale del compenso, la disciplina del rimborso spese».

Se, in assenza di accordi, l’avvocato chiede un importo assolutamente sproporzionato alla natura dell’incarico, il cliente potrà rivolgersi all’Ordine degli avvocati territoriale a cui appartiene il proprio difensore per contestare la parcella. La contestazione dovrà farsi in forma scritta, da depositare a mani oppure a mezzo raccomandata a/r, e dovrà essere il più possibile specifica. In particolare, bisognerà evidenziare le differenze tra gli importi dei parametri forensi e quelli richiesti dal difensore. Sarà poi il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ad esprimersi sulla congruità della parcella.  Se l’Ordine non accetta la richiesta oppure risponde negativamente, è possibile fare ricorso direttamente al Consiglio nazionale forense, con sede in Roma.

Come contestare la parcella dell’avvocato quando c’è preventivo

Nel caso in cui il professionista abbia fatto firmare al proprio cliente un preventivo, l’avvocato non potrà discostarsi da quanto pattuito. Il cliente, infatti, sarà vincolato per il solo importo richiesto. Secondo il Consiglio Nazionale Forense (CNF), però, costituisce ugualmente illecito deontologico la condotta dell’avvocato che chieda un onorario eccessivo rispetto all’attività effettivamente svolta, pur se concordata con il cliente. I patti relativi alla predeterminazione dei compensi dell’avvocati, pur se di per sé validi, non possono comunque prevedere compensi sproporzionati all’attività concordata o, in ogni caso, all’attività concretamente svolta [2].

Come contestare la parcella dell’avvocato: soluzione bonaria

È sempre consigliabile, prima di ricorrere ai Consigli territoriali, tentare la risoluzione pacifica della controversia direttamente con il difensore di fiducia. Questi, infatti, avrà interesse ad evitare un richiamo da parte dell’Ordine di appartenenza, anche a tutela del suo buon nome, e, pertanto, è possibile che accetti una soluzione di compromesso.

Si ricordi che la revoca del mandato non esonera il cliente dal pagamento dell’attività professionale svolta fino a quel momento: pertanto, la revoca non rappresenta una soluzione al problema.

L’obbligo del preventivo scritto

A partire dal 29 agosto 2017 [3], è fatto obbligo a tutti i professionisti (e, quindi, anche agli avvocati) di sottoporre ai propri clienti un preventivo in forma scritta o digitale con il quale gli stessi vengono informati circa la complessità dell’incarico e i costi cui andranno incontro. Pertanto, d’ora in avanti le contestazioni delle parcelle dovrebbero diminuire, visto che il cliente verrà informato anticipatamente circa le spese che dovrà sostenere per l’incarico conferito all’avvocato.

note

[1] D.M. n. 55/2014.

[2] Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 181/2014 del 12.12.2014.

[3] Legge 4 agosto 2017, n. 124.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Ho chiesto al mio avvocato di fiducia di presentare un ricorso in appello fuori dalla mia residenza materia lavoro lo stesso si è appoggiato ad un altro collega che lavora in questa materia mi sono stati chiesti 2000 euro più 250 euro per un altro collega che risiede in sede di competenza . L appello è stato vinto e mi sono stati rimborsati tt gli stipendi arretrati più il reintegro sul posto di lavoro il giudice mi ha anche liquidato le spese sostenute per il primo grado 4000 euro per L appello 3400 euro soldi che L avvocato ha voluto incassare lui stesso quindi mi ha fatto firmare liberatoria ora mi chiede altri 17000 euro mi sembra una cifra assurda cosa mi consigliate

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